Il giustizialismo Antitrust di Almunia nuocerà all’Europa

4 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

BRUXELLES (WSI) – Da quando è salito al comando della commissione europea per la concorrenza nel 2010, Joaquín Almunia ha usato tutti i poteri in suo possesso, andando anche ben oltre il suo incarico, per ostacolare la formazione di cartelli anti concorrenziali in Europa.

Le operazioni di fusione e acquisizione, le guerre per le licenze internazionali e i piani fiscali avventurosi delle multinazionali sono tutti finiti nel mirino di Almunia, che però si avvicina al termine del suo mandato.

Molti analisti si chiedono se l’attivismo continuerà anche nell’era post Almunia. Il timore è che il trend comporti dei rischi, in particolare ora che la commissione è sottoposta a pressioni sempre più insistenti perché l’arsenale della commissione Antitrust raggiunga obiettivi che non sono direttamente legati al miglioramento della concorrenza in Europa.

“Le politiche in materia concorrenziale non sono la soluzione di tutte le malattie del mondo”, ha dichiarato al Wall Street Journal Pat Treacy, un avvocato di Bristows LLP specializzato nel settore. “La commissione si è spinta molto oltre il suo mandato”.

Un esempio su tutti: il mese scorso la commissione ha aperto un’indagine formale sulle pratiche fiscali di Apple e Starbucks. Le preoccupazioni delle autorità sul fatto che le multinazionali non contribuiscano abbastanza alle entrate nelle casse pubbliche degli Stati europei stanno portando a inchieste senza precedenti. L’ultima in ordine di tempo a finire nel mirino dei funzionari antitrust è stata Amazon.

Le politiche concorrenziali per un mercato sano vengono spesso citate dalla commissione, che critica gli accordi fiscali generosi garantiti da alcuni governi Ue alle ‘corporation’ più potenti del mondo.

Bruxelles ha il ruolo di controllare quanti aiuti i singoli governi del blocco a 28 concedono alle società, per assicurare che queste non distorcano i mercati offrendo vantaggi inadeguati e iniqui alle società attive sul territorio nazionale.

Le indagini fiscali in corso, tuttavia, rischiano di ottenere l’effetto contrario. Essi possono infatti anche essere visti come un’iniziativa in grado di deragliare l’obiettivo principale della lotta all’evasione fiscale, ovvero come eliminare le scappatoie fiscali quando le politiche in materia restano l’esclusiva dei governi nazionali e non delle autorità europee.

“Se questa tendenza alla politicizzazione continuerà e se i giudici europei non saranno in grado di contrastare il fenomeno, esso potrebbe varcare la linea di confine tra il bene del consumatore e gli obiettivi politici manipolati, minacciando il rispetto dei regolamenti“, ha detto al quotidiano finanziario Maurits Dolmans, un legale ntitrust di Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP.

In sintesi, l’Europa dovrebbe piuttosto risolvere i suoi problemi nel contesto del sistema di licenze e non con azioni individuali mirate a colpire le società’. Il problema, ancora una volta, nasce dal sistema distorto con cui è strutturata l’Europa unita.

Le azioni legali, ha spiegato Treacy, rischiano di rivelarsi un boomerang. “La riforma ottenuta tramite le inchieste legali porta a un’enorme incertezza per le aziende”. Che rischiano di andarsene definitivamente dal continente, che impantanato com’è in una grave crisi economica non può permetterselo.