Il futuro dei pagamenti passa per l’identità digitale

9 Ottobre 2020, di Massimiliano Volpe

I pagamenti digitali stanno catalizzando un forte interesse da parte del mondo fintech e dell’innovazione tecnologica. Banche, emittenti di carte di credito e startup sono al lavoro per cogliere i rapidi cambiamenti del mercato e seguire l’evoluzione dei consumatori.
Vengono lanciate continuamente nuove soluzioni mentre le autorità di regolamentazione sono impegnate a studiare nuove linee guida per ridurre le minacce di truffe sui pagamenti digitali. Tutti questi sforzi sono finalizzati a rendere più facili e sicuri i pagamenti digitali senza le interruzioni legate all’inserimento di numerose password e alla verifica dell’identità del consumatore come accade ancora adesso.
Come noto i furti di dati personali e le frodi di identità sono in continuo aumento ed è proprio sul fronte della sicurezza che il settore dei pagamenti digitali si gioca il suo futuro e la sua credibilità.

Il ruolo dell’identità digitale

Alla recente conferenza Money2020 Europe ad Amsterdam è stata riconosciuta la necessità di introdurre una forma completa di identità digitale che oltre a ridurre le frodi dovrebbe consentire agli operatori internazionali di superare i problemi di connessione con i sistemi nazionali, rendendo così possibile il sogno dei pagamenti “ovunque, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, su qualsiasi dispositivo”.
Non si tratta di una novità assoluta visto che numerosi Paesi europei e un numero crescente di nazioni asiatiche e latinoamericane hanno già adottato un “ID bancario” nazionale, che consente un’identificazione istantanea delle persone che utilizzano questa modalità di pagamento.
Inoltre, i produttori di dispositivi (ad esempio Samsung e Apple) hanno già assunto il ruolo di fornitori di autenticazioni e autorizzazioni nel campo della biometrica.

Secondo Deloitte l’identità digitale è il pezzo mancante del puzzle che consentirà di mettere a punto la prossima generazione di pagamenti. A sostegno di questa previsione Deloitte propone quattro ragioni.

La prima risiede nel fatto che unendo i pagamenti con l’ID si limita la possibilità per i truffatori di rubare l’identità delle persone online. I fornitori di servizi di pagamento non solo possono combattere le frodi che gli fanno perdere denaro, ma possono continuare anche a offrire l’intera gamma di soluzioni di pagamento.

Il secondo motivo è dato dal fatto che l’identità digitale è la naturale evoluzione degli e-wallet. Gli e-wallet sono l’area in più rapida crescita nei pagamenti, in quanto sono la replica digitale di un portafoglio reale, contengono già diversi strumenti di pagamento e strumenti di fidelizzazione. Inoltre, come in un portafoglio reale, conservano i documenti di identità del proprietario.
Un’evoluzione naturale per il portafoglio elettronico è quella di supportare un’identità emessa da una banca che possa essere utilizzata non solo a livello nazionale (come per la maggior parte delle soluzioni disponibili ora), ma con una portata più ampia. In futuro, il portafoglio elettronico in futuro fornirà un mezzo semplice per effettuare pagamenti e per verificare l’identità di chi lo possiede, anche presso soggetti diversi dalla banca che ha emesso l’identità digitale.

La terza ragione è legata alla possibilità per le banche tradizionali di ricavarsi un nuovo ruolo in un mondo sempre più digitale in cui la concorrenza è fatta da banche digitali e startup che offrono servizi veloci e convenienti.
In passato il caveau della banca conteneva denaro, valori e oro. In futuro conterrà informazioni, come il KYC (analisi bancaria sul profilo del cliente), i dati personali, i dati di pagamento, oltre al saldo effettivo.
Inoltre, i consumatori vedono le banche come le istituzioni più affidabili per detenere il proprio ID digitale. Pertanto le banche potrebbero riposizionarsi nella catena del valore ed essere non solo emittenti di strumenti di pagamento ma emittenti di identità digitale.

Infine per Deloitte l’identità digitale è in linea con la visione delle autorità di regolamentazione introdotta con la direttiva sui servizi di pagamento (Psd2) che si basa sul fatto che le banche sono custodi del conto bancario di un cliente e degli strumenti di pagamento, ma il proprietario rimane il cliente.
Questo è il motivo per cui la direttiva europea Psd2 ha introdotto il concetto di open banking: abbattere le barriere per i conti di pagamento in modo che l’utente possa trasferirli dove vuole. Lo stesso concetto potrebbe essere applicato all’autenticazione o autorizzazione del cliente tramite un ID emesso dalla banca, o per trasferire i valori KYC per un onboarding facile e intelligente.