IL DEBUTTO DI 3 ITALIA IN BORSA DIVENTA UN CASO

1 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Adusbef e Federconsumatori puntano il dito contro la quotazione in Borsa di 3 Italia, la società di telecomunicazioni cellulari di terza generazione che fa capo al gruppo cinese Hutchison Whampoa. In un esposto a Consob e Procura di Milano, le due associazioni di consumatori esprimono la loro «perplessità» per il fatto che l’azienda «sarebbe letteralmente costretta a quotarsi, dopo che un pool di 14 banche internazionali avrebbe ristrutturato il debito erogando una linea finanziaria di 3 miliardi di euro ottenendo in cambio oltre che il pegno sull’intera società anche l’impegno ad andare in Borsa».

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Adusbef e Federconsumatori sollecitano Consob e Procura a intervenire perché «nella documentazione del collocamento di 3 Italia sia reso esplicito che gli azionisti formali sono solo nominali, visto che chi comanda sono le banche creditrici». Il cui «primo interesse» è quello di «salvaguardare il recupero del credito piuttosto che lo sviluppo della società».

In casa 3 Italia, dove in questi giorni si lavora a ritmo frenetico per una quotazione che potrebbe già avvenire all’inizio della prossima settimana, l’offensiva dei consumatori non sembra comunque aver suscitano grandi preoccupazioni. Nessuno si attende conseguenze. Tantopiù che una situazione di forte indebitamento con il sistema bancario è comune a tutti i gruppi di telecomunicazioni quotati sia sul mercato nazionale sia in tutta Europa, a partire da Telecom Italia.

Di certo non è la prima volta che le due associazioni alzano il tiro contro 3 Italia. Ultima in ordine di tempo, la polemica sul sim lock , il sistema adottato da 3 Italia per vincolare i clienti.
Ma nelle stesse condizioni della società di Hutchison Whampoa si trova anche l’altra, attesissima debuttante in Piazza Affari: Wind. La società ex Enel, ora controllata dall’imprenditore egiziano Naguib Sawiris (leader del gruppo di telecomunicazioni Orascom) è indebitata per 8,5 miliardi di euro. Non solo le sue azioni sono in pegno alle banche, ma lo è anche il 50,1% della stessa Orascom.

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