Il ‘debito detestabile’ si puo’ applicare al caso Grecia?

20 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La storia e’ piena di nazioni che si sono viste ripudiare il proprio debito. E’ avvenuto, ad esempio, in Iraq, quando Baghdad e Washington condonarono il debito che pesava sulle teste dei cittadini iracheni, perche’ il governo venne giudicato “illegale” e tirannico.

La diplomazia americana, dimostrando che si trattava di “debito detestabile”, e’ riuscita a cancellare il debito a carico della popolazione irachena. Per la prima volta nel 21esimo secolo una forza mondiale ha legittimato la nozione di debito detestabile.

La stessa cosa era gia’ successa in altre occasioni in passato. A Cuba, quando nel 1898 gli Stati Uniti entrarono in possesso dell’isola caraibica, ma si rifiutarono di accollarsi il debito monetario. E anche in Messico, quando nel 1883 il leader rivoluzionario Benito Juarez ha ripudiato il debito assunto per conto della nazione dall’imperatore Massimiliano I.

Il concetto di “debito odioso” ha visto la luce nel 1927, quando il giurista russo giurista Alexandr Sack pubblico’ un saggio, intitolato “Gli effetti della trasformazione dello stato sul debito pubblico e su altre obbligazioni finanziarie”, nel quale affermava:

“Se un governo dispotico incorre in un debito non per bisogni o per interessi dello Stato, ma per rafforzare il regime dispotico, per reprimere la lotta della popolazione contraria al regime stesso, tale debito e’ odioso per la popolazione dell’intero Stato”.

Poi con il Trattato di Versailles del 1919 il concetto venne applicato per la prima volta a livello multinazionale: Francia e Polonia furono parzialmente esentate dall’assumersi il debito contratto dai tedeschi nei territori conquistati di Alsazia e Lorena, e dalla Polonia stessa, “poiche’ i prestiti erano stati finalizzati al mantenimento del controllo su quei territori, e non al bene delle popolazioni locali”.

Un debito di questo tipo non e’ piu’ da considerare un’obbligazione per la nazione: e’ invece “un debito del regime che lo ha contratto, e’ un debito personale del potere che lo ha assunto; di conseguenza esso si estingue con la caduta di questo potere”. E ormai questa teoria non viene elaborata piu’ solo da economisti apocalittici, ma la stanno proponendo con sempre maggiore frequenza anche gli economisti ortodossi, come ricorda El Pais

La domanda da farsi ora e’ “si potrebbe applicare questo concetto al caso greco?”. Probabilmente no. Ma riflettendoci a fondo, il debito odioso non e’ cosi’ fuori dal comune come puo’ sembrare. Tanto che persino economisti legati al Fondo Monetario Internazionale si sono posti il problema.

In un saggio dal titolo “Questa volta e’ diverso. Otto secoli di necessita’ finanziaria” (edito da Il Saggiatore in Italia), gli economisti Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff ricordano che nel Medioevo era possibile mandare in cella un bambino i cui genitori erano morti senza aver saldato prima i propri debiti. Tuttavia oggigiorno, secondo le norme vigenti nei vari paesi industrializzati, una simile trasparenza del debito risulterebbe assolutamente inammissibile.

“Se ora consideriamo il reale meccanismo su cui sono basati oggi i prestiti internazionali (World Bank e IMF soprattutto) – lancia un monito il regista Massimo Mazzucco sul suo blog – ci rendiamo conto del potenziale devastante rappresentato dalla dottrina del debito odioso”, nel caso in cui venisse applicata con lo stesso rigore con cui e’ stata applicata in passato.

Ma e’ davvero cosi’? E’ davvero inamissibile? Di fatto le nazioni ottengono prestiti in una maniera tale che i figli di una generazione intera potrebbero vedersi costretti a saldare il debito accumulato dai padri.

Ci sarebbe consenso se i governanti di un paese coinvolto in un genocidio ottenessero un prestito per finanziare il loro potere militare e i finanziatori dovrebbero di conseguenza riconoscere quel debito come odioso e il rischio di mancato pagamento in caso di cambio di regime? La risposta e’ probabilmente si.

E’ possibile dunque cambiare i modelli standard sulla reputazione, in modo che sia ammessa la convenzione di non pagare debiti odiosi se questo puo’ portare un miglioramento del benessere? Da notare che chi suggerisce queste problematiche, Reinhart e Rogoff, sono due economisti legati al FMI e che fanno lezione nelle principali universita’ private statunitensi.

I greci pretendono che sia fatta un’analisi molto chiara su come il debito e’ schizzato al rialzo. Su come ad esempio sono stati utilizzati i soldi alle Olimpiadi e sui motivi per i quali il budget e’ esploso.

Kostas Lapavitsas, professore di economia interpellato durante il documentario “Debitocrazia”, si chiede se siano state seguite tutte le norme previste per l’emissione di bond. Il nodo e’ il ruolo che hanno avuto le banche sia nel mercato primario (aste del Tesoro) che secondario (mercati). Andrebbe studiato nel dettaglio quali sono i termini accordati.

Come avvenuto in Islanda, i cittadini greci dovrebbero tentare di far valere i propri diritti davanti alle autorita’ europee e al governo che li rappresenta. Per non sottomettersi alla volonta’ dei creditori. Le famiglie islandesi – in un paese che si e’ economicamente rimesso in piedi dopo quattro anni dallo scoppio di una crisi finanziaria senza precedenti – sono state aiutate da un accordo stretto tra governo e banche, in parte controllate dallo stato, che ha permesso loro di vedersi condonato il debito che superava il 110% del valore delle loro case.

Addirittura, in una sentenza della Corte Suprema nel giugno del 2010, venne stabilito che i fondi indicizzati alle valute straniere sono da considerare illecitii e che dunque i contribuenti islandesi non avrebbero avuto l’obbligo di coprire le perdite della corona nazionale.

Il documentario Debitocrazia dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou, che grazie al passaparola su Internet sta avendo un certo successo in Grecia, nonostante i costi bassi di produzione: