IL COSTO DEL DENARO TIENE IN ANSIA LE BORSE

28 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La scorsa settimana le Borse hanno rischiato di crollare rovinosamente su se stesse. Gli operatori sono stati per parecchi giorni con gli occhi incollati sull´indice Standard & Poor´s di Wall Street, e con il fiato sospeso. Gli esperti di analisi grafica avevano infatti sentenziato che se quell´indice avesse “rotto” la soglia di 1.245, sarebbe stato il disastro, forse non più tanto governabile. Insomma, le Borse hanno rischiato di avvitarsi su se stesse e di provocare molti più guai di quelli (limitati) che alla fine hanno provocato.

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La soglia di 1.245, alla fine, non è stata toccata. L´indice S&P è sceso fino a quota 1.255, e poi è rimbalzato, come guidato da una mano caritatevole, decisa a rinviare ancora di un po´ il giorno del giudizio. Scampato il pericolo sui mercati ci si domanda che cosa fare e che cosa attendersi.

La risposta che viene dagli esperti (se qualcuno può vantarsi di questo titolo per quanto riguarda i listini, sempre capricciosi e imprevedibili) è che si andrà avanti così per un po´ (magari ci sarà un altro scivolone) in attesa di arrivare a settembre, quando tutto sarà un po´ più chiaro.

Ma, in realtà, che cosa si aspettano i mercati? Si aspettano quelle che, per l´uomo della strada, per noi, sarebbero soltanto cattive notizie. Si tratta di una situazione paradossale, ma vera. Gli operatori sperano (e lo sperano vivamente) che le grandi centrali statistiche nei prossimi mesi diffondano soprattutto cattive notizie. Se così sarà, allora i listini saranno quasi salvi e potranno respirare.

Come mai si è creata questa bizzarra situazione?
Per capirci qualcosa possiamo riferirci alla situazione americana. L´economia di quel paese, nonostante tutto, continua a correre.
Ma, se va avanti così e se nei prossimi mesi, non arriva qualche segnale di debolezza, saranno guai seri per i mercati.

Il perché non è difficile da capire. La Federal Reserve, che è la banca centrale americana e che in questi mesi ha rialzato sistematicamente il costo del denaro, ha fatto sapere più volte di essere pronta a fermarsi con i rialzi. A patto che l´economia americana dia segni di ravvedersi e quindi di calmarsi. Se invece continuerà a correre come una disperata, allora gli gnomi della Federal Reserve non avranno altra strada che rialzare ancora i tassi in modo da raffreddare l´economia americana.

E poiché i mercati oggi temono più di ogni altra cosa il rialzo del costo del denaro, tutto è chiaro. Sperano che arrivi una cattiva notizia (il rallentamento dell´economia), per poter evitare il rialzo del costo del denaro. Se invece l´America continuerà a correre, la Fed dovrà per forza usare la clava dei tassi di interesse e a quel punto i mercati (che già si trovano in un equilibrio instabile) non potranno che crollare, e anche vistosamente.

Una situazione non molto diversa è quella che si respira in Europa. Qui i tassi sono più bassi che in America (il denaro costa meno), ma anche la ripresa economica è più moderata. Ebbene, i governi e i cittadini si augurano che qualche miracolo faccia decollare di colpo l´economia del Vecchio Continente. In questo modo si uscirebbe da una lunga fase di stagnazione. Così lunga da sembrare quasi una condanna a vita.
I mercati, invece, sono di diverso avviso.

Se l´economia continentale prende un po´ di velocità, va bene. A patto di farlo con calma e molto discretamente. Soprattutto facendo in modo da non risvegliare l´inflazione. Se infatti l´indice dei prezzi dovesse risvegliarsi (insieme all´economia), allora la Banca centrale europea dovrebbe porre mano anch´essa alla clava dei tassi di interesse e tirare qualche buona legnata sul mercato. A quel punto le Borse europee sarebbero condannate a scendere, e anche vistosamente.

In termini più semplici, possiamo dire che i mercati (intesi come quelli di Borsa) si attendono una buona frenata dell´economia americana (che probabilmente ci sarà) e qualche segno di vita (ma non troppo vistoso) da parte dell´Europa.
Per quanto riguarda il Vecchio Continente, poi, non si può non citare la profezia che alcuni super-gufi hanno cominciato a far girare nelle sale operative e in rete. In Europa – dicono – le cose non vanno benissimo. La ripresa forse ha già toccato i suoi giorni migliori e adesso sta frenando.

I tassi di interesse saliranno comunque perché sono bassi e perché l´inflazione esiste e mostra i denti. Le Borse vivono (come abbiamo appena visto in una sorta di equilibrio instabile e paradossale) e quindi non è nemmeno escluso che, dalla sera alla mattina, crollino giù anche del 20 o addirittura del 30 per cento.

Se questo dovesse succedere – dicono i gufi – per l´Europa sarebbe il colpo di grazia e si andrebbe dritti verso una fase di recessione. Magari non gravissima, ma comunque di recessione. Il lento risveglio di questi ultimi mesi, insomma, salterebbe per aria e all´Europa non resterebbe che fare i conti con il proprio disordine e la propria incapacità di governare la sua stessa economia.
Per carità, si tratta solo, per ora, dell´opinione di alcuni gufi isolati. Ma questi ragionamenti ci fanno capire che viviamo una stagione serena solo in superficie. Sotto i vulcani dell´economia e delle Borse stanno brontolando.

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