IL COMPLESSO DEI PEGGIORI

28 Aprile 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Roma può diventare la Caporetto del Pidì. Se Francesco Rutelli perde e Gianni Alemanno vince, la faccenda si farà spessa per tutto lo stato maggiore del Partito Democratico, e in primis per Walter Veltroni. Una sconfitta anche nella capitale provocherà un disagio sempre più profondo nella base elettorale del Pidì. E spingerà il vertice del partito a una brutale resa dei conti interna.

Se accadrà, bisogna augurarsi che l’eventuale seconda batosta costringa tutto il Pidì a riflettere su come è fatta l’Italia di oggi. Dopo la prima legnata del 13 aprile questa riflessione ha stentato ad avviarsi. Me ne sono reso conto da un piccolo fatto. La sera di martedì 15 aprile, a scrutinio dei voti già completo, mi sono trovato a ‘Porta a Porta’, seduto accanto a due eccellenze democratiche, Rosy Bindi e Livia Turco. Avevano di fronte due dei vincitori, Franco Frattini e Ignazio La Russa. Si parlava di sicurezza, uno dei terreni della sconfitta per il Pidì. Eppure Bindi e Turco si ostinavano a cadere nell’errore di sempre. Accusando il centro-destra di speculare sulla paura della gente, quasi che l’insicurezza di molti elettori fosse un’invenzione della propaganda avversaria. Ho cercato di spiegare alle due signore che stavano perdendo le elezioni per la seconda volta. Ma ho avuto l’impressione che fossero parole al vento.

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A quel punto mi è tornato alla mente un bel libro di Luca Ricolfi, uscito qualche anno fa e dedicato alla sinistra italiana. Ricolfi spiegava l’antipatia che suscitano le tante sinistre con il ‘complesso dei migliori’ che le affligge. Ossia con la loro convinzione di essere il meglio fico del bigoncio. E di aver sempre ragione, anche a costo di cantonate fenomenali. A ‘Porta a Porta’, invece, ho visto in azione il complesso dei peggiori. Ovvero la maledetta abitudine di non far tesoro di nessuna lezione e di cadere di continuo negli stessi errori.

Nella battaglia per il Campidoglio il complesso dei peggiori si è manifestato di nuovo. In tutti i dibattiti, il centro-sinistra ha dato mostra di non aver compreso una verità: il problema della sicurezza è soltanto uno degli aspetti di una questione assai più vasta. È quella del ripristino di un’autorità democratica, fondata sul rispetto della legge e sulla punizione certa di chi la infrange.

Se questa autorità non viene affermata con forza, nessun provvedimento per la sicurezza avrà effetto. L’Italia resterà un paese dove chiunque, italiano o straniero che sia, può farla franca. Continuando a delinquere con la certezza quasi assoluta di non essere punito. Vengono arrestati clandestini già espulsi quattro o cinque volte, ma che sono rimasti qui a far danni. Quei pochi che finiscono in manette spesso sono rimessi in libertà, senza che nessuno ci spieghi il perché.

Nella mia città d’origine, Casale Monferrato, la polizia ha catturato una banda di quattro zingare slave, fornite di arnesi per scassinare. Ebbene, l’esame delle impronte digitali ha rivelato che erano già state fermate in diverse parti dell’Italia del nord. Una per ben ottantotto volte, un’altra per settantasette, una terza per quarantotto, mentre la quarta, una principiante, era incappata nella polizia già in sette casi.

Abbiamo bisogno di diventare un paese severo con tutti, e per primi con noi stessi. Ecco una verità che la politica deve imporre. E che i magistrati debbono affermare con un rigore che oggi si vede poco. In caso contrario, il complesso dei peggiori ci contagerà sino al midollo. Già oggi siamo su questa china pericolosa. L’Italia sta diventando la terra promessa di molti criminali stranieri, sia comunitari che extra. Arrivano da noi perché siamo una società di pastafrolla, dove tutto è lecito e il dazio non si paga.
E visto che i romeni sono di moda, ormai anche le pietre sanno come mai sono diventati i protagonisti della cronaca nera. In Romania, il governo ha stretto i freni con una durezza prima sconosciuta. E così i delinquenti di quel paese si stanno trasferendo in Italia, sicuri di potersi muovere con tranquillità, visto che le manette vengono sempre promesse, ma scattano poche volte e per poco tempo.

Adesso abbiamo eletto un governo di centro-destra che garantisce rigore, severità, leggi dure, forze dell’ordine più numerose e sempre in campo. Se il cavalier Berlusconi farà per davvero quello che va promettendo, come si muoverà l’opposizione di centro-sinistra? Insisterà nel dire che i berluscones speculano sulla paura della gente? Voglio proprio vederli all’opera, Veltroni & C. Nella speranza che non siano tanto sciocchi da scavarsi la fossa da soli, come ha già fatto la sinistra regressista. Una compagnia di suicidi, quella guidata dal Parolaio Rosso, che i riformisti dovrebbero smettere di rimpiangere.

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