I DUELLANTI

3 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Romano Prodi non è più a Palazzo Chigi. C’è un nuovo governo di Silvio Berlusconi, un nuovo Giulio Tremonti all’Economia, c’è una nuova Confindustria, una classe dirigente politica che si sente più stabile, e pezzi di classi dirigenti economiche più fragili. La Roma del centrosinistra è caduta, il Friuli di Riccardo Illy è caduto, Brescia di Paolo Corsini è caduta. A Roma c’è lo spoils system. A Milano le vecchie élite si sono asserragliate nel loro mondo un po’ novecentesco, e ne emergono di nuove. Le élite della Fiera, di Bruno Ermolli, della Sanità, quelle legate a Cl, quelle che – anche a causa della debolezza di Smirne – si prendono l’Expo e hanno davanti almeno sette anni di lunga vita.

Sullo sfondo di questa trasformazione, c’è una trama che lega potere politico e potere economico. Nasceranno nuove alleanze e nuovi business, grandi opere e protagonisti in cerca di luce. Dipenderà dalle capacità della politica e da come reagiranno alle novità le vere istituzioni del vigente potere economico: le banche.

All’inizio del 2008 ci ritroviamo con un sistema bancario ancora in ritardo nei rapporti con la clientela, ma che ha retto l’urto della crisi internazionale, con la terza (Unicredit) e la quinta banca europea per capitalizzazione (Intesa Sanpaolo), con un’altra media banca in crescita (Monte dei Paschi, che ha appena comprato Antonveneta). A reggere questo sistema, a impedire che venisse travolto in questi anni di trasformazioni internazionali sono state indispensabili la brillantezza tecnica di Alessandro Profumo, che ha creato un gruppo forte proiettato in Europa, le capacità di risanatore e organizzatore di Corrado Passera, e la discontinuità con un passato di dirigismo ormai mal tollerato, introdotta dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi al suo terzo anno.

Ma nel prosieguo del romanzo del consolidamento – che è stato anche romanzo di potere, caratteri, profili personali, impostazioni culturali – i protagonisti resteranno per ora due uomini della generazione precedente. Uno è Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. L’altro è Cesare Geronzi, presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca. Con molte differenze, saranno ancora loro a immaginare le strategie e a rappresentare simbolicamente lo stile e le formule di aggregazione in cui il sistema economico e finanziario si confronterà con la politica.

Probabilmente il primo sarà l’uomo intorno al quale si ritroveranno elementi di élite spiazzate, gli ottimati, i buoni e i valoriali, raccolti attorno a progetti di rivincita. Il secondo seguirà – è presumibile – un istinto meno visionario ma più attuale, più duttile, più nello spirito dei tempi moderni, più rivolto al futuro.

Sono due uomini che accendono curiosità e interesse. Bazoli ha settantasei anni, Geronzi settantatre. Entrambi cattolici (anche se in finanza questo genere di appartenenza non ha più il senso di una volta, la contrapposizione tra finanza bianca e laica non c’è quasi più); entrambi uomini di potere, interessati a decifrare gli equilibri politici, qualche volta essendone parte, uno giurista e professore di diritto pubblico, l’altro di formazione bankitalista.

Bazoli ha un carattere fotografico, poco mosso, uomo di establishment nato nell’establishment. Geronzi è un uomo più difficile da interpretare. Considerato a lungo un simbolo della romanità, la sua storia è un percorso, un’evoluzione – dalla città andreottiana e politicista di un tempo, fino all’approdo al vertice della Mediobanca milanese creata da Enrico Cuccia. Questo ne fa un interprete singolare della mutazione del sistema finanziario, nei lunghi anni della transizione delle classi dirigenti italiane dal 1993 a oggi.

A proposito di due banche

Negli ultimi venticinque anni hanno aggregato banche, portando le loro creature una a formare Intesa Sanpaolo, l’altra l’asse Unicredit-Mediobanca.
Intesa Sanpaolo nasce all’inizio degli anni Ottanta dalla crisi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, vicino al Vaticano. Nel giugno 1982 Calvi viene trovato impiccato sotto un ponte londinese. Il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta designa alla guida della banca il bresciano Bazoli.

Alla direzione generale arriva Pierdomenico Gallo, che ha raccontato la storia della banca in un libro, “Intesa Sanpaolo: c’era una volta un fantasma inesistente” (Baldini Castoldi Dalai, 2007, pagg. 212, euro 20,00). Il Nuovo Banco si fonde con la banca cattolica del Veneto, e nasce Ambroveneto. Bazoli esce dal Corriere della Sera (salvo rientrarvi a titolo personale con la holding bresciana Mittel da lui governata) dove subentra in posizione di dominus la galassia Fiat, vende le partecipazioni e si quota. Negli anni Novanta mostra la sua stoffa, vedendosela per due volte consecutive con Enrico Cuccia. La prima nel 1997, quando compra la Cassa di risparmio delle province lombarde, la Cariplo, soffiandola alla concorrenza della Comit.

Dall’aggregazione nasce Banca Intesa. L’anno dopo fa entrare nel suo azionariato il Crédit Agricole, impedendo un pesante ingresso di Generali nel capitale di Intesa. E nel 1999 compie il suo capolavoro: compra la Comit che ha appena respinto un’opa di Unicredit, guidata da Alessandro Profumo. Scrive Gallo: “Cuccia vide di buon occhio la controffensiva di Bazoli, perché Unicredito, acquisendo la Comit, sarebbe diventato il primo azionista di Mediobanca, attraverso questa, della catena Generali: Mediobanca sapeva bene che Profumo non sarebbe stato uno sleeping partner”. Nella fase precedente l’acquisizione della Comit c’era stata un’attività di avvicinamento da parte di Bazoli nei confronti di Cuccia. La Comit, la Commerciale, banca laica, figlia prediletta di Cuccia, confluisce nella banca erede della tradizione del credito universalista cattolico.

L’ultimo atto è del 2006. Pressato dal timore di un’offensiva ostile da parte dei soci francesi, Bazoli si accorda con Enrico Salza, il presidente del Sanpaolo Imi di Torino. In teoria è una fusione, in sostanza, Banca Intesa acquisisce la migliore banca italiana, Sanpaolo Imi, e diventa la prima banca sul territorio nazionale.

1 – continua…

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