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Una data da segnare quella di martedì 9 dicembre 2025 per il mercato crypto. Twenty One Capital farà il suo ingresso al New York Stock Exchange, e non sarà un debutto qualsiasi. A portarla in Borsa è la fusione con la Spac Cantor Equity Partners, ma soprattutto a catalizzare l’attenzione è la figura che la guiderà: Jack Mallers, uno dei nomi più riconoscibili nel panorama cripto internazionale.
Twenty One Capital: chi c’è dietro al progetto
Il nome di Twenty One Capital dice poco a molti ma dietro le quinte i veri registi sono altri. Le quote di maggioranza saranno infatti in mano a Tether – l’emittente della stablecoin USD₮, usata secondo l’azienda da circa mezzo miliardo di persone nel mondo – e a Bitfinex, lo storico exchange. Entrambe fanno capo al gruppo iFinex, la galassia imprenditoriale dei due miliardari italiani delle crypto: Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino.
L’idea è semplice nella forma, ambiziosa nella sostanza: costruire un veicolo quotato che accumuli e gestisca bitcoin, offrendo agli investitori tradizionali un modo regolamentato per esporsi al “digital gold” senza doversi preoccupare di chiavi private o wallet. Un modello che ricorda da vicino quello di MicroStrategy di Michael Saylor, che negli ultimi anni ha trasformato la propria società in una sorta di cassaforte pubblica di Bitcoin.
Il debutto al Nyse e la nuova mappa degli azionisti
La struttura azionaria post-fusione chiarisce immediatamente le gerarchie. Tether e Bitfinex insieme deterranno il 58,8% del capitale e oltre il 70% dei diritti di voto. La sola Tether controllerà il 51,7% delle preferenze: abbastanza per imporre la linea strategica senza colpi di scena. Importante anche la presenza di SoftBank Group, la holding di Masayoshi Son, che manterrà una quota di circa il 24%. Il resto sarà distribuito tra gli investitori pubblici della Spac e Cantor Fitzgerald, controllata dalla famiglia Lutnick. E proprio Howard Lutnick, figura centrale del gruppo e già CEO, siederà ora a Washington come segretario al Commercio degli Stati Uniti, aggiungendo un ulteriore tassello politico alla vicenda.
Il controllo del veicolo è solo una parte della storia. In parallelo, Tether sta portando avanti un maxi collocamento privato per raccogliere fino a 15 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Le valutazioni circolate parlano di una valorizzazione monstre da 500 miliardi: un livello che renderebbe l’azienda una delle realtà finanziarie più capitalizzate al mondo. In cambio, verrebbe ceduto circa il 3% del capitale. Se confermate, queste risorse aggiuntive darebbero al gruppo una capacità d’investimento finora mai vista nel settore.
Oltre a bitcoin e stablecoin, Tether ha iniziato a fare incetta di oro fisico. A fine settembre le riserve del gruppo ammontavano a 116 tonnellate, una quantità paragonabile ai patrimoni auriferi di diversi Stati. Nel trimestre più recente, questi acquisti avrebbero rappresentato quasi il 2% della domanda globale e oltre il 12% degli acquisti delle banche centrali. Per gli investitori tradizionali, l’operazione Twenty One Capital rappresenta una novità assoluta: una stablecoin che diventa azionista di controllo di un veicolo quotato specializzato in bitcoin. Una mossa che può essere letta come ponte definitivo tra finanza tradizionale e cripto, oppure come concentrazione di rischi non banale.
La risposta, come sempre, arriverà dal mercato. Al suono della campanella del Nyse si capirà se questa scommessa attirerà un pubblico generalista o se resterà un affare per addetti ai lavori e appassionati di bitcoin.