I CRACK NON HANNO INCISO SUI FONDI PENSIONE

29 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

I crac Parmalat e Cirio “hanno avuto ricadute dirette sul settore della previdenza complementare molto limitate”. Lo ha detto Lucio Francario, presidente della Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, durante l’audizione alla Camera nell’ambito dell’indagine parlamentare conoscitiva sul risparmio, aggiungendo che gli effetti prodotti sono “tali da non pregiudicare la tenuta del comparto, né inficiare i risultati positivi delle gestioni finanziarie dei fondi pensione dell’anno 2003”.

La Covip rassicura poi i dipendenti Parmalat e Cirio iscritti ad Alifond (fondo pensione del settore dell’industria alimentare) in quanto “non hanno subito un diretto e specifico pregiudizio delle proprie posizioni previdenziali a causa del dissesto delle imprese di appartenenza. Tuttora Parmalat risulta in regola con il versamento dei contributi dovuti al fondo pensione a favore dei propri dipendenti”.

L’Autorità sui fondi pensione sottolinea inoltre che “su un totale di 166 fondi pensione compresi nella rilevazione, otto sono quelli che nel biennio 2002-2003 hanno fatto investimenti, anche solo temporanei, su obbligazioni emesse da società del gruppo Parmalat”. La Covip afferma poi che “alla fine del 2003 l’ammontare complessivo di queste obbligazioni nel patrimonio dei fondi è valutabile in 14 milioni di euro. Tali investimenti – sottolinea incidevano sul patrimonio di singoli fondi pensione per non più dello 0,7%.

L’operatività segnalata dai fondi pensione in corporate bond relativi ad altre società in dissesto è limitata a casi isolati e ad ammontari trascurabili”. La Covip richiama in più occasioni “l’atteggiamento prudenziale degli organi di amministrazione dei fondi” come testimonia anche l’asset location strategica “che contempla una componente azionaria mediamente intorno al 25%”. Nel 2003, afferma la Commissione “i fondi pensione sono tornati a far registrare risultati positivi” e il rendimento medio dei fondi negoziali “é risultato pari al 5%, nettamente più elevato della rivalutazione del Tfr (3,2%)”.