I CORPORATE BOND TORNANO A ESSERE ATTRAENTI

30 Agosto 2002, di Redazione Wall Street Italia

Il calo della fiducia degli investitori nel mese di luglio ha riguardato, oltre al mercato azionario, anche quello delle obbligazioni: nel reddito fisso, infatti, lo spread tra corporate bond e titoli di Stato si e’ decisamente ampliato, anche per le piu’ importanti societa’ Usa.

Fiducia in calo e costi in aumento hanno determinato a luglio una brusca frenata del mercato delle obbligazioni corporate: lo scorso mese le emissioni obbligazionarie hanno registrato il livello piu’ basso in circa sei anni. La stretta creditizia del settore bancario ha poi ulteriormente peggiorato le possibilita’ di accesso al credito da parte delle aziende.

Nelle ultime settimane, fortunatamente, il quadro e’ notevolmente cambiato. Lo spread sul credito si e’ ridotto, le emissioni obbligazionarie hanno accelerato e le banche hanno ricominciato ad allentare la morsa.

RIPRESA DELLE EMISSIONI OBBLIGAZIONARIE

La scorsa settimana, l’emissione di nuove obbligazioni ha toccato i massimi dallo scorso marzo, e ha visto coinvolte anche societa’ di recente bersagliate dal mercato, come finanziarie e tlc.

Citigroup ha emesso obbligazioni a 10 anni per un valore di $1 miliardo; Goldman Sachs, a causa della forte domanda, ne ha emesse per $1,5 miliardi, cioe’ il 50% in piu’ di quanto previsto. Le cifre sono davvero ragguardevoli se si considera che la media giornaliera di obbligazioni emesse complessivamente si aggira intorno ai $2 miliardi.

Tra le societa’ di tlc hanno emesso bond SBC Communications e Verizon.

IL CREDIT SPREAD SI RESTRINGE

Come risultato del rinnovato interesse verso i corporate bond, lo spread sui tassi di luglio si e’ progressivamente ristretto. La differenza sui rendimenti tra investment-grade bond (titoli con rating di almeno Baa/BBB) e titoli di Stato dell’indice di Merrill Lynch e’ passata da un massimo di 239 punti base del 13 agosto ai 220 punti base della chiusura del 21 agosto.

Sebbene lo spread rimanga a livelli elevati rispetto ad uno standard storico, il forte restringimento della scorsa settimana suggerisce chiaramente che il pessimismo degli investitori sulle prospettive dell’economia si e’ ridimensionato e che la propensione ad assumere nuovi rischi potrebbe risollevarsi presto.

IL MERCATO DEI COMMERCIAL PAPER E’ IN CRESCITA

Un altro segnale del miglioramento del mercato del credito e’ ravvisabile nei $1.400 miliardi attualmente in circolazione nel mercato dei commercial paper (titoli di credito commerciabili che maturano in 270 giorni o meno).

Nel 2002, il numero di commercial paper in circolazione si e’ notevolmente ridotto, a causa delle preoccupazioni relative alle pratiche contabili delle aziende USA. In molti hanno temuto che una forte contrazione di questi strumenti, vitali risorse di finanziamento dell’attivo circolante delle societa’, avesse ripercussioni sull’economia.

Fortunatamente, il mercato dei commercial paper non solo ha retto bene alla crisi di fiducia degli investitori di luglio, ma ha anche fornito un contributo prezioso per superare il periodo di crisi.

In crescita a luglio, il numero totale di commercial paper in circolazione e’ aumentato in misura ancora piu’ pronunciata nel mese di agosto. A contribuirvi in maniera determinante sono state, stranamente, le emissioni effettuate dalle societa’ finanziarie. Lo scorso mese, quando circolavano rumor sui problemi di alcuni importanti gruppi bancari, erano davvero in pochi ad attendersi simili sviluppi.

”DISTRUZIONE CREATRICE”

L’espansione del mercato dei commercial paper di luglio suggerisce che le societa’ meno sicure erano gia’ state scartate dal mercato.

Lo scenario non e’ dissimile da quello dell’industria dell’auto all’inizio degli anni Novanta, quando nel settore erano attive diverse centinaia di aziende, compresa General Motors.

Dopo il boom del settore, nel corso del quale il titolo GM aveva guadagnato il 5.500%, lo stesso titolo perdeva circa due terzi del precedente guadagno. Prevedendo che la societa’ sarebbe riuscita a sopravvivere alle turbolenze, gli investitori avevano comunque continuato ad investirvi denaro.

La lezione che se ne ricava e’ che non occorre tenersi completamente alla larga da industrie con eccesso di capacita’ produttiva, ma bisogna invece orientarsi verso quelle societa’ che hanno maggiori possibilita’ di sopravvivenza durante le fasi di consolidamento.

E’ probabile che le aziende che riusciranno a superare le difficolta’ che al momento affliggono alcuni settori, compreso quello delle telecomunicazioni, che ripeteranno quanto accaduto con General Motors nei primi anni Novanta.

EFFETTO DOMINO

E’ sempre piu’ evidente che la causa delle fasi alterne del mercato del credito risiede nell’andamento di quello azionario: la recente crescita di quest’ultimo ha indotto gli investitori ad assumere maggiori rischi, elemento necessario di qualunque espansione economica, anche nella forma delle obbligazioni societarie.

Il mercato azionario, in altri termini, esercita un effetto domino sull’intero mercato finanziario e, di conseguenza, sull’economia. Il buon andamento delle azioni ha avuto implicazioni ben ulteriori dell’effetto ricchezza, in quanto ha aiutato il mercato del credito a stabilizzarsi. Il capitale, necessario all’espansione economica, ha ripreso a circolare.

*Tony Crescenzi e’ il responsabile dell’ufficio studi della boutique finanziaria Miller & Tabak