Guerra Israele – Hamas, figlio Sharon: “Gaza va rasa al suolo”

19 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Gaza – Radere al suolo tutta Gaza: è la ricetta suggerita da Gilad Sharon, figlio dell’ex primo ministro israeliano Ariel Sharon, oggi in un editoriale pubblicato dal quotidiano Jerusalem Post. Perché “Gli americani non si sono fermati a Hiroshima; i giapponesi non si stavano arrendendo abbastanza in fretta, così hanno colpito anche Nagasaki”.

“Chiunque pensi che Hamas chiederà un cessate-il-fuoco, che l’operazione Pilastro di Difesa giungerà a termine e la quiete regnerà nel sud perché colpiamo degli obbiettivi nella striscia di Gaza, deve riflettere meglio” esordisce Sharon.

“Con l’eliminazione di un terrorista assassino e la distruzione dell’arsenale di missili a lungo raggio di Hamas, l’operazione è partita sotto ottimi auspici, ma adesso? Non bisogna permettere che vada a finire come finì l’operazione Piombo Fuso. Noi bombardiamo, loro ci sparano missili, poi un cessate-il-fuoco seguito da ‘docce’, cioè fuoco sporadico di missili e incidenti isolati lungo la frontiera. La vita in queste condizioni non è vita e non dobbiamo permetterci di rassegnarci”.

Quindi la ricetta: perché non c’è via di mezzo, “o gli abitanti di Gaza e le loro infrastrutture sono costretti a pagare il prezzo, o rioccupiamo l’intera striscia di Gaza”. Perché “il desiderio di prevenire danni ai civili innocenti di Gaza porterà in ultima analisi al danno per i veri innocenti: i residenti del sud di Israele. I residenti di Gaza non sono innocenti, hanno eletto Hamas. Non sono ostaggi: hanno fatto una libera scelta, e devono sopportarne le conseguenze”.
(TMNews)

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Gaza – Nuovi razzi palestinesi sono stati lanciati oggi dalla Striscia di Gaza contro la città di Tel Aviv. I razzi sono stati intercettati dalle batterie antimissile israeliane Iron Dome. Lo hanno riferito fonti dell’esercito dello Stato ebraico. E’ di nove morti il bilancio dell’ultimo raid israeliano contro una casa nel quartiere di Nasser, nel nord della città di Gaza: lo hanno riferito fonti sanitarie locali, aggiornando le precedenti informazioni che facevano riferimento a tre vittime palestinesi, tra cui due donne. (TmNews – fonte afp)

Il ministro russo degli Affari esteri, Sergey Lavrov, incontrer martedì a Phnom Penh il segretario di Stato Usa, Hillary Clòinton, a margine del summit dell’Asean. Il capo dlela diplomazia russa proporrà alla collega statunitense di riunire il Quartetto sul Medio Oriente (Onu, Ue, Usa e Russia) per discutere della situazione di crisi a Gaza. Secondo quanto si è appreso, Lavrov sosterrà anche la necessità di un incontro con i vertici della Lega araba per evocare gli evventimenti di questi giorni a Gaza. (font afp)

E’ di sei palestinesi uccisi, tra cui quattro bambini, il bilancio dei raid aerei compiuti oggi dall’aviazione israeliana. Secondo quanto riferito dai servizi sanitari di Hamas, “52 persone sono state uccise” dall’inizio delle operazioni militari dello stato ebraico contro Gaza. Negli scontri tra i gruppi armati di Gaza e Israele, iniziati mercoledì, sono rimasti uccisi anche tre israeliani. (TMNews – fonte afp)

Il ministro britannico degli Affari esteri, William Hague, ha avvertito oggi Israele che un’operazione terrestre a Gaza potrebbe “costare” allo stato ebraico “una grande perdita” del suo sostegno internazionale, stimando che essa “minaccerebbe di prolungare il conflitto”. “Il primo ministro e io stesso abbiamo spiegato ai nostri omologhi israeliani che un’invasione terrestre a Gaza costerebbe a Israele una grande perdita di sostegno internazionale”, ha dichiarato il capo della diplomazia di Londra. “Un’invasione terrestre è più difficile da sostenere per la comunità internazionale”, ha aggiunto il ministro Hague. (TMNews – fonte afp)

Il presidente israeliano Shimon Peres ha salutato oggi con soddisfazione “gli sforzi” compiuti dal presidente egiziano Mohamed Morsi per una tregua tra i gruppi armati di Gaza e Israele, ma ha accusato Hamas “di respingere le sue proposte”. (TmNews – fonte afp)

Israele e Hamas potrebbero pervenire presto a una tregua nella Striscia di Gaza: lo ha affermato il presidente egiziano, Mohamed Morsi, confermando di essere in contatto con entrambe le parti ma sottolineando tuttavia come non vi sia ancora “alcuna garanzia” di un accordo. (TmNews – fonte Afp)

I lanci di razzi su Israele da parte dei gruppi armati della Striscia di Gaza rappresentano “il fattore scatenante” del conflitto che ha fatto 42 morti dall’inizio, mercoledì scorso, dell’operazione militare israeliana “Pilastro di Difesa”. Lo ha affermato la Casa Bianca. “Noi pensiamo che il lancio di razzi provenienti da Gaza sia il fattore scatenante di questo conflitto”, ha dichiarato il consigliere aggiunto per la Sicurezza nazionale, Ben Rhodes, parlando a bordo dell’aereo presidenziale. “Noi riteniamo che gli israeliani abbiano il diritto di difendersi e di decidere la tattica che vogliono utilizzare”. (TmNews – fonte Afp)

Gaza – Sono andati avanti per tutta la notte, ancora stamani, i raid israeliani nella Striscia di Gaza: in sei ore sono stati colpiti 85 nuovi siti terroristici, ha riferito l’esercito. Colpita con quattro attacchi anche la sede del governo di Hamas a Gaza, che è andata distrutta, ma dove non ci sono state vittime. “I sionisti credono che il loro attacco ci indebolirà, ma è vero il contrario. Rafforza la nostra determinazione a liberare la Palestina finché non vinceremo”, ha replicato su Twitter il premier di Hamas Ismail Haniyeh. Sono almeno 8 invece i palestinesi morti, secondo fonti mediche, in altre azioni israeliane di stamani: quattro sono morte nel quartiere di Zuhur a Rafah, nel sud della Striscia; altre tre – membri delle Brigate Ezzedin el Qassam – sono morte nel campo profughi di Maghazi, mentre un quarto combattente del braccio armato di Hamas è stato ucciso nel quartiere di Tel al Sultan, sempre a Rafah.

Un altro raid ha colpito la casa del ministro dell’Interno palestinese Ibrahim Salah nel campo profughi di Jabalya, nel nord della Striscia, causando almeno 35 feriti, secondo fonti mediche, mentre altri parlano anche di una vittima. Sale dunque a 38 il numero dei morti palestinesi (circa 345 i feriti) dall’inizio dell’offensiva militare israeliana ‘Colonna di nuvola’, scattata mercoledì scorso con l’uccisione del comandante militare di Hamas, Ahmed Jaabari. Tre le vittime israeliane dal 14 novembre, uccise giovedì da un razzo palestinese, mentre oggi “quattro soldati sono stati leggermente feriti da un razzo che ha raggiunto la regione di Eshkol”, ha riferito l’esercito. Non si fermano infatti neanche i lanci di razzi dalla Striscia verso Israele. Il braccio armato di Hamas ha detto di aver lanciato cinque colpi di mortaio su una “posizione” a Reim, mentre fonti israeliane parlano di 16 razzi lanciati stamani e 5 intercettati. Un numero “sensibilmente diminuito” rispetto agli altri giorni, hanno commentato fonti militari. L’esercito ha inoltre dispiegato una batteria del sistema di difesa, Iron Dome, in “una più ampia area di Tel Aviv”, dopo che negli ultimi due giorni la città – e ieri anche Gerusalemme – è stata presa di mira dai razzi palestinesi. L’esercito israeliano, forte di 75 mila riservisti, di cui 20 mila arrivati stamani alle loro basi, si appresterebbe a sferrare l’attacco di terra a Gaza durante il weekend, secondo quanto riporta il Times che cita alti ufficiali delle forze armate.

E se il presidente Usa Barack Obama ancora ieri sera al telefono con il premier israeliano Benyamin Netanyahu invitava a disinnescare l’escalation delle tensioni nella Striscia, il ministro della difesa iraniano Ahmad Vahidi ha fatto appello al mondo islamico affinché compia “azioni di rappresaglia” contro Israele. “Quello che Israele sta facendo è illegittimo e inaccettabile. Israele deve capire che non ha l’immunità totale e non è al di sopra del diritto internazionale”, ha detto il ministro degli Esteri tunisino Rafik Abdessalem, dalla sede distrutta del governo di Hamas a Gaza. La sua è la seconda visita di alto profilo nella Striscia dall’inizio dell’operazione israeliana, dopo quella di ieri del premier egiziano Hisham Kandil. (ANSA)

(TMNews) – Il Cairo spera di poter arrivare a un accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele che entri in vigore entro le prossime 24-48 ore. E’ quanto hanno dichiarato autorevoli fonti egiziane al quotidiano Haaretz, precisando che i negoziati in corso sono guidati dal ministro dell’Intelligence egiziana Rafat Shehata. Shehata avrebbe già incontrato al Cairo il leader politico di Hamas, Khaled Meshal, e il suo vice Moussa Abu Marzuk. Non è chiaro, sottolinea Haaretz, quali saranno i principi del cessate il fuoco, ma è possibile che il Cairo accetti di allentare alcune restrizioni oggi in vigore sul passaggio di beni al valico di Rafah, come gesto di buona volontà verso Hamas.

(TMNews) – Il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan ha accusato oggi Israele di aver violato la tregua con il gruppo palestinese Hamas, attaccando la Striscia di Gaza, e ha espresso l’auspicio che il conflitto cessi il prima possibile. “Israele ha fatto un baccano internazionale con i suoi tre morti, ma di fatto è Israele che ha violato il cessate il fuoco”, ha detto Erdogan ai giornalisti all’aeroporto di Ankara, prima di imbarcarsi sull’aereo che lo ha portato al Cairo, per un incontro con il presidente egiziano Mohamed Morsi. (segue) (fonte Afp)

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Un razzo e’ stato lanciato a Gerusalemme contro la Knesset, il parlamento israeliano. L’organizzazione armata di Hamas ha rivendicato l’attacco. Ben 10 le deflagrazioni che si sono udite nella citta’ Santa, dove sono partite le sirene antimissile di allarme. Intanto Tel Aviv e’ stata raggiunta da un razzo per la seconda volta in due giorni. Un caccia israeliano e’ stato abbattuto, mentre proseguono le centinaia di raid di Israele nella Striscia.

Il leader di Israele, Benjamin Netanyahu, ha richiamato 30.000 riservisti e dice di aver colpito 130 obiettivi. Da parte sua Hamas, la fazione di matrice islamica alla guida della Striscia di Gaza, sostiene di aver sparato 350 razzi: uno e’ caduto vicino a Gerusalemme. E’ la prima volta in assoluto che da Gaza viene bersagliata la citta’ Santa.

Intorno alle 14.20 ora italiana, l’esercito israeliano ha ricominciato gli attacchi a Gaza, dopo aver interrotto a causa della visita del primo ministro egiziano. L’esercito ha detto di aver colpito oltre 500 obiettivi dall’inizio delle operazioni. Il presidente egiziano Mursi ha definito gli attacchi di Israele “un’evidente aggressione contro l’umanita’”.

A Tel Aviv sono suonate le sirene di allarme antimissile, come era gia’ successo ieri, anche se nessun razzo e’ caduto nell’area interna della citta’. E’ la prima volta dal 1991 che la citta’ viene coinvolta negli scontri con i palestinesi. Ventuno anni fa gli iracheni lanciarono su Tel Aviv alcuni missili Scud.

La tregua, insomma, e’ saltata del tutto. L’Egitto ha cercato di aprire oggi un piccolo spiraglio a livello diplomatico per la pace a Gaza, ma le speranze di vedere rispettato un cessate il fuoco durante la breve visita del premier egiziano, nell’enclave palestinese per parlare con Hamas, sono sfumate immediatamente.

Israele doveva fermare la sua offensiva sulla Striscia di Gaza durante la visita di tre ore di Hisham Kandil prevista oggi nei Territori, stando a quanto reso noto da una fonte ufficiale israeliana. “Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha accolto una richiesta dell’Egitto per uno stop di ogni operazione militare su Gaza durante la visita del premier egiziano di stamattina, che dovrebbe durare per circa tre ore”, spiega la fonte.

Ma mentre da Gaza sono proseguiti anche oggi con intensita’ i lanci di razzi, l’esercito israeliano ha esteso il richiamo dei riservisti. ”Un’operazione di terra a Gaza si avvicina”, ha affermato la radio militare. Ad aumentare la tensione e gettare nel caos la Striscia ha contribuito l’ultima operazione della Jihad islamica, che ha lanciato verso Tel Aviv missili di fabbricazione iraniana.

La citta’, il vero centro economico del paese, ha aperto i rifugi per i cittadini che ne avessero bisogno. Israele e’ un paese aperto in economia – ha la percentuale di start-up piu’ alta in rapporto al numero della popolazione, ma molto chiuso a livello geopolitico. Quando Israele resta isolato non e’ mai una buona notizia per nessuno. Gli analisti prevedono una risposta molto forte e violenta alla minaccia rappresentata da Gaza.

Le sirene di allarme antiaereo sono risuonate a Gerusalemme per la prima volta dall’inizio delle operazioni contro le milizie palestinesi della Striscia di Gaza; secondo la stampa israeliana si sarebbero verificate delle esplosioni mentre le Brigate di Izzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno rivendicato in un comunicato il lancio di un razzo contro la Citta’ santa.

L’aviazione militare israeliana ha condotto nuovi violenti bombardamenti oggi sulla Striscia di Gaza, rende noto il ministero dell’Interno di Hamas. “Ci sono stati 130 attacchi durante la notte”, afferma il portavoce ministeriale Islam Shahwan, parlando di “decine di bombardamenti” nel primo mattino.
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Gaza – Per la seconda volta in due giorni un razzo sparato dalla Striscia di Gaza è caduto al largo di Tel Aviv, secondo quanto hanno riferito testimoni. “Crediamo sia atterrato il razzo al largo delle coste di Tel Aviv”, ha detto all’Afp il portavoce della polizia Micky Rosenfeld. Un testimone ha detto di aver visto il razzo cadere “a circa 200 metri” dalla spiagga di fronte all’ambasciata Usa, creando il panico tra le persone.

Gaza – Un’esplosione si è udita a Tel Aviv mentre suonavano le sirene di allarme. L’esplosione ha provocato momenti di paura nella popolazione, ma non ha causato vittime. E’ la prima volta dal 1991 che un razzo colpisce Tel Aviv.

Da Gaza la Jihad islamica ha affermato da parte sua di aver sparato verso Tel Aviv un razzo di tipo Fajar 5: si tratta di un razzo in dotazione alle forze armate iraniane. Il gruppo ha affermato che è stato “allargato la portata della battaglia per potere raggiungere Tel Aviv, e ciò che sta per succedere sarà ancora più grande”. Il Fajr-5 è un razzo di ultima generazione, lanciato da postazioni mobili, e ha una gittata stimata tra i 75 e gli 80 km.

Fonti della sicurezza interna israeliana hanno poi confermato il lancio del razzo dalla Striscia di Gaza, precisando tuttavia che l’ordigno è esploso in mare, senza fare danni. In città, dove resta in funzione l’illuminazione pubblica, è intanto collassata parte della rete di telefonia mobile. Il ministero della Sicurezza nazionale ha avvertito la popolazione di scendere nei rifugi laddove le sirene d’allarme tornassero a suonare.

I militanti palestinesi “pagheranno il prezzo per il lancio dei razzi contro Israele”, ha affermato il ministro della Difesa dello Stato ebraico Ehud Barak, citato da Al Arabiya.

Ma Hamas non indietreggia. Se “l’aggressione di Israele continua è chiaro che le brigate al Qassam e Hamas attaccheranno gli israeliani, i soldati e i politici. Una pioggia di razzi si riverserà su di loro”: lo ha affermato un portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, citato dall’iraniana Press Tv.

Nelle ultime 24 ore “il sistema Iron Dome ha intercettato 105 razzi, mentre 274 hanno colpito Israele”: lo afferma il portavoce dell’esercito israeliano, precisando che sono saliti a 250 gli “obiettivi terroristici” colpiti nella Striscia di Gaza.

L’esercito israeliano, autorizzato dal ministro della Difesa Ehud Barak, ha approvato il richiamo di 30mila riservisti dopo l’escalation nel sud di Israele. Lo ha detto il portavoce dell’esercito Yoav Mordechai, secondo quanto annunciato dalla tv pubblica Canale 2. Nel pomeriggio anche il Comitato affari esteri e difesa della Knesset ha approvato la richiesta.

Rinforzi militari egiziani sono intanto partiti dal quartier generale della II armata dell’esercito, ad Ismailiya, verso la frontiera con Israele. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza, secondo notizie pubblicate sul sito online del quotidiano Al Ahram. Le fonti hanno anche precisato che e’ stato proclamato lo stato massimo di allerta.

Ed è salito a 19 il bilancio dei palestinesi uccisi da ieri a Gaza dal fuoco israeliano. Tra le ultime vittime in ordine di tempo – oltre a tre ragazzi (di 9, 14 e 16 anni, secondo quanto riporta il sito online di al Jazira) rimasti uccisi in un raid a Beit Hanoun sferrato questa sera – c’è una bimba di 10 mesi, Hanin Tafish. Hanin era stata colpita ieri nella propria abitazione nel rione Zaitun di Gaza. In Israele è invece finora di tre civili il bilancio complessivo delle vittime del fuoco palestinese.

Al Jazira riporta che le operazioni dell’aviazione israeliana proseguono. Fonti mediche, citate dall’Afp, parlano di 12 feriti nell’attacco di stasera che porta a 150 il bilancio delle persone coinvolte dall’inizio dei raid sulla Striscia.

Intanto migliaia di palestinesi hanno sfidato il clima di paura e si sono radunati nel centro di Gaza per partecipare ai funerali di Ahmed Jaabari. Le salme di Jaabari e di altri miliziani palestinesi lasceranno in mattinata l’ospedale al-Shifa per raggiungere la moschea el-Omari, la principale di Gaza. Da là il corteo funebre raggiungerà il cimitero del rione Sheikh Radwan. Mentre sulla Striscia continuano i raid israeliani, nella popolazione cresce la sensazione di dover affrontare un conflitto prolungato. La scorsa notte le stazioni di benzina sono state prese d’assalto e stamane molte sono a secco. Lunghe code si vedono davanti alle panetterie.

Il presidente americano Barack Obama e il premier israeliano Benjamin Netanyhau si sono detti “d’accordo sulla necessità che Hamas fermi i suoi attacchi”. Lo comunica la Casa Bianca, sottolineando che Obama ha chiesto “ogni sforzo per evitare vittime civili”.

Obama ha avuto un colloquio telefonico con Morsi. Obama ha “condannato” il lancio di razzi da Gaza su Israele e “ribadito” il diritto di Israele all’auto-difesa. Obama ha ribadito al premier israeliano Netanyhau l’appoggio degli Stati Uniti al diritto di autodifesa di Israele.

“Gli israeliani devono capire che l’aggressione contro Gaza è inaccettabile e che non potrà che portare all’instabilità nella regione”, ha affermato il presidente egiziano, Mohamerd Morsi, in una dichiarazione agli egiziani diffusa dalla tv di stato. Il premier egiziano Hisham Kandil si recherà domani a Gaza: lo annuncia Hamas.

Il presidente russo Vladimir Putin ha fatto appello a “evitare l’escalation di violenza” nella Striscia di Gaza” in una telefonata al premier israeliano Benyamin Netanyahu. Lo afferma una nota del Cremlino. Il presidente russo ha lanciato lo stesso appello ai palestinesi nella Striscia. Mosca ritiene sproporzionati gli attacchi di Israele a Gaza: lo ha detto in una briefing Aleksandr Lukashevich, portavoce del ministero degli Esteri russo, aggiungendo che e’ inaccettabile un ulteriore sviluppo della situazione basato su uno scenario militare.

Il consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza. La riunione, chiesta dall’Egitto, si è svolta a porte chiuse ed é durata quasi due ore. Nessuna dichiarazione formale è stata rilasciata alla fine ma il messaggio emerso – spiega l’ambasciatore indiano Hardeep Singh Puri, presidente di turno dei Quindici – è chiaro: “la violenza deve cessare”. (ANSA)

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È guerra aperta tra Israele e Hamas, in un botta e risposta sempre più violento che oggi è tornato a lambire Tel Aviv 21 anni dopo gli attacchi di Saddam Hussein ai tempi della prima guerra del Golfo. E che lascia dietro di sé un bilancio (provvisorio) di 16 morti e 150 feriti fra civili e miliziani palestinesi e di tre civili israeliani uccisi nella località di confine di Kyriat Malachi.

Entrato nel secondo giorno di scontri incessanti, il conflitto è segnato ormai da decine di raid aerei israeliani verso la Striscia di Gaza alternati al lancio di centinaia di razzi da parte dei miliziani palestinesi contro il territorio dello Stato ebraico. In un clima nel quale l’escalation bellica continua per ora a inasprirsi, a dispetto dei tentativi affidati all’Egitto di aprire uno spiraglio di tregua.

Lo sviluppo più clamoroso si è verificato nel tardo pomeriggio quando – fedele alla proprie promesse – la Jihad islamica, alleata di Hamas, ha preso di mira Tel Aviv con un missile iraniano “Fajr 5”, che si è inabissato di fronte alla costa di Jaffa senza fare danni, e con un altro razzo, caduto in un’area disabitata subito fuori dalla città. È stata la prima volta dal 1991 che Tel Aviv si è ritrovata bersagliata da missili nemici. Uno sviluppo accolto con entusiasmo a Gaza dalle fazioni islamiche, visto che da oggi mezzo Israele appare esposto direttamente alla minaccia degli arsenali accumulati dai miliziani palestinesi.

Sul lato opposto della trincea, l’offensiva “Pilastro di nuvola” – iniziata ieri con l’eliminazione a Gaza del comandante militare di Hamas, Ahmed Jaabari, prosegue d’altronde senza sosta, «al ritmo di 10 raid aerei all’ora» (come ha notato una fonte militare). E nella nottata Israele prevede di intensificare ulteriormente le proprie attività. Il portavoce militare Yoav Mordechai ha avvertito che brigate di fanteria sono già confluite ai margini della Striscia di Gaza, pronte ad entrare in azione anche via terra se ritenuto necessario. «Abbiamo ottenuto l’autorizzazione a richiamare 30 mila riservisti», ha rivelato. «Sarà una nottata di fuoco». Per tutta la giornata il sud di Israele è stato sottoposto a sua volta a una grandine di razzi: quasi 400, secondo stime ufficiose, oltre cento dei quali intercettati in volo dalle batterie “Iron Dome”. Fra quelli che sono passati, diversi hanno provocato ingenti danni materiali e uno le prime tre vittime israeliane di questo conflitto: colpite in un condominio della cittadina di Kiryat Malachi. Tre militari sono stati inoltre feriti da un colpo di mortaio a breve distanza dalla Striscia.

Dalla Striscia si apprende che negli attacchi israeliani sono rimasti finora uccisi almeno 15 palestinesi: sono per lo più miliziani, ma fra loro figurano anche una bambina, un neonato e una ragazza incinta di 19 anni. Malgrado l’atmosfera di guerra, decine di migliaia di sostenitori di Hamas hanno sfidato i bombardamenti per seguire le esequie di Jaabari dalla sua abitazione fino al cimitero del rione Sheikh Radwan. Dal corteo funebre sono partite raffiche di armi automatiche, accompagnate da slogan che promettevano ad Israele una vendetta «infernale» e «un diluvio di razzi». Il viceministro degli Esteri del governo di fatto di Gaza, Ghazi Hammad, ha affermato che, colpendo Jaabari, Israele ha sottovalutato le ripercussioni. La regione ormai è cambiata, ha spiegato, e le masse arabe scese in piazza in Egitto, in Siria ed altrove garantiscono ormai ad Hamas un forte sostegno. «L’equazione cambia. Sono finiti per sempre i tempi in cui Israele poteva impunemente colpire Gaza. Se non c’è pace a Gaza – ha avvertito – non ci sarà nemmeno a Tel Aviv». Poco dopo sirene di allarme sono in effetti risuonate a Rishon le-Zion (15 chilometri a Sud di Tel Aviv) e poi nella stessa città.

Dall’Egitto si moltiplicano intanto le dichiarazioni di condanna degli attacchi israeliani dell’amministrazione Morsi, mentre domani – in segno di sfida – è annunciata la visita a Gaza del primo ministro Hisham Kandil. Sono sviluppi che hanno infuso speranza fra i ranghi di Hamas che in pubblico fa sapere di non essere interessato, almeno in questa fase, ad una tregua con il “nemico sionista”. Israele intanto stringe i denti. La popolazione del Neghev e quasi tutti i partiti sostengono in questo frangente il governo. A tutti sembra chiaro che la spada di Damocle dei razzi palestinesi – in grado di minacciare un milione di israeliani e forse ormai anche più – debba essere assolutamente rimossa. Ma per farlo occorrerebbe intaccare in modo significativo il potenziale offensivo di Hamas e della Jihad, bombardando per chissà quanti altri giorni. «Continueremo a colpire finché Hamas non implorera’ che cessiamo», ha detto a muso duro una fonte militare, mentre Netanyahu ha ripetuto che il suo Paese «continuerà a fare tutto quello che ritiene necessario per difendersi».

Sostenuto dagli Stati Uniti – che imputano l’escalation alle sole ingiustificabili «violenze di Hamas» – il governo israeliano deve peraltro fare i conti con la collera del mondo islamico (con l’Iran, ma anche l’Egitto e la Turchia in prima fila, in attesa della riunione straordinaria della Lega Araba fissata per domani al Cairo) e con gli inviti alla moderazione che rimbalzano dall’Onu e da mezzo mondo: anche nelle telefonate di Vladimir Putin e di Francois Hollande.