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Gli effetti economico-finanziari della guerra che coinvolge l’Iran “sono destinati a durare”, anche nell’ipotesi di una risoluzione immediata del conflitto. A sostenerlo è Lloyd Blankfein, senior chairman di Goldman Sachs ed ex amministratore delegato della banca d’affari americana, in un’intervista televisiva della CNBC, in cui ha messo in guardia contro l’eccessiva compiacenza dei mercati.
Secondo Blankfein, i danni alle infrastrutture energetiche e le tensioni logistiche nella regione mediorientale continueranno a pesare su prezzi e aspettative: “Anche se tutto si fermasse domani, lo stress durerebbe più a lungo”. L’escalation militare, con attacchi alle infrastrutture e le interruzioni nello Stretto di Hormuz, ha già innescato forti oscillazioni delle materie prime, rendendo più complessa la formazione dei prezzi globali del petrolio.
Volatilità energetica e strategie difensive
Nel nuovo contesto, Blankfein invita a evitare posizionamenti “di convinzione” e a privilegiare strategie flessibili. L’incertezza geopolitica, osserva, può rendere inefficaci anche le coperture tradizionali: hedge costruiti oggi potrebbero rivelarsi inutili nel giro di poche ore.
Da qui la raccomandazione a mantenere un approccio tattico e difensivo:
“Gli investitori devono essere veloci e protettivi nelle loro posizioni”, con un’attenzione crescente alla pianificazione di scenari alternativi. La priorità, in sostanza, è la gestione del rischio più che la ricerca di rendimento in un contesto dominato da shock esogeni.
Prima dell’escalation mediorientale, il quadro macroeconomico appariva più favorevole: crescita solida e prospettive di tassi in calo costituivano, secondo Blankfein, “più venti favorevoli che contrari”. La guerra e il rialzo dei prezzi energetici hanno però rapidamente ribaltato le priorità degli operatori, rendendo secondarie le variabili cicliche tradizionali.
L’ex numero uno di Goldman Sachs ha inoltre lanciato un avvertimento sui mercati privati, dove le valutazioni non sarebbero state testate in modo adeguato. L’assenza di correzioni, sostiene, potrebbe amplificare il rischio di un aggiustamento futuro:
“Ci deve essere un momento della verità più a lungo si rimanda, peggiore potrebbe essere”.
Il nodo del private credit e i paralleli con il 2008
Le preoccupazioni si estendono anche al crescente mercato del private credit, già oggetto di recenti dichiarazioni dello stesso Blankfein. Il settore, stimato intorno a 1.800 miliardi di dollari, presenta criticità legate a leva finanziaria poco trasparente, liquidità limitata e asset difficili da valutare.
L’ex cedo di Goldman ha evocato analogie con la fase precedente alla crisi finanziaria globale: rischi nascosti, distribuzione crescente a investitori retail e valutazioni non stressate. Il timore è che eventuali perdite diffuse possano innescare reazioni regolatorie e ripercussioni sistemiche, soprattutto se i prodotti vengono collocati in conti pensionistici.
Per Blankfein, il rischio maggiore non è solo l’incertezza, ma l’illusione che tutto possa tornare rapidamente alla normalità. Un’illusione che, in un ciclo finanziario avanzato e con leve nascoste, potrebbe trasformare la volatilità in un test più profondo per i mercati globali.