GUERRA, COSTI TROPPO ALTI
PER QUESTA ECONOMIA

2 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

Dal Wall Street Italia cartaceo, settimanale di economia e finanza allegato tutti i mercoledi’ a Metro e distribuito in 450.000 copie, ecco l’intervista ad Allen Sinai, consigliere economico di Bill Clinton.

Quanto incidera’ un conflitto lungo e difficile sull’economia mondiale?

Una guerra gravosa e con un risultato incerto fino a meta’ anno porterebbe con molta probabilita’ gli USA a una nuova recessione. E se gli Stati Uniti entreranno in crisi, cosi’ fara’ anche l’economia globale. Con la crescita della zona euro sostanzialmente piatta e il Giappone solo in timida ripresa, sara’ cio’ che accadra’ in America, come spesso succede, a determinare l’andamento del resto del mondo.

E per quanto riguarda i mercati azionari e la politica fiscale?

Non credo che le borse abbiano gia’ scontato l’ipotesi di una nuova recessione. Questa porterebbe con se’ utili in netto calo quest’anno e profitti in crescita, ma inferiori alle previsioni, nel 2004. Gli indici USA potrebbero perdere un ulteriore 10% dai livelli attuali. La guerra in Iraq ha costretto il Congresso a dimezzare gli incentivi fiscali proposti dal presidente Bush. Questo perche’ i costi del conflitto, uniti ai tagli alle tasse, sono piu’ di quanto l’economia puo’ sopportare in questo momento. Una recessione porta solitamente con se’ stimoli fiscali. Ma un periodo prolungato di ostilita’ alzerebbe i costi della guerra, ostacolando una politica espansiva.

Dove puo’ arrivare l’apprezzamento dell’euro?

Anche se il conflitto non dovesse durare a lungo, la moneta comunitaria salira’ a 1,10-15 nei confronti del dollaro nel giro di 6-8 settimane. E una guerra lunga non farebbe che penalizzare ulteriormente il biglietto verde. Ma una valuta piu’ forte incide negativamente sull’economia e dovrebbe scatenare tagli da parte della banca centrale. Se la Bce fosse aggressiva nello stimolare la crescita del Vecchio Continente, l’euro potrebbe spingersi fino a quota 1,20. Ma Duisenberg e’ tutt’altro che aggressivo, oltre che molto testardo, e questo suo atteggiamento si ripercuote sulla ripresa europea.

Riprodotto dal giornale Wall Street Italia del 2 aprile 2003