Usa pensano a proroga dazi su $34 miliardi di merci cinesi

29 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Nuovi segnali di distensione sul fronte della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. L’amministrazione Trump, nelle ultime ore sotto pressione per via del voto alla Camera sull’impeachment del presidente Usa, sta prendendo in considerazione l’ipotesi di una proroga di 12 mesi delle sospensioni tariffarie per le importazioni di beni cinesi per un valore di 34 miliardi di dollari.
L’attuale sospensione delle tariffe scadrà a dicembre, secondo quanto riferito in un comunicato stampa dall’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti (Ustr).

“Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti (Ustr) inizierà il primo novembre 2019 un processo per valutare la possibilità di prorogare fino a dodici mesi determinate esclusioni dalle tariffe aggiuntive sulle importazioni cinesi concesse lo scorso dicembre e che scadranno il 28 dicembre 2019”, si legge nel comunicato.

Lo scorso 12 ottobre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver concordato una mini-tregua commerciale con il vicepremier cinese Liu He dopo i negoziati ad alto livello tra le due parti a Washington. Nei giorni successivi si era parlato una formalizzazione di tale intesa a metà novembre.

Trump ha affermato che l’accordo prevede che la Cina accetti di aumentare i suoi acquisti agricoli statunitensi tra i 40 e i 50 miliardi di dollari oltre a fare riforme in materia di proprietà intellettuale e servizi finanziari.

…nel frattempo giù investimenti esteri diretti

Mentre le due super-potenze provano a ricucire le relazioni commerciali dopo oltre un anno di tensioni, l’Ocse ha reso noto ieri gli effetti della guerra commerciale  sugli investimenti esteri diretti, ovvero gli investimenti internazionali mirati all’acquisizione di partecipazioni durevoli in un’azienda o alla costituzione di una filiale all’estero.
Secondo l’organizzazione con sede a Parigi, i cosiddetti IDE hanno segnato un calo del 20% nella prima metà del 2019 a 572 miliardi di dollari.

Le flessioni maggiori sono a carico degli Usa che segnano 72 miliardi da 160 miliardi nella seconda metà del 2018.
In forte calo anche il Regno Unito e l’Olanda. L’Irlanda, poi, segna, -34 miliardi in questo segmento dopo afflussi per 15 miliardi e anche l’Italia ha il segno meno con -1 miliardo contro +17 miliardi. Continuano, poi, i deflussi dalla Svizzera (-43 mld dopo -34 mld).