Gualtieri respinge le polemiche sul Mes: “E’ nostro alleato”

20 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

Sulla polemica politica degli ultimi due giorni sulla riforma del Fondo Salva Stati è intervenuto oggi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, tramite una nota ufficiale Mef. Secondo il ministro i termini del dibattito pubblico sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) sono “senza senso” in quanto le innovazioni della riforma non prevedono alcuna ristrutturazione preventiva del debito pubblico, come alcuni organi di stampa hanno riportato (qui il nostro approfondimento).

E’ bene chiarire come la riforma del Mes non introduce in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario”, scrive Gualtieri, mettendo in chiaro la funzione di prestatore di ultima istanza propria di questo fondo e le condizione per accedere ai finanziamenti d’emergenza.

“Effettivamente, all’inizio del negoziato alcuni paesi avevano chiesto che la ristrutturazione del debito divenisse una condizione per l’accesso all’assistenza finanziaria ma, anche grazie alla ferma posizione assunta dall’Italia, queste posizioni sono state respinte e le regole sono rimaste identiche a quelle già in vigore”. Condizioni sicuramente difficili per un Paese come l’Italia il cui debito è lontanissimo dal 60% sul Pil che sarebbe richiesto come condizione per accedere ai fondi (o, in alternativa, un piano di rientro nella misura di un ventesimo all’anno della differenza fra i livelli di debito esistenti e la soglia del 60%).

“La valutazione sulla sostenibilità del debito è sempre esistita sin dalla creazione del Mes”, precisa Gualtieri, “e non implica una ristrutturazione automatica del debito. Non ci sono in tal senso cambiamenti sostanziali. Il dibattito di questi giorni su questo argomento è senza senso”.

Il ministro ha poi messo in luce – senza dirlo apertamente – come l’esistenza di un fondo di emergenza sia benefico per un Paese come l’Italia, che continua a pagare in termini di spread il rischio che possa essere costretto, in caso di crisi, a un’uscita traumatica dall’euro.

“L’esistenza del Mes è un potente elemento di stabilizzazione dei mercati finanziari e una difesa contro possibili crisi e deve pertanto essere considerato come un nostro alleato, non come un nemico, anche perché l’Italia è tra i suoi principali azionisti e ha un forte peso nella sua governance. Anche se da questo punto di vista è sempre bene ripetere che l’Italia non ha avuto, non ha e non avrà bisogno dei prestiti Mes: il debito italiano è sostenibile, ha una dinamica sotto controllo anche grazie alla politica fiscale prudente e a sostegno della crescita che il paese porta avanti”.

E’ vero che in passato l’Italia non ha mai avuto necessità dei fondi del Mes, al contrario di Spagna e Grecia, ad esempio. E’ altrettanto vero, però, che l’utilità del Mes come strumento di rassicurazione ex ante sulla stabilità delle finanze statali funziona solo se l’Italia si adegua a quei parametri che ne renderebbero legalmente possibile l’intervento.

“Sarebbe bene che il dibattito si concentrasse su temi più rilevanti al centro della discussione europea come l’introduzione di una garanzia comune dei depositi e le sue condizioni (che non devono essere penalizzanti per l’Italia), l’introduzione di un safe asset comune europeo, il rilancio degli investimenti nel quadro di un green new deal, la revisione del patto di stabilità e di crescita: tutti fronti su cui il governo è impegnato e su cui sarebbe utile che si determinasse una larga convergenza tra le forze che hanno a cuore l’interesse nazionale e l’interesse comune europeo”, ha concluso Gualtieri.