Gross: “Banche centrali come casinò, alimentano società zombie”

4 Dicembre 2015, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Per il 2016 la parola d’ordine per gli investitori è cautela. Il consiglio arriva dal guru della finanza, Bill Gross, ex fondatore di Pimco, approdato da circa un anno a Janus Capital, che, nell’outlook di dicembre, suggerisce di ridurre la componente di rischio in portafoglio, per via delle “scommesse perdenti” della Federal Reserve e la Banca Centrale europea.

Gross paragona i due istituti di politica monetaria a “casinò”, che continuano senza sosta a creare denaro, mantenendo così in vita “societa’ zombie”, caratterizzate da un alto livello di improduttivita’.

Negli anni successivi alla crisi finanziaria – ricorda Gross – la Fed, la BCE, la Banca del Giappone e le altre controparti globali hanno continuato a iniettare liquidità nel sistema, alimentando in questo modo il rally dei mercati. Tutto questo mentre la crescita economica invece è stata sempre zoppicante.

“Per quanto tempo ancora andrà avanti tutto questo? Beh, in teoria fino a quando ci sono attività finanziarie (comprese le azioni) da comprare”, ha detto Gross senza azzardare previsioni precise nella sua lettera mensile ai clienti.

“Praticamente il limite è il valore della valute in cui operano le banche centrali. Quando gli investitori perdono fiducia nella moneta di un paese, allora l’inflazione inizia a salire e lo fa rapidamente, raggiungendo gli obiettivi stabiliti dagli istituti di politica monetaria”.

Come ha ricordato anche Fabrizio Quirighetti, CIO di Syz Group, la repressione finanziaria da parte delle banche centrali continua a diffondersi nel continente europeo. Dopo aver contagiato Svizzera, Germania, Danimarca e Svezia è arrivata l’ora dell’Italia, che ha appena offerto sul primario titoli a due anni con rendimento negativo.

Anche per (gli investitori) più coraggiosi, le valutazioni dei titoli azionari sono sempre più “tirate” e, di conseguenza, il sostegno delle banche centrali sta raggiungendo il proprio limite.

In questo contesto è dura generare fonti di reddito con i propri investimenti. Basti pensare che nella sola zona euro, sottolinea lo strategist, “ci sono ancora più di 2.000 miliardi di euro di titoli di Stato con rendimenti negativi“.