GREENSPAN NON VEDE SEGNALI DI INFLAZIONE

13 Aprile 2000, di Redazione Wall Street Italia

La spesa dei consumatori americani rischia di riaccendere l’inflazione, ma sinora non ci sono segnali di pericoli all’orizzonte; lo ha detto il presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, in conclusione di un intervento alla commissione bancaria del Senato Usa.

“Molti indicatori mostrano che i prezzi stanno salendo – ha detto Greenspan – ma analizzando la struttura dei costi, non vedo un’accelerazione dei costi di produzione”.

Anche il veloce aumento della produttivita, l’elemento centrale sinora nel contenimento dei prezzi, secondo Greenspan, dovrebbe continuare ad agire positivamente.

Ciononostante l’inflazione rimane un pericolo e se la Fed non fosse intervenuta per cinque volte sul costo del denaro negli ultimi dieci mesi, la minaccia si sarebbe gia’ trasformata in realta’.

“Se avessimo lasciato i tassi fermi – ha detto il presidente della Fed – avremmo aumentato in modo eccezionale la liquidita’ circolante e quindi – a mio parere – l’inflazione”.

Greenspan ha negato di voler utilizzare gli strumenti di politica monetaria per raffreddare le quotazioni di borsa, ma “c’e’ un dato incontrovertibile – ha spiegato – i formidabili guadagni sui titoli e sul mercato immobiliare hanno generato un potere d’acquisto che non e’ in alcun modo controbilanciato dall’aumento della produzione”.

“Voglio ribadire una volta per tutte – ha concluso Greenspan – che non ho nessuna intenzione di mettere il morso alla borsa. Il mio compito e’ di correggere gli squilibri che rischiano di danneggiare l’economia”.

Rispondendo alle domande dei senatori, Greenspan ha respinto le insinuazioni secondo le quali la burrasca che si e’ abbattuta sulla borsa possa essere riconducibile alle azioni della Fed.

“Le societa’ appartenenti al settore dell’high-tech risentono delle evoluzioni, delle sinergie e delle turbolenze della tecnologia. Di conseguenza le aspettative sugli utili di queste societa’ rischiano di essere molto volatili, cosi’ come le loro quotazioni di borsa”.