GRECIA SULL’ORLO DEL CRACK FINANZIARIO, SCONTRI IN PIAZZA AD ATENE

7 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

(Aggiornamento) – Nuove tensioni ad Atene, all’indomani dei violenti scontri che hanno caratterizzato l’anniversario della morte del liceale Alexis Grigoropoulos, ucciso esattamente un anno fa dalla polizia. Poco prima dell’inizio di nuove manifestazioni – annunciate per oggi a metà giornata – un gruppo di giovani ha attaccato un commissariato di polizia vicino al centro della capitale: i manifestanti, circa una ventina, hanno lanciato sassi contro la facciata dell’edificio; la polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere la folla, uno dei giovani è stato arrestato.

Nel frattempo la città è blindata, in occasione di diversi cortei convocati dalle varie sigle del movimento studentesco e dai partiti di sinistra. Circa 6mila agenti sono schierati nelle strade cittadine nel tentativo di scongiurare il ripetersi delle violenze di domenica. Stando all’ultimo bilancio della polizia, 26 poliziotti e 4 manifestanti sono rimasti feriti e centinaia di persone sono state fermate in seguito alle tensioni di sabato e domenica ad Atene, Salonicco (nord), Patrasso (ovest) oltre che nell’isola di Rodi (est) ed Heraklion nel sud di Creta.(Apcom)

L’incontro del campionato di calcio greco tra Panathinaikos e Atromitos è stato sospeso oggi per una mezz’ora a causa dei gas lacrimogeni sparati all’esterno dello stadio Olimpico di Atene, dove erano scoppiati scontri tra agenti di polizia e manifestanti. Anche in altre zone della capitale ci sono stati incidenti. Migliaia di manifestanti sono scesi in strada oggi ad Atene e a Salonicco per il primo anniversario della morte di Alexis Grigoropoulos, il 15enne ucciso da un poliziotto ad Atene. Lo scorso anno l’episodio scatenò una violenta guerriglia urbana senza precedenti nel Paese. Ad Atene il rettore dell’università è rimasto ferito leggermente quando un gruppo di giovani ha occupato oggi il rettorato prima dell’inizio della marcia davanti all’università. (Ap)

La polizia greca ha compiuto sabato sera una retata nel quartiere anarchico di Exarchia, ad Atene, fermando una novantina di persone, dodici delle quali sono poi state arrestate: fra loro anche cinque italiani. Lo scrive l’agenzia Ana. La retata è avvenuta dopo scontri nel quartiere anarchico, al termine di un raduno per commemorare la morte del quindicenne Alexandro Grigoropoulos, ucciso il 6 dicembre dello scorso anno. Trai dodici arrestati vi sono anche tre albanesi.

I cinque italiani arrestati (4 uomini e una donna) fanno parte di un gruppo di oltre un centinaio di anarchici europei giunti ad Atene in vista delle dimostrazioni previste per domenica e lunedì per commemorare il primo anniversario dell’uccisione di Grigoropoulos da parte di due agenti di polizia. Tra gli anarchici arrivati vi sono anche spagnoli, francesi, tedeschi e serbi. La polizia, che ha mobilitato oltre 10 mila uomini, senza contare servizi segreti e reparti speciali, ha compiuto la retata dopo essere stata attaccata con lancio di pietre nel pomeriggio da un gruppo di una quarantina di anarchici a Exarchia, dopo il raduno per commemorare Grigoropoulos. Tre auto della polizia sono state date alle fiamme. Le autorità temono che le dimostrazioni possano degenerare in disordini. Il ministro dell’ordine pubblico, Michalis Chrisochoidis ha avvertito però che non consentirà che «i vandali mettano a sacco Atene», come avvenne l’anno scorso.

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di ETTORE LIVINI

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(WSI) – «La Grecia non è il Dubai, non siamo in bancarotta», assicura il premier George Papandreou. «Camminiamo su un filo, d´accordo, ma le banche estere non hanno niente da temere», gli fa eco il ministro dell´economia George Papakonstantinou. Le rassicurazioni della politica e l´arcobaleno apparso ieri all´alba sul Partenone non devono trarre in inganno. L´orizzonte di Atene è tornato scurissimo.

«Pensavamo di aver visto il peggio un anno fa, quando il crac islandese ci aveva fatto temere il default nazionale», dice Christos Papanagiou, padroncino di 25 Tir in servizio al Pireo. Invece no. Lui contempla sconsolato venti dei suoi mezzi fermi, per mancanza di lavoro, ai cancelli della dogana del porto. La Grecia (economicamente parlando) è passata dalla padella alla brace. Il motivo? Semplice: l´economia non va (-1,5% il pil 2009, primo calo dal ´93). E i conti pubblici – si è scoperto un mese fa – sono stati taroccati per anni. «A giugno ci dicevano che era tutto ok», ricorda Takis Michalos mentre dal suo gabbiotto vende i biglietti del traghetto per Rodi.

Il rapporto 2009 deficit/pil – assicurava l´esecutivo di centrodestra di Kostas Karamanlis – era previsto al 3,7%. Storie. A ottobre, quando le urne hanno consegnato il paese ai socialisti del Pasok, Papandreou ha scoperto di essere seduto su una polveriera. «Errori statistici», è la versione ufficiale. Ma il deficit ellenico è stato rivisto al 12,7%. E il paese – che dal 2000 era cresciuto (sempre che i dati fossero giusti) a un tasso medio del 4% – si è risvegliato all´improvviso. Per la seconda volta in un anno.

«Siamo sull´orlo del precipizio», è la sintesi di Papakonstatinou. E´ vero: la Ue ha già alzato il cartellino giallo. I rendimenti dei titoli di stato sono schizzati all´insù (fino al 2% in più dei Bund tedeschi). Il governo lotta contro il tempo per mettere a punto una finanziaria credibile in un´Atene blindata da 6mila poliziotti per il primo anniversario, oggi, dell´uccisione di un 15enne nel quartiere anarchico di Exarchia: dopo i primi scontri, ieri sera, sono state arrestate 12 persone, tra cui cinque italiani. E ora i mercati, preoccupati che Bruxelles abbandoni il paese al suo destino, ha iniziato a sognare l´arrivo in soccorso del più improbabile dei principi azzurri: la Cina.

«Uno sogno? Mica tanto – dice Papanagiou indicando il labirinto di container che copre il molo numero due del Pireo come un gigantesco Lego colorato – guardi là». Ci sono i cassoni azzurri della Hanjing, quelli turchesi della China Shipping. Pile e pile. «Hanno iniziato ad arrivare un anno fa – spiega – e adesso si stanno moltiplicando». L´asse tra Atene e Pechino, via mare, c´è già. Da quando nel 2008 Karamanlis ha ceduto in gestione per 35 anni alla cinese Cosco il cuore del porto più antico del Mediterraneo, incassando 3,4 miliardi di euro. «Non che siano stati accolti benissimo», sorride Papanagiou.

I camalli ellenici si sono messi di traverso («li capisco, oggi lavorano sei ore e guadagnano più di un banchiere a Londra», dice il trasportatore). In pochi mesi di scioperi hanno aperto una voragine di 500 milioni nei conti del porto e l´hanno spinto fuori dalla classifica dei primi 100 scali mondiali.

Senza però scoraggiare i pazientissimi cinesi. «Mi sono offerto come garante per un´intesa e il lavoro, per ora, è ripartito», dice il numero uno della Piraeus Port Authority Georgios Anomeritis. L´enorme striscione biancoazzuro “Cosco go home” appeso all´ingresso dello scalo container è l´ultimo ricordo della vertenza: ora la Cosco vuole moltiplicare per cinque la capacità del Pireo in cinque anni e si muove già come fosse a casa sua.

Lo sbarco sui moli di fronte all´isola di Salamina potrebbe però essere solo il primo passo. La strategia dei cinesi sullo scacchiere estero è chiara. Africa docet. Si presentano con il libretto degli assegni in mano nei paesi in difficoltà. E a colpi di renminbi (le leggi del capitalismo valgono anche per i comunisti) riscrivono gli equilibri geo-politici. Atene è un candidato ideale. Il costo del debito è schizzato alle stelle (l´anno prossimo ci sono da rifinanziare 52 miliardi di bond). E le sirene orientali sono in agguato.

«La Grecia sta trattando per piazzare 25 miliardi della sua esposizione alla Cina», ha scritto il Wall Street Journal. E la smentita del governo è parsa a molti assai tiepida: «Non ci sono al momento piani di questo tipo – ha detto il pragmatico Papakonstantinou, formatosi alla London School of economics -. Ma come tutti al mondo stiamo studiando come diversificare la nostra posizione debitoria». Papandreou, per ora, è tranchant: non ci sarà bisogno di nessun salvataggio, promette, la Grecia rimetterà in sesto i conti entro i paletti Ue. Bruxelles, visti gli scivoloni ellenici sui numeri, è scettica: ha bocciato la prima bozza di finanziaria e minaccia sanzioni finanziarie a febbraio.

«Qualche dubbio l´ho anch´io – conferma Yannis Anghelopoulos, 21enne studente seduto fuori dalla facoltà di economia -. Il Pasok ha vinto promettendo di tassare i ricchi e aiutare i poveri. Ma se toccherà pensioni, stipendi statali e amminstrazione pubblica, rischia di vedersi rivoltare contro l´elettorato socialista». E allora? L´Europa, con l´economia in ripresa e l´euro al sicuro, potrebbe scegliere la linea dura. Mollando la Grecia, in caso di difficoltà sul debito, e costringendola a bussare al Fondo Monetario. «Papandreou forse sarebbe contento – conclude Anghelopoulos – Un´austerity imposta dall´esterno potrebbe costringere i greci ad accettare i sacrifici». O un ottimo alibi, sussurra qualcuno, per cedere a Pechino le chiavi del paese.

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