Economia

Grecia, Schaeuble al Bundestag: preparatevi a fallimento negoziati

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ATENE (WSI) – La situazione è precipitata e pertanto il ministro tedesco delle Finanze dirà ai deputati del Parlamento nazionale di prepararsi a un fallimento dei negoziati cona la Grecia. Uno o due mesi fa Wolfgang Shaeuble non sarebbe mai a arrivato a una simile affermazione.

Non solo. Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, ha riferito al Guardian che la Grecia rischia di uscire dall’Unione europea.

“Credo che lasciare l’euro significherebbe lasciare l’Unione europea”. Arriva anche la dichiarazione di un funzionario senior Ue: “Cipro dimostra che l’Eurozona può adottare controlli di capitale, ma sono molto indesiderati”.

Da segnalare che le banche cipriote vennero chiuse per diversi giorni dopo che il governo accettò aiuti per un valore di €10,7 miliardi. Tetti massimi vennero imposti su quanti soldi sarebbe stato possibile prelevare dalle banche, e i risparmiatori con depositi superiori a 100.000 euro subirono forti tagli sui loro depositi.

Detto questo, è lo stesso quotidiano tedesco Die Welt a sottolineare come, alla fine, è probabile che i politici di maggior successo dell’Eurozona, siano proprio loro: il leader Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yanis Varoufakis. Il quotidiano scrive che i due stanno deliberatamente prolungando le trattative in modo tale da permettere a Tsipras di arrivare a “una soluzione politica” a livelli più alti, e che il duo probabilmente ha portato a termine l’impresa di mettere KO la psiche della Germania. “Stanno osservando che la paura sta erodendo i tedeschi e stanno arrivando alle loro conclusioni. Quello che abbiamo letto di continuo negli ultimi mesi, ovvero che Tsipras e Varoufakis sono stati messi all’angolo, è sbagliato. In questo momento, probabilmente sono i politici più di successo in Europa”.

A questo punto le ipotesi principali per Atene sono due: fare default con uscita dall’euro oppure accettare un mezzo accordo ‘last minute’ con i creditori e prolungare la sofferenza. Con un nuovo piano di aiuti in cambio di misure di rigore, il paese fortemente indebitato continuerebbe a sostentare per un po’, ma non risolverebbe i suoi annosi problemi di crescita.

Mentre i ministri delle Finanze dell’area euro cercheranno di strappare un’intesa giovedì nell’ultimo di una lunga serie di infruttuosi Eurogruppi, gli analisti di BNP Paribas, scrivono che la Grecia “ha la pistola del default puntata alla tempia”. Secondo la banca francese l’Eurogruppo di domani è l’ultima chancee che ha Atene di scongiurare il fallimento.

Il governo ha chiesto di rinviare il rimborso all’Fmi – che non si può permettere di pagare – di sei mesi. Ma per il momento la richiesta è rimasta inesaudita.

La Banca centrale ellenica ha lanciato un drammatico appello nelle ultime ore, sottolineando che in caso di fallimento del negoziato “ci sarà una crisi incontrollabile” con l’uscita dall’euro e “molto probabilmente” dall’Unione europea. “Il mancato accordo segnerà l’inizio di un percorso doloroso ch farà della Grecia un paese povero dell’Europa meridionale”.

Che i colloqui con i creditori – che si protraggono ormai da cinque mesi – siano arrivati a un punto morto i mercati l’hanno capito e nelle sale operative si respira aria di rassegnazione: ormai gli investitori ritengono molto probabile un evento ‘cataclisma’ di Grexit.

Ieri le Borse europee hanno toccato i minimi da febbraio, mentre nel reddito fisso la volatilità ha fatto un gran balzo. In una delle sedute più nervose dai tempi in cui la crisi del debeito europeo aveva toccato l’apice nel 2012, i rendimenti sui bond emessi dall’Itlaia e daei cosidetti paesi ‘periferici’ sono saliti, contagiati dalla paura per il futuro della Grecia.

Stanca degli ultimatum delle autorità europee e dell’Fmi, la linea dura del partito al governo di coalizione, Syriza, è a favore di una tale eventualità. L’ala radicale della formazione politica chiede un default in stile “islandese” e una nazionalizzazione delle banche.

Tra le misure al vaglio nel piano B figurano l’imposizione di controlli di capitale, la chiusura delle banche e l’istituzione di una banca centrale sovrana in grado di difendere il nuovo sistema finanziario.

Il premier Alexis Tsipras, da parte sua, se accettasse le condizioni dei creditori sancirebbe la sua morte politica. Il partito anti austerity non può infatti permettersi di adottare le stesse misure imposte in passato e allo stesso tempo paradossalmente non ha molta altra scelta se vuole evitare il default.

Atene ha finito i soldi e da sola non riuscirà a ripagare il prestito da 1,6 miliardi dovuto a fine giugno al Fondo Monetario Internazionale, senza parlare delle pensioni da versare e degli stipendi che deve ai funzionari pubblici.

Intanto si fa sempre più critica anche la situazione degli istituti di credito, con circa 30 miliardi di euro che hanno già lasciato i depositi delle banche greche da ottobre a oggi. È la riprova ulteriore del crollo della fiducia nelle capacità delle autorità di trovare un accordo.

Il premier deve decidere come vuole che la storia lo ricordi. Il leader che ha spinto il paese fuori dall’Eurozona e verso un collasso economico sul breve, oppure come il politico che ha provato a cambiare le cose in Europa ma che ha ceduto alle pressioni internazionali e ha consentito alla troika di dimostrare il suo predominio sulla sovranità nazionale, proprio nel posto dove la democrazia ha visto la nascita.
(DaC-Lna)