Grecia: Fmi lascia tavolo negoziati

11 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – Le cose si mettono male in Grecia. Il Fondo Monetario Internazionale ha lasciato le trattative tra governo e creditori. Il Fondo ha citato la presenza di differenze di veduta sostanziali con i suoi interlocutori.

Il team incaricato di intrannere i negoziati ha lasciato Bruxelles per tornare a casa. Il portavoce Gerry Rice ha citato alcuni temi chiave, come la riforma delle pensioni e l’incremento delle tasse, tra le “differenze sostanziali” che rimangono con il governo Tsipras.

Anche il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, sembra aver perso la pazienza nei confronti della Grecia. “È ovvio che abbiamo bisogno di decisioni, non di trattative. Non c’è più tempo per i giochi. Sta arrivando il giorno in cui qualcuno dirà che i giochi sono finiti”.

Per Tusk, cruciale sarà il prossimo meeting dell’Eurogruppo, previsto per il 18 giugno. “Il governo greco deve essere un po’ più realistico”.

Notizie contrastanti arrivano dal fronte delle trattative. E una, in particolare, non sarebbe affatto buona, a dispetto del balzo della Borsa di Atene, che è salita il +8% (prima che uscisse la notizia circa l’uscita dell’Fmi dal tavolo dei negoziati). Riguarda un ultimatum lanciato da Germania e Francia ad Atene, a conferma di come il conto alla rovescia verso il default sia vicino allo zero.

Gli investitori stanno scommettendo sui rumor che circolano dal pomeriggio di ieri, secondo cui la cancelliera tedesca Angela Merkel si accontenterebbe di un impegno da parte della Grecia a soddisfare anche soltanto una riforma economica tra quelle che i creditori chiedono, per il rilascio di ulteriori fondi.

Sebbene i tedeschi stiano insistendo su un piano di Atene che includa tasse più alte, privatizzazioni e minori benefit pensionistici, alla fine la Germania potrebbe decidere di cedere. È questo almeno quanto hanno riportato due fonti.

Non è invece questo quanto riporta il Times: secondo il giornale in realtà nell’incontro tra il premier greco Alexis Tsipras, Merkel e il presidente francese Francois Hollande – che, alla fine, c’è stato, a dispetto delle indiscrezioni di ieri mattina – durato circa due ore, l’Europa avrebbe lanciato alla fine un chiaro messaggio ad Atene: “O vi arrendete, o congeliamo le vostre banche”.

Stando ad alcune indiscrezioni, l’Europa avrebbe insomma minacciato Atene di tagliare i fondi di emergenza che la Bce sta mettendo a disposizione degli istituti di credito ellenici.

Tensioni intanto ad Atene, dove i membri del sindacato PAME legato al partitocomunista hanno occupato il ministero delle Finanze, nell’ambito di una protesta contro l’austerity. In uno striscione, è stato raffigurato il premier Tsipras insieme agli ex premier George Papandreou e Antonis Samaras. In alto, la Bce che minaccia. Diverse le proteste, con un manifestante che ha scritto “NO”, riferendosi alle misure di austerity. In tutto 700 tra sindacati, associazioni e comitato di lavoro scenderanno in strada non solo ad Atene, ma in 59 comuni in tutto. E’ la prima grande protesta contro un eventuale accordo tra il governo guidato da Syriza e i creditori internazionali.

Tra le maggiori manifestazioni, una avverrà di nuovo nel pomeriggio di fronte al Ministero delle Finanze, dove sono già riunite diverse persone.

Ed è arrivata anche la dichiarazione del ministro delle finanze Yanis Varoufakis che ha detto che Atene non accetterà la richiesta dei creditori di perseguire un surplus primario dell’1%, nel corso di quest’anno. “In nessun modo abbiamo accettato di rispettare il target dell’1%, quest’anno, contrariamente a quanto è stato riportato.

Proprio ieri, la Banca centrale europea ha aumentato di nuovo il tetto sui fondi di emergenza a favore delle banche greche. L’incremento è di ben 2,3 miliardi di euro, dopo l’aumento di 500 milioni di euro della scorsa settimana, ed è il più sostenuto, su base settimanale, dalla metà di febbraio.

Ma la scorsa notte i funzionari Ue avrebbero avvertito Tsipras che la Bce potrebbe imporre regole più severe in merito agli aiuti alle banche, a meno che il governo Syriza non firmi a favore delle misure di austerity.

L’ennesima notizia negativa è arrivata con l’annuncio dell’agenzia di rating S&P, che ha tagliato sempre nella notte il rating sul credito della Grecia da CCC+ a CCC, motivando la decisione con la scelta del governo di Atene di posticipare il rimborso del debito all’Fmi, fattore che indica la priorità greca di pagare le pensioni.

“In assenza di un accordo con i creditori ufficiali, la Grecia probabilmente farà default sui suoi debiti commerciali entro i prossimi 12 mesi – hanno avvertito gli analisti di S&P guidati da Frank Gill – Senza un cambio di traiettoria nel Pil nominale e in assenza di una riforma profonda del settore pubblico, il debito della Grecia è insostenibile”.

Stamattina sono arrivate nuove precisazioni dalla stessa agenzia di rating, secondo cui la vera data chiave non è il 30 giugno, ma il 20 luglio. A confermarlo, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg, lo stesso responsabile della divisione di rating, Moritz Kraemer, che si è riferito alla data in cui in teoria la Grecia dovrebbe onorare un debito di 3,5 miliardi di euro, contratto con la Bce.

“La vera scadenza è a luglio, quando la Grecia dovrà rimborsare i soldi che deve alla Bce. Se non ci riuscirà, ritengo che a quel punto sarà impossibile per la Bce continuare ad assicurare al settore bancario della Grecia”.

Il governo di Atene ha presentato negli ultimi giorni un nuovo piano di riforme che prevede di fare ricorso al Fondo salvastati europeo. L’ESM comprerebbe 6,7 miliardi di bond ellenici dalla Banca Centrale Europea per coprire tutti i rimborsi del debito che spettano ad Atene quest’estate. Le divergenze di opinioni nei negoziati tra creditori e governo, entrati nella fase cruciale, non sono state colmate e il tempo inizia a stringere.

Secondo il governo il 30 giugno è la data ultima per sbloccare la fase di stallo, ma ora S&P individua il giorno X nel prossimo 20 luglio.

Secondo Wolfgang Munchau del Financial Times nessuna delle due proposte sul tavolo delle trattative, né quella del governo né tantomeno quella dei creditori, risolverà i problemi della Grecia.

Per l’opinionista del quotidiano della City l’esito peggiore possibile non è tanto un evento di Grexit o un default, quanto un accordo che lasci un paese senza soldi e senza riforme in uno stato di “depressione permanente”. Insomma, la soluzione gattopardesca del cambiare tutto per non cambiare nulla.

(DaC-Lna)