Grecia come Venezuela? Assalto a negozi e stazioni benzina. Mentre è crisi umanitaria

1 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Oltre alla corsa agli sportelli, poi impedita dalle autorità per salvare le banche, a dispetto dei pensionati che hanno dovuto aspettare giorni per ricevere i loro assegni mensili; oltre al limite sui prelievi giornalieri dai Bancomat, fissato a 60 euro; oltre, dunque, alla dura imposizione di controlli di capitali, annunciata la scorsa domenica, c’è stata nelle ultime ore in Grecia anche la corsa ai supermercati, ai negozi alimentari e alle stazioni di rifornimento di benzina.

Tant’è che il paese in questi giorni assomiglia sempre di più al Venezuela. Diversi i cittadini che si sono presentati alle pompe di carburanti direttamente con le taniche vuote, determinati a riempirle. Forte è la preoccupazione anche per il rifornimento di medicinali. Le case farmaceutiche hanno dichiarato che continueranno a consegnare farmaci nelle prossime settimane, nonostante i mancati pagamenti; ma hanno anche avvertito che le consegne saranno a rischio e che è indispensabile intervenire prontamente.

La crisi greca non è solo una crisi finanziaria, è anche una crisi umanitaria. Athina Tatsioni, dottoressa presso il pronto soccorso dell’ospedale di Ioannina – la più grande città dell’Epiro, nel nord ovest della Grecia – spiega il caos che regna all’interno degli ospedali.

Quando iniziò a lavorare, nel 2009, c’erano al massimo 280 pazienti al giorno; ora, ce ne sono più di 600. Molti hanno perso l’assicurazione sanitaria, diventando disoccupati, e non possono permettersi di pagare le loro cure. Si presentano dilaniati da malattie terminali, o presentano altre condizioni gravi, come diabeti che non sono stati curati e disturbi in stadio avanzato.

Questo è il risultato dei tagli sulla spesa pubblica degli ultimi cinque anni, che hanno messo KO il sistema sanitario, con effetti devastanti sulla salute dei cittadini. Dal 2008, la spesa federale sugli ospedali è calata dal 6,3% al 3,9% del Pil. Le strutture ospedaliere sono state costrette a tagliare i loro budget fino al 50%, e a licenziare i dipendenti. Un medico britannico, che ha lavorato recentemente in Grecia, ha detto che le condizioni in cui versano gli ospedali sono simili a quelle presenti nei paesi in via di sviluppo.

Per non parlare dei molteplici casi di depressione e di suicidi. Dal 2011, stando a uno studio di BMJ Open, i casi di suicidio sono balzati +36%.

Non solo: studi recenti hanno rilevato che spesso i dottori sono a corto di medicinali che sono necessari per lo svolgimento del loro lavoro. Il quadro si fa ancora più drammatico se si fa riferimento alla decisione presa dal dipartimento della Salute in Grecia di tagliare, nell’agosto del 2014, il programma di prevenzione per i tumori, imponendo maggiori limiti sui numeri di esami diagnostici per i tumori al seno, all’utero e alla prostata che i dottori possono prescrivere, e fissando tetti massimi sulle spese per questi test.

Da allora, i dottori hanno denunciato che tale situazione provocherà maggiori casi di tumori nel paese, a causa dei tagli – sempre dovuti alle misure di austerity imposte dalla ex troika, alias le istituzioni – che hanno quasi fatto scomparire la prevenzione.

“Le argomentazioni addotte per questi tagli al budget sono basate sulla necessità di controllare i costi sanitari – avevano scritto alcuni ricercatori, in un articolo pubblicato sulla rivista Lancet – Tuttavia, la popolazione in Grecia che riceve servizi di screening era già bassa, rispetto alle raccomandazioni arrivate (tra l’altro), dallo stesso Consiglio europeo”.

I tagli alla sanità sono stati già accompagnati dall’aumento di malattie infettive.

Tra il 2009 e il 2012, i casi di nuove infezioni del virus HIV tra chi fa utilizzo di droghe sono cresciuti drammaticamente, da 15 a 484. E i casi di tubercolosi, sempre secondo Lancet sono più che raddoppiati tra il 2012 e il 2013.

Tra l’altro, la Grecia rischia anche di trovarsi a corto di vaccini, con il rischio di incorrere in tutte quelle malattie che possono essere da essi evitate.

Frustrati, molti medici decidono di dire addio al paese.

E’ vero che la Grecia è tra i paesi al mondo con la più alta percentuale di medici rispetto alla popolazione. Fino al 2010, c’erano 6,2 dottori per 1.000 persone.

Tuttavia, la situazione in cui lavorano nel paese è diventata così pesante che, per molti, la scelta è stata quella di fare le valigie e recarsi in altri paesi, come Germania e Svezia. D’altronde, i salari all’estero sono almeno doppi rispetto ai 1.200 euro al mese, che al momento guadagnano in Grecia. [ARTICLEIMAGE]

Fonte: VOX:Why Greece’s financial crisis is a health crisis too