Grecia chiede 3 anni di aiuti in cambio di riforme immediate

8 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – Senza un accordo questo weekend l’Europa inizierà a studiare un piano di uscita della Grecia dell’area euro. Il summit europeo stavolta sarà veramente il momento decisivo della crisi. O Atene otterrà aiuti a breve termine oppure scatterà il piano B di Grexit.

La Grecia ha presentato all’Eurogruppo un programma di aiuti di tre anni, con l’intervento del fondo salva stati ESM e la promessa di implementare subito già dalla settimana prossima le riforme fiscali – su Iva e baby pensini per cominciare – volute dai creditori internazionali.

La lettera con la promessa di attuare alcune delle misure già dalla prossima settimana è stata inviata dal ministro delle finanze Euclid Tsakalotos al presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e al dg dell’Esm Klaus Regling.

Stando a quanto scrive Dow Jones la lettera non contiene molti altri dettagli sull’attuazione delle misure che il governo greco si impegna a prendere nei prossimi giorni.

Sul debito si afferma che “come parte di una discussione più ampia da fare, la Grecia valuta positivamente l’opportunità di esplorare misure potenziali” per rendere il debito verso gli Stati “più sostenibile e gestibile nel lungo termine”.

Secondo la Germania la richiesta di aiuti inviata al Meccanismo europeo di stabilità, l’Esm, potrà essere esaminata “soltanto dopo che la Grecia avrà presentato una ampia lista con le riforme” che intende attuare.

L’Unione europea deve far fronte al momento “più critico” dei suoi 64 anni di storia. È quanto ha ammesso Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, dopo il nulla di fatto dei leader durante la notte.

“La nostra incapacità di trovare un accordo potrebbe provocare la bancarotta della Grecia e l’insolvenza del suo sistema bancario”, ha detto Tusk.

Stando a quanto riporta il Telegraph, il paese ellenico avrebbe a questo punto appena cinque giorni di tempo per evitare lo scenario Grexit e il peggioramento di una crisi umanitaria che va avanti già da anni.

Ieri il premier ellenico Tsipras ha presentato all’Eurogruppo e al Consiglio Ue l’ultima proposta per ricevere nuovi aiuti. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha detto che le autorità europee “sono pronte a tutto”, anche uno scenario in cui la Grecia lascia euro e Unione Europea. L’opzione preferita sarebbe mantenere Atene nel blocco a 19.

Rivolgendosi a chi ritiene che un’uscita della Grecia dall’euro non avrebbe conseguenze geopolitiche irreparabili per il continente, Tusk ha detto: “Se qualcuno ha una qualsiasi illusione che non sarà così, è un ingenio”.

Juncker, presidente della Commissione europea, ha proprio ammesso che la Commissione ha “uno scenario Grexit preparato nel dettaglio”.

Parlando a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo, Tsipras ha sottolineato che serve una “soluzione europea” per la crisi del suo paese. Secondo il leader di Syriza la vittoria del no all’austerity ottenuta nel referendum di domenica gli dà un mandato per una “soluzione socialmente giusta e economicamente sostenibile”.

“La gente chiede un accordo con i loro vicini che li faccia uscire dalla crisi e lancia un appello per politiche di ridistribuzione e uno spirito di sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Tsipras, aggiungendo che non è un’esagerazione affermare che negli ultimi cinque anni il mio paese è stato trasformato in un laboratorio dell’austerità”.

Mancano solo cinque giorni per salvare la Grecia. Domenica si terrà il summit che dovrebbe essere decisivo per le sorti del paese. Il suo futuro è diviso tra un accordo o uno scenario di Grexit.

Intanto il governo non ha i soldi per pagare le pensioni e gli stipendi dei funzionari pubblici. Dal ministero delle Finanze hanno smentito le indiscrezioni stampa secondo le quali si starebbe preparando all’introduzione di una valuta parallela all’euro per effettuare i pagamenti a fine luglio. L’idea, secondo Kathimerini, sarebbe quella di emettere certificati del debito IOU (I owe you).

(Lna-DaC)

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7/7/2015 – Stavolta il no non è all’austerity, ma all’accordo eventuale tra Grecia e creditori. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha detto che oggi, in occasione della riunione dell’Eurogruppo, non sarà stretta alcuna intesa tra le due parti. I negoziati che ormai durano da cinque mesi non si sbloccheranno così in fretta come il governo Tsipras vuole far credere o per lo meno spera.

Arrivano anche altre dichiarazioni che sono una vera e propria doccia fredda per Atene. Il numero due della Commissione europea, vicepresidente Vladis Dombrovskis, ammette che, “se la fiducia non sarà ripristinata, e se non ci sarà un piano di riforma credibile, uno scenario Grexit non potrà essere escluso”.

Il Commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici ha poi sottolineato che, in occasione dell’Eurogruppo di oggi, non si discuterà di perdono o taglio del debito. Alexis Tsipras chiede intanto 7 miliardi di aiuti di emergenza per far sostentare il suo paese, la cui economia vale solo il 2% dell’area euro. Un eventuale crac delle finanze potrebbe tuttavia scatenare un effetto domino.

In un intervento al Parlamento Europeo, Juncker ha fatto tornare con i piedi per terra il premier ellenico, dicendo che anche se è “contrario a un evento di Grexit”, per prima cosa tutte le parti chiamate in causa devono stabilire insieme cosa “rispettare il voto greco” significhi.

“I greci hanno parlato ma mi piacerebbe capire cosa hanno detto. La domanda che è stata rivolta al popolo greco riguarda qualcosa che non esiste”, ovvero una proposta dell’Europa che non è più sul tavolo.

Alexis Tsipras presenterà un nuovo piano di riforme in cambio di aiuti alla riunione straordinaria dei leader dell’area euro a Bruxelles. Stando alle indiscrezioni che arrivano da Suddeutsche Zeitung, le proposte greche all’Eurogruppo sono molto simili al piano contro cui i greci hanno votato “no” al referendum di domenica, 5 luglio. Il piano manterrebbe in vigore il rimborso dell’Iva per le isole, lascerebbe l’Iva per il settore della ristorazione al 13% e includerebbe tagli limitati alle spese per la difesa.

Ovviamente le linee rosse da non oltrepassare saranno sempre Iva e pensioni. Intanto un’altra dura constatazione è arrivata dal vice cancelliere Sigmar Gabriel: “E’ stato ingenuo far entrare la Grecia nell’euro”, ha detto Gabriel, leader del partito SPD.

“Solo molto rattristato dal fatto che la delegazione greca abbia abbandonato il tavolo delle trattative – non si fa così in Europa. È stato un grave errore. Dobbiamo provare a trovare una soluzione. Ma non sarà oggi sarebbe troppo semplice. Oggi aprirem la strada, con colloqui. Ci verremo incontro per rimettere le cose in ordine. La palla è nel campo del governo greco”.

Sta a Syriza, forte della vittoria dei no al referendum sul nuovo programma di austerity, fare la prima mossa. Intanto cresce il numero di economisti che non solo pronostica un’uscita di Atene dall’area euro, ma che se lo augura proprio per il benessere futuro dell’area.

Secondo Romano Prodi, poi, insieme a Merkel e Sarkozy, l’allora presidente dell’Eurogruppo Juncker ha commesso l’errore di non capire che nel 2010 il debito greco andava ridotto.

Fonte: Protothema

(DaC)