Grecia: buco allarmante, deficit sara’ ridotto meno del previsto

di Redazione Wall Street Italia
23 Giugno 2011 11:45

Roma – Il fallimento dei leader europei nell’affrontare una crisi che e’ entrata ormai nel suo 21esimo mese – quella del debito sovrano europeo e in particolare greco – ha fatto salire l’ansia circa le prospettive dello scoppio di uno tsunami finanziario, appena un paio d’anni dopo che il mondo e’ riuscito a uscire da un altro scisma devastante, quello della crisi subprime.

Non c’e’ stato il tempo di leccarsi le ferite che ecco la nuova crisi “prendere una piega preoccupante”, dice a Bloomberg Paul de Grauwe, un professore di economia dell’Universita’ Cattolica di Leuven, in Belgio, nonche’ due volte candidato per un posto alla Banca centrale europea. “Lo scenario piu’ favorevole e’ che riusciremo a resistere per i prossimi sei mesi. Quello meno positivio e’ che ci sfuggira’ il controllo della situazione”, ha avvertito de Grauwe.

Il pacchetto di aiuti da 256 miliardi di euro promesso alla Grecia, Irlanda e Portogallo non ha fatto molto per risolvere la crisi, bensi’ ha solo dato tempo ai funzinari europei di cercare una vera soluzione a lungo termine contro un possibile default, dice Andrew Balls, capo gestore del portafoglio europeo di Pacific Investment Management Co (PIMCO).

Il costo per assicurarsi contro il default del debito senior di 25 banche e compagnie di assicurazione e’ salito a 162 punti base dai 120 dell’8 aprile, secondo i dati di JP Morgan Chase. Assicurarsi contro il default sovrano, il piu’ caro nel mondo, indica che ci sono piu’ di tre possibilita’ su quattro che Atene sara’ costretta a ristrutturare il debito.

A questo proposito c’e’ un “buco” diagnosticato nel piano di austerita’ della Gecia, di tale dimensioni (si parla di 3,8 miliardi di euro) da fare si che il debito verra’ ridotto meno del previsto. La giornalista freelance Matina Stevis – che e’ sempre stata molto affidabile nel riferire sulle questioni riguardanti la Grecia – dice nel suo account twitter (citando i media greci) che c’e’ una sorta di “falla” nel piano fiscale a medio termine. Il che significa presumibilmente che non ridurra’ il deficit abbastanza.

I prossimi giorni saranno in questo senso fondamentali per decidere il destino del paese, con i voto sul piano di austerita’ che si avvicina (e’ fissato per la prossima settimana) e che sara’ molto piu’ difficile da far passare nelle aule del parlamento rispetto al voto di fiducia al nuovo governo “rimpastato”.

Come se non bastasse, tale presunta falla non e’ l’unica cosa che sta andando storto ad Atene. Da quando i mercati hanno festeggiato il voto di fiducia ottenuto dal governo Papandreou e indispensabile per ricevere il nuovo pacchetto di aiuti da Ue e Fmi una serie di eventi “imprevisti” ha riportato la tensione su livelli molto alti.

Il nuovo ministro delle finanze Evangelos Venizelos ha tentato di rinegoziare l’accordo in alcune parti gia’ accordate con i creditori il mese scorso, facendo arrabbiare non poco i suoi omologhi europei, impegnati da tempo nel trovare una soluzione alla complicata e grave crisi del debito Atene.

Secondo quanto riferito dai funzionari al Financial Times, informato sulla mossa, Evangelos Venizelos ha proposto di cambiare il programma di privatizzazione da 50 miliardi di euro concordato da parte delle autorita’ greche e ha cercato di ritardare il voto della prossima settimana in Parlamento, insistendo sul fatto che non poteva essere fatto in fretta, citando motivi procedurali.

Sia l’Unione europea sia il Fondo monetario internazionale hanno posto il passaggio del nuovo programma di austerita’ da 28 miliardi come la condizione principale per lo svincolo dei 12 miliardi di euro di aiuti che la Grecia deve ricevere entro il 15 luglio per evitare inadempienze nel debito sovrano.

Inutile aggiungere che la proposta dell’onorevole Venizelos ha causato costernazione, per usare un eufemismo, perche’ i politici sono gia’ profondamente preoccupati circa le possibilita’ che la Grecia riuscira’ a implementare il programma concordato, dandogli piena attuazione. Il piano e’ stato discusso per un mese con il FMI, la Commissione europea e la Banca centrale europea.

La proposta dell’onorevole Venizelos e’ stata sonoramente respinta dagli altri ministri delle Finanze dell’eurozona riuniti a Lussemburgo, cosi’ come da Olli Rehn, il solitamente mite capo economico dell’Ue, che ha reagito con rabbia di fronte all’idea del ministro greco, insistendo col dire che nessun cambiamento potra’ essere apportato.

“E’ riuscito a dire tutto quello che non avrebbe dovuto dire”, ha detto un diplomatico dell’area euro circa la proposta dell’onorevole Venizelos.