Grecia a corto di euro, rimonta l’idea di una moneta parallela

4 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Mentre resta incerto l’esito delle negoziazioni tra la Grecia e i suoi creditori, in vista della scadenza della prossima tranche di pagamenti al Fmi prevista per il prossimo venerdì, prende sempre più piede l’ipotesi di introdurre nel paese una moneta parallela per far fronte alla carenza di euro. L’idea di base – discussa in un articolo pubblicato su Bruegel- è quella di utilizzare la nuova valuta per alcune transazioni nazionali, mantenendo l’euro per i depositi bancari e per le transazioni estere.

Gli economisti Biagio Bossone e Marco Cattaneo scrivono che, secondo recenti notizie di stampa, sia il governo greco che la BCE starebbero prendendo in considerazione la possibilità (per la Grecia), già nelle prossime settimane, di emettere una moneta nazionale parallela per pagare alcune spese del governo, inclusi gli stipendi dei dipendenti pubblici, le pensioni.

Ludwig Schuster aggiunge a questo proposito che l’idea di valute parallele era stata discussa prima della creazione dell’euro, pensando ad uno strumento in grado di ammorbidire la transizione verso la moneta unica. “Come sappiamo, alla fine la classe politica ha seguito un percorso diverso”.

Per Biagio Bossone e Marco Cattaneo, l’introduzione di una moneta parallela potrebbe aver luogo in almeno due modi. La prima strada sarebbe l’emissione di una sorta di cambiali. In pratica l’emittente promette di pagare euro ad una scadenza futura. In sostanza, questi “”pagherò” sarebbero obbligazioni di debito emessi e utilizzati per sostituire euro.

La seconda strada potrebbe essere quella di rilasciare certificati di credito fiscale (CCF) e assegnarli a lavoratori e delle imprese senza alcun costo. I CCF sarebbero validi per pagare qualsiasi tipo di impegno finanziario verso la pubblica amministrazione (tasse statali e locali, contributi, multe, etc.) a partire da due anni dall’emissione, ma sarebbero anche immediatamente convertibili in euro da parte degli assegnatari.

Secondo quanto si legge su Moneta fiscale.it “I CCF sono titoli che, in quanto validi per pagare il fisco e gli impegni verso la PA, sarebbero universalmente accettati a livello nazionale e quindi funzionerebbero come moneta, come mezzo di pagamento. Tuttavia, non costituiscono una moneta parallela all’euro e non farebbero concorrenza alla moneta unica: infatti la loro funzione primaria consiste proprio nello scongelare la liquidità in euro e rimettere in circolazione la moneta unica sul mercato dei beni e servizi. I CCF, essendo un titolo denominato in euro e non una moneta, non subiranno svalutazioni o rivalutazioni rispetto all’euro, ma in quanto strumento finanziario saranno ovviamente soggetti a un tasso di attualizzazione”.

Fonte: Fonte: The Bruegel