GRAZIE, FIRST LADY DELLA PORTA ACCANTO

20 Agosto 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – A Miami, a Ocean Drive, le ragazze e le donne che passeggiano, di colore o no, indossano short, t-shirt e camicia. Lo stesso succede nelle belle stradine wasp di Georgetown o nei mall di lusso di Santa Monica. Ricche o povere, ricchi o poveri, quasi tutti, di questa stagione, negli Stati Uniti si vestono con tale divisa minimalista, alla quale si aggiungono scarpe da jogging con calzini fantasma per proteggere i piedi.

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Cambia solo la qualità dei tessuti della divisa. Le magliette dei ricchi sono firmate Diane Von Fürstenberg e i pantaloncini Ralph Lauren.

Di nobili marche era vestita Michelle Obama l’altro ieri. Dopo aver mostrato le belle e muscolose braccia d’inverno, Michelle ci ha deliziato con le perfette gambe d’estate. La first lady ha rotto così gli schemi. Nulla sarà più uguale nel reparto femminile della Casa Bianca. Guardare in basso è un fenomeno che un’inchiesta di «Le Nouvel Observateur» definisce «il popolarizzarsi dei potenti», uomini e donne al vertice che tendono a vestirsi e comportarsi come chi sta ben al di sotto di loro.

La moda era nell’aria da qualche anno, da Vladimir Putin a torso nudo, Silvio Berlusconi con la bandana, Tony Blair vestito da calciatore del dì di festa, Nicolas Sarkozy in maglietta sudata e pantaloncini da jogging, Fidel Castro in tuta ospedaliera, il Santo Padre in clinica col polso ingessato, Lula da Silva in canottiera con pancetta.

Ma sono stati gli Obama a seppellire l’etichetta di White House, il tempio del rigore, dell’eleganza, dello stile da manuale diplomatico.

Barack Obama: via la cravatta, i piedi sul tavolo, partite di pallacanestro, camicia senza giacca nelle manifestazioni ufficiali, birra nei pub, cucina spiced del Sud nei fast food della Washington nera, gergo del ghetto per far ridere gli amici e i giornalisti (come è successo all’annuale ricevimento per la stampa americana qualche settimana fa), abitini ben stirati da uomo comune, diversi dagli sfavillanti completi hollywoodiani di Ronald Reagan.

Michelle Obama: orto nella Casa Bianca dove si sono sempre preferite rose, abiti da contadina per innaffiare carote, vestiti sbracciati e troppo aderenti, soprattutto sul sedere e sull’addome, scarpe un po’ troppo colorful, trucco a volte pesante, pacche sulle spalle alla regina Elisabetta, una sovrana che il protocollo proibisce di sfiorare, battute forti con le amiche nei cocktail parties ristretti della Casa Bianca.

E infine quei pantaloni che avrebbero fatto piangere un coro di First Ladies: Mamie Eisenhower coi vestitini blu da collegio del Kansas, Jackie Kennedy in tailleur di Oleg Cassini e abiti da sera di Valentino, Mrs Nixon iperformal, «Lady Bird» Johnson, sempre coperta da capo a piedi, Nancy Reagan con tanti brillantini sui revers delle giacche, fino a Hillary Clinton, complessata per i polpacci grossi e quindi sempre in pantaloni, e Laura Bush, anche lei con un corpo da non mettere in mostra come quello da folk singer sexy di Michelle Obama.

L’esempio viene dall’alto. E quindi tutto l’alto mondo, dopo Barack e Michelle, si sente da due giorni più decontracté.

Evviva, era ora. Adesso tutti e tutte in short, come nei parcheggi di Bal Harbour a Miami. Thank you Michelle.

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