Gradimento verso l’Europa, Italia fanalino di coda. Ma giovani sono entusiasti

22 Marzo 2019, di Alessandro Chiatto

Il sistema dei media, tradizionali e social, restituiscono una propensione della popolazione verso l’euro e l’Europa. Nell’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio presentata in queste ore a Cernobbio, emerge un sondaggio effettuato nell’ultimo quarto dello scorso anno sul gradimento verso l’Europa della popolazione. Premesso che ogni sondaggio va preso con le dovute cautele, è interessante notare, più che il complesso o la media delle intenzioni auto-dichiarate, è l’eterogeneità dei risultati nazionali alla domanda “se domani si tenesse un referendum per restare o uscire dall’Europa, come voteresti”?

Italia fanalino di coda

Come si nota dal grafico (fonte Parlemeter, 2018) solo in due Nazioni la somma tra “uscire” e “non so” supera il 50%: Repubblica Ceca e Italia, quest’ultima mostrando il dato più contrario all’Europa. Utilizzando un criterio più stringente, ovvero la differenza tra favorevoli e contrari, la posizione peggiore è quella del Regno Unito, con uno scarto a favore del “restare” del 18%, seguita dall’Italia con il 20%. In Grecia, un Paese in cui, secondo epidermiche ancorché diffuse ricostruzioni , l’impatto dell’Europa e dell’euro sarebbe stato devastante, lo scarto a favore di chi vuole rimanere è del 37% (quasi doppio rispetto al parametro italiano).

Considerando un margine d’errore del 3% assoluto e sommando gli indecisi ai contrari i cittadini di soli quattro Paesi su 28 potrebbero optare per il “leave”: Regno Unito, Ungheria, Repubblica Ceca e Italia. Quindi, forse i sentimenti anti-europei, stando al sondaggio, possono essere ridimensionati nella loro intensità reale. “Probabilmente noi italiani siamo portati a pensare che quello che pensiamo noi sia simile al pensiero degli altri, ma non è così”, spiega Mariano Bella, direttore Ufficio Studi Confindustria.

Giovani positivi

Il gradimento verso l’Europa sembra, quindi, essere molto differenziato tra Paesi e quello che si percepisce in un Paese poco europeista come l’Italia di oggi non corrisponde al sentiment europeo. Inoltre, se in alcune Nazioni cresce il sentiment contro le istituzioni europee, una quota crescente di cittadini dell’Ue, superiore al 30%, appare convintamente europeista. Dentro la restante parte, molti opterebbero per mantenere il proprio Paese dentro la Ue più per mancanza di alternative credibili che per adesione a un progetto.

Un’utile distinzione va fatta, infine, sulla percezione dell’Europa tra i giovani (fino a 25 anni) e persone meno giovani (da 55 anni in su). Gli scarti indicati nella tabella confermano l’idea che l’antipatia nei confronti dell’Europa sia questione più per anziani che per giovani. Nell’area euro i giovani sono favorevoli per una frazione del 70%; in Italia lo scarto è di 10 punti, mentre nel Regno Unito di 35 punti. Quest’ultimo dato fa pensare al fatto che coloro che hanno determinato la Brexit, forse, non sono coloro che la subiranno pienamente.