Governo in agonia: niente decreto per l’Europa, misure inefficaci

2 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – Il cdm ha approvato un maxi-emendamento alla legge di stabilita’. Che rischia di deludere i mercati: niente modifiche alle pensioni, patrimoniale e ‘licenziamenti facili’ (no anche al prelievo forzoso sui conti correnti). Calderoli (Lega): “Serviva una terapia d’urto”. Sempre valida l’ipotesi di un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti. Processo a Tremonti e rivolta contro il ministro dell’Economia.

Il consiglio dei ministri ha approvato nella tarda serata un maxi-emendamento alla legge di stabilita’. Il documento rischia di deludere i mercati: niente misure di aggiustamento delle pensioni, niente patrimoniale e per fortuna niente prelievo forzoso dai conti correnti. Caos sul testo del documento, lo stesso presidente del consiglio Berlusconi ha dovuto precisare che le versioni circolanti non vanno prese per buone.

Da misure per il lavoro alle liberalizzazioni fino alle dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico. Questi alcuni dei ‘temi’ contenuti nel maxiemendamento al ddl Stabilità cui il governo ha dato questa sera il via libera per mettere nero su bianco gli impegni presi nella lettera inviata all’Unione europea. Tuttavia, il testo sarebbe ancora in via di definizione.

Escluso comunque dal ministro dello Sviluppo Paolo Romani, il prelievo forzoso sui conti correnti così come, riferiscono fonti di governo, anche le norme sui cosiddetti licenziamenti facili. Secondo quanto si apprende dopo il maxiemendamento al ddl Stabilità, ora all’esame del senato, l’esecutivo potrebbe varare prima un decreto legge e poi un disegno di legge nei quali inserire progressivamente le altre misure annunciate nella lettera secondo un calendario preciso.

Il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi non entra nel merito delle misure e si limita a riferire che il cdm ha dato il via libera a un maxiemendamento al disegno di legge di Stabilità “che recepisce sul piano normativo gli impegni assunti dal presidente Berlusconi nella sua lettera all’Unione europea del 26 ottobre scorso”.
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Un capitolo del maxiemendamento riguarderà una serie di misure sul lavoro. Saranno facilitati i contratti di apprendistato ed è prevista una serie di incentivi per l’assunzione di giovani disoccupati, per facilitare il lavoro part-time, l’inserimento delle donne e il telelavoro. E’ quanto si apprende da fonti di governo.

Si tratta di misure adatte a fronteggiare la bufera sui mercati e la perdita di valore di titoli di stato e azioni alla borsa di Milano, e il rialzo dei tassi sui bond del debito pubblico? Lo diranno i mercati giovedi’.

Il governo in ogni caso mai come ieri sera e’ sembrato a un passo dalla crisi, una dozzina di onorevoli del PDL ha chiesto al premier “un passo indietro”. Vorrebbero un nuovo esecutivo guidato da Gianni Letta. E’ una lettera firmata da 6 parlamentari del partito di maggioranza a chiedere la svolta, dopo settimane di documenti “anonimi”. Tra i nomi dei firmati, i deputati Giustina Destro, Gincarlo Pittelli, Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio, Fabio Gava. Anche Santo Versace e l’ex ‘responsabile’ Sardelli sarebbero tentati di aggiungersi.

Questa volta quindi ci sono anche le firme (vedi sotto dettagli). Secondo quanto apprende l’Agi un gruppo di ‘frondisti’ del Pdl ha preparato un documento per chiedere al premier Silvio Berlusconi un passo indietro, un nuovo esecutivo e l’allargamento della maggioranza. Nella lettera si fa riferimento alla necessita’ di approvare subito le misure chieste dall’Europa. Soltanto creando nuove condizioni, si sottolinea nella missiva, e’ possibile evitare le elezioni anticipate e salvare il Paese. A firmare il documento sono stati una decina di deputati del Pdl. La raccolta firme e’ ancora in corso. Oggi i ‘frondisti’ si sono incontrati in un albergo della Capitale per valutare le prossime mosse.

Il presidente Napolitano in giornata ha convocato al Colle le opposizioni: sembrano gia’ avviate le pre-consultazioni per la formazione di un nuovo governo. Sempre valida l’ipotesi di un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti. In serata dalle 20:40 riunione d’emergenza a Palazzo Chigi, atteso il varo dei provvedimenti per il G20.

In precedenza un vero e proprio processo a Giulio Tremonti è andato in scena nel corso dell’ufficio di Presidenza del Pdl. Il titolare del dicastero è arrivato in ritardo e andato via in anticipo, ma in tempo per ascoltare il durissimo intervento di Renato Brunetta, che ha messo in guardia dal problema di una sempre crescente distonia tra il Tesoro e il resto del governo. Tremonti, che non è intervenuto, viene descritto come sorridente e intento ad abbozzare disegni su alcuni fogli bianchi.

Poi, andato via il titolare del Tesoro, è toccato a Fabrizio Cicchitto criticare il superministro: “Come oggi, anche in futuro dobbiamo discutere delle politiche economiche del governo in questa sede. Tutti possono avere idee differenti, sono legittime. Ma vanno discusse colleggialmente”. E giù alcune critiche ad alcuni aspetti dell’impostazione che Tremonti ha dato alla politica economica del governo. Scatta un applauso, ma siccome Tremonti è già andato Maurizio Lupi, pur dicendo di condividere la sostanza, chiede che appunti del genere vengano mossi di fronte al diretto interessato.

AGGIORNAMENTO

ROMA – ”Berlusconi e’ diventato il burattino principale del teatrino politico italiano. Si assuma le sue sue responsabilita’ ”. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad Agora su Rai 3.

”Nessuno auspica che Berlusconi se ne vada per dar vita a un governicchio. Berlusconi lascia o non ha la maggioranza? Se non si riesce a dar vita ad un governo di larghe intese composto da tutte le forze che si sentono in grado di presentare grandi sacrifici va bene, altrimenti e’ meglio che si vada a votare”. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad Agora’ su Rai 3.

”La Confindustria, che non e’ proprio un’organizzazione bolscevica dice: mettiamo una tassa sui patrimoni gli italiani lo capiscono benissimo. Se, al contrario, dicono, interveniamo sul mercato del lavoro, rendendo piu’ facili i licenziamenti, gli italiani qualche motivo per arrabbiarsi credo lo abbiano. Berlusconi e’ contrario e tutti hanno capito il perche’. Perche’ difende i suoi interessi” afferma il presidente della Camera.

”Possiamo continuare ad andare avanti con un esecutivo che, se sta bene, va avanti con un voto? Non credo sia nell’interesse del Paese” continua.

RISPUNTA LETTERA ‘SCONTENTI’ PDL – Sono al momento sei i deputati del Pdl ad aver firmato la lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, gia’ anticipata dall’ANSA, in cui si chiede un atto di discontinuita’ con l’allargamento della maggioranza. I nomi sono quelli di Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giorgio Stracquadanio, Isabella Bertolini e Giancarlo Pittelli. I parlamentari sono rimasti riuniti fino a tarda sera all’hotel Hassler a Trinita’ dei Monti.

Allo studio dei frondisti ci sarebbe anche un nuovo gruppo parlamentare autonomo dal Popolo della liberta’. Un progetto che sarebbe stato messo sul tavolo dei numerosi incontri della giornata. Anche se non tutti sono d’accordo. C’e’ chi tra i ‘malpancisti’ preferirebbe tradurre il malcontento in un documento o chi resta attendista. Ma il crollo in Borsa di ieri ha fatto di nuovo schizzare a livelli di guardia l’agitazione dentro il Pdl. Nonostante Berlusconi si dica fiducioso di recuperare anche chi, come Roberto Antonione, il suo addio lo ha gia’ pronunciato.

”Abbiamo una maggioranza in grado di votare i singoli provvedimenti”, ha rassicurato i suoi Berlusconi, nell’intervento all’ufficio di presidenza del Pdl convocato in serata a Palazzo Grazioli. Il presidente del Consiglio, dopo aver incontrato a pranzo anche gli ex Fli Urso, Ronchi e Scalia (che starebbero lavorando, girano voci non confermate, a una componente autonoma insieme a Buonfiglio), ha invitato i suoi a coinvolgere tutti e ha ostentato ottimismo circa la possibilita’ di arginare l’emorragia dello scontento. Ma il bollettino interno al Pdl racconta una nuova giornata di pranzi, caffe’ e prese di distanza dal Cavaliere. Come quella, non scontata, di Maurizio Paniz, capogruppo in Giunta per le Autorizzazioni. Berlusconi ha sbagliato, afferma l’avvocato-deputato del Pdl. Che candida Gianni Letta (o in alternativa Renato Schifani) alla guida di un governo del centrodestra che traghetti il Paese alle elezioni nel 2013.

Pier Ferdinando Casini interviene affermando: ”Non e’ piu’ il momento delle furberie, ma pensiamo che ci siano molti disponibili” a uscire dalla maggioranza. In giornata si contano del resto diversi incontri tra i cosiddetti ‘scontenti’, destinati a proseguire anche in serata. Antonione riunisce nel primo pomeriggio una dozzina di parlamentari, tra i quali Giustina Destro e Fabio Gava, che non hanno votato l’ultima fiducia al governo, ma anche Isabella Bertolini e Guglielmo Picchi. Mentre pure tra gli ex ‘responsabili’ (Luciano Sardelli e’ gia’ uscito dalla maggioranza) si segnalano ancora mal di pancia. Sono consapevoli, i ‘delusi’, dell’attenzione che li circonda, dal momento che i numeri gia’ stretti alla Camera rendono anche solo una manciata di voti determinanti per approvare (o affossare) le misure del governo. Ma non hanno ancora deciso come muoversi. Mentre gia’ circola la lettera al premier, c’e’ chi invoca prudenza almeno fino al G20 di Cannes di domani.

E c’e’ chi invece spinge perche’ si dia comunque vita a una componente autonoma del gruppo Misto, che convogli gli scontenti e costituisca il nucleo fondante di un eventuale gruppo autonomo. ”Siamo in alto mare – afferma Antonione – stiamo riflettendo su come rappresentare la nostra posizione politica”. Dalla partita sembra essersi sfilato Claudio Scajola (a lui sarebbe stato offerto, si racconta in ambienti del Pdl, di tenere le fila delle liste elettorali in caso di voto anticipato). Ma l’allarme e’ alto. Come rivelano anche le parole pronunciate dal segretario Angelino Alfano nell’ufficio di presidenza: ”C’e’ un’opa ostile contro di noi, per attirare una decina di deputati dando loro l’illusione di non fare un’operazione di trasformismo, ma di andare in un partito nuovo, con un finto simbolo nuovo”. Nel Pdl si lavora percio’ ad arginare l’attacco e reggere almeno fino a Natale, scongiurando il ”governo del ribaltone”.