Governo alla prova dei mercati

22 Maggio 2018, di Francesco Melillo

La scorsa settimana le voci sul contratto di Governo hanno scosso i mercati

Spread in netta risalita e borsa di Milano in controtendenza rispetto al resto dell’Europa: nettamente in rosso.

Agenzie di rating (vedi Fitch ieri), BCE, politici europei si sono affannati a sentenziare sulla probabile nascita del nuovo Governo italiano a guida M5S con appoggio leghista.

Il rating delle agenzie è fondamentale per usufruire del QE della BCE che non applica sotto l’investment grade (Grecia docet). L’Italia negli ultimi anni (anche con la preziosa promozione di S&P) ha risalito la china.

Nei prossimi mesi, una buona fetta del debito pubblico è in scadenza, quindi i rischi di avere impennate degli interessi da pagare con il QE in scadenza, diventano vitali per la sopravvivenza del Paese.

Le elezioni hanno manifestato questa profonda avversità e difficoltà a vivere serenamente da parte del popolo italiano.

Ma questa volontà sembra essere oggi guidata solo dalla “pancia” visto che dai conti oltre 100 miliardi sono l’ammontare delle spese annue per mettere in cantiere il contratto di Governo e quasi nulle le entrate.

Quindi un compromesso occorre trovarlo. E chi può farlo se non il Parlamento ed il Presidente della Repubblica nella scelta del Governo?

Il compromesso sta nella soluzione trovata nei precedenti 50 anni di storia della Repubblica. Una figura di garanzia, un tecnico non un politico, che possa delimitare il raggio d’azione, potendo fare anche scelte impopolari, vista la sua mancanza di connessione all’elettorato (non essendo stato nè candidato nè eletto da nessuno), implementando solo ciò che non comporti scossoni.

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