Google Alphabet batte Apple: prima azienda per capitalizzazione al mondo

2 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Google batte Apple e diventa la società che vale di più al mondo con 533,20 miliardi di dollari di capitalizzazione posseduti da Alphabet, la holding a cui fa capo il colosso di Mountain View, contro i 532,72 miliardi di dollari che invece ha capitalizzato Apple.

Il gruppo ha riportato anzitutto una crescita nelle attività “core” su Internet, ossia il motore di ricerca, YouTube e il sistema operativo Android con un guadagno del 13,5% che ha fatto lievitare le entrate nell’intero 2015 a 74,54 miliardi e gli utili sono saliti del 23% a 23,4 miliardi. Utili e ricavi hanno fatto così balzare il titolo Google nelle contrattazioni after hours, che è arrivato a guadagnare oltre l’8% a Wall Street.

Al terzo posto della classifica delle società più grandi del mondo troviamo Microsoft e al quarto Facebook che è riuscito a scavalcare Exxon, il gigante del petrolio e il fondo Berkshire Hataway di Warren Buffet. Ma è soprattutto nel mercato della pubblicità digitale mobile che il social network fondato da Mark Zuckerberg è riuscito a macinare numeri su numeri. Un successo che in un certo senso spaventa Google che detiene il 33% dei ricavi del mercato globale dell’internet mobile, a fronte del 17% del social network che a differenza del colosso di Mountain View è stato capace di muoversi più velocemente nel mobile e questo potrebbe danneggiare Google.

La Silicon Valley conquista il mondo grazie anche alla crisi funesta che sta vivendo il mercato del petrolio con i prezzi del greggio sempre più giù e con l’ultima stangata da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s che taglia la valutazione su Shell e pone sotto osservazione il rating. Nel mirino dell’agenzia anche i rating di altre cinque colossi europei inclusa Eni.

L’unica eccezione tra le aziende della Silicon Valley che non regge il confronto con il mercato è Yahoo! che ha annunciato il taglio del 15% della sua forza lavoro e la chiusura di alcune divisioni ma il dito è puntato contro il CEO Marissa Mayer e da più parti si invoca un cambio al vertice.