Goldman Sachs congela i tagli: rimbalzo dell’investment banking allontana la scure licenziamenti
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Wall Street prende fiato. In un contesto bancario caratterizzato da utili record Goldman Sachs ha scelto di sospendere la seconda ondata di licenziamenti prevista per settembre. Una notizia che, secondo quanto riportato dal Financial Times, apre uno spiraglio di ottimismo in un settore che, negli ultimi due anni, ha vissuto una sequenza di tagli ciclici e razionalizzazioni aggressive.
La decisione arriva dopo che il colosso bancario statunitense aveva già ridotto il proprio organico di circa 700 unità tra marzo e giugno 2025, pari a un taglio del 2% della forza lavoro globale di circa 46.000 dipendenti. Una misura già attesa, parte della consueta revisione annuale delle performance che generalmente coinvolge il 3-5% della forza lavoro.
M&A torna protagonista
A sorprendere è però il dietrofront sul secondo round di tagli, che sembrava imminente. Il motivo? L’inaspettato e solido recupero dell’investment banking, in particolare dell’attività di fusioni e acquisizioni (M&A), che nel secondo trimestre ha visto i ricavi balzare del 71% su base annua. Un dato che ha messo Goldman in controtendenza rispetto a diversi concorrenti, tra cui Deutsche Bank, i cui ricavi M&A sono cresciuti solo del 2% nello stesso periodo.
Il miglioramento dei fondamentali ha portato la banca a un cambio di passo. Secondo fonti interne, i segnali positivi arrivano anche dal lato “soft” del mercato: il ceo David Solomon ha parlato pubblicamente, già a inizio luglio, di un’impennata nel “livello di dialogo” con i clienti, indicatore anticipatore di dealmaking in arrivo. La pipeline, insomma, si sta riempiendo. E con essa, anche le scrivanie dei banker più giovani, che tornano a lamentarsi di carichi di lavoro eccessivi e team ridotti all’osso.
Il contesto suggerisce che, per la prima volta dal 2022, il settore possa entrare in una nuova fase di stabilizzazione. Se Goldman decide di trattenere il proprio capitale umano – proprio ora che l’attività riparte – anche altri player potrebbero rivedere le proprie strategie. Deutsche Bank, ad esempio, che ha recentemente assunto profili senior nel team M&A, potrebbe decidere di aspettare prima di tagliare, confidando in una ripresa più piena nel secondo semestre.
Tagli selettivi e strategici
Resta però una variabile da non trascurare: l’instabilità economica. Goldman stessa, pur sospendendo i licenziamenti, ha fatto sapere che la scelta non è definitiva. In caso di peggioramento delle condizioni di mercato o di una frenata dei ricavi nella seconda parte dell’anno, le misure potrebbero essere riviste. La banca, come gran parte del settore, resta prudente.
Va anche sottolineato che i tagli di primavera si erano concentrati soprattutto su profili tech e figure intermedie, in particolare tra gli ingegneri di livello vice president (VP) che lavoravano da remoto.
La scelta di non estendere i tagli al comparto investment banking suggerisce una rinnovata centralità di questa divisione nel modello operativo di Goldman.
In definitiva, il segnale che arriva da New York è chiaro: nonostante le incertezze, la fiducia sta tornando. E se Goldman Sachs sceglie di non tagliare, è probabile che anche altre banche d’affari seguano l’esempio. Dopo mesi di scure, forse il settore può cominciare a parlare – cautamente – di ripresa.
Trimestrale sopra le attese
A supportare questa inversione di tendenza ci sono anche i numeri dell’ultima trimestrale, pubblicata pochi giorni fa. Goldman Sachs ha battuto le stime di Wall Street, con un utile netto superiore alle attese grazie alla combinazione di ricavi record nell’equity trading e una solida ripresa nell’advisory M&A.
In particolare, il fatturato dell’investment banking ha beneficiato del ritorno di operazioni complesse e cross-border, mentre il segmento azionario ha segnato una performance storica, favorito dalla volatilità dei mercati e da un forte interesse degli investitori istituzionali.