Gli investitori preferiscono i paesi in via di sviluppo

5 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Gli investitori privati puntano sempre piu’ sui mercati in via di sviluppo. Due i motivi: ritmo di crescita senza pari e debolezza dei paesi sviluppati. I numeri parlano chiaro: stando alle stime calcolate dall’Institute of International Finance, nel 2010 i flussi di capitali verso paesi come Cina e Brasile sono visti a quota $825 miliardi, in rialzo dai $581 dell’anno scorso. Il dato si confronta con le stime dell’istituto rilasciate ad aprile, che si fermavano a $709 miliardi. E il trend non sembra destinato a fermarsi: nel 2011 dovrebbe essere raggiunto il livello di $833 miliardi.

“I flussi di capitali privati verso le economie in via di sviluppo stanno continuando a rimbalzare rispetto allo scivolone avvenuto tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. Il merito va alle favorevoli prospettive economiche per una vasta serie di paesi”, si legge nel report.

A trascinare al rialzo il dato sono stati soprattutto gli investitori che hanno deciso di scommettere sull’azionario di questi paesi: il loro contributo a fine anno dovrebbe essere pari a $186 miliardi, tre volte la media annuale di $62 miliardi generata tra il 2005 e il 2009. Al contrario, l’erogazione di prestiti rallentera’ a $85 miliardi dalla media di 12 mesi di $172 miliardi.

Secondo l’Institute of International Finance una serie di fattori ha portato all’aumento di flusso di capitali per i mercati in via di sviluppo a cominciare dal costo del denaro nelle economie “mature”. I tassi di interesse bassi sembrano destinati a restare tali per molto piu’ di quanto si era previsto a inizio anno. Al contrario, in realta’ come Brasile e India, tassi piu’ alti e crescita economica solida hanno attratto gli investitori.

Se le economie sviluppate guardano sempre piu’ a quelle emergenti, queste ultime non sembrano snobbare Usa ed Europa. Gli investimenti dai paesi in via di sviluppo a quelli maturi sono stimati a $211 miliardi nel 2010, in rialzo dai $20 miliardi di inizio anni 90.

A pochi giorni dal meeting annuale del Fmi, l’Institute of International Finance ha sostenuto che sarebbe “appropriato” per le valute dei mercati emergenti un apprezzamento contro quelle dei paesi sviluppati. “Il pericolo nel breve termine e’ che una pressione sui tassi di cambio possa continuare a crescere con un aggiustamento sul mercato che potrebbe essere disordinato causando nuove tensioni sui mercati finanziari globali. Non sono escluse possibili tensioni politiche e misure protezionistiche tra le varie economie chiave”, cita il report.

Il trend sui flussi di capitale in aumento verso i paesi in via di sviluppo e’ stato confermato anche da un sondaggio condotto da Morgan Stanley: gli investitori che hanno deciso di puntare sugli “emergenti” e’ pari al 62% del campione. Rispetto a giugno, quando l’ufficio studi della banca americana aveva realizzato lo stesso tipo di indagine, gli intervistati sono “significativamente piu’ ottimisti” su questa regione geografica e per i prossimi 12 mesi l’area preferita e’ il Brasile.