GIRO DEL MONDO CON I BOND
DELLA BEI

8 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Questo documento e’ stato preparato da Banca Albertini-Syz ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – Massimo grado di affidabilità, diversificazione del rischio valutario e buon grado di liquidità dei prestiti collocati, fanno del debitore Bei (Banca Europea per gli Investimenti), un emittente a tutto campo, in grado di proporre tranquillità agli investitori: certamente sul fronte rating, ma anche su quello valutario, perché da sempre il rischio legato alle oscillazioni dei rapporti di cambio è il più elevato.

IL CARNET DI PROPOSTE. Negli ultimi tempi sono parecchie le emissioni, già presenti sul mercato, per le quali si è reso opportuno un nuovo incremento del flottante. Partiamo da tre legate a un gruppo di monete considerate forti e un’altra, invece, espressione di un Paese emergente.

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Si tratta rispettivamente di: un’emissione denominata in corone svedesi; altre due in sterline del Regno Unito; l’ultima in real brasiliani. Quest’ultimo strumento, con durata quadriennale, propone un rendimento teorico lordo di poco inferiore al 12%, ma ha però un difetto non trascurabile, quello cioè di essere poco scambiato, quindi poco liquido. È vero che, almeno in prospettiva, superata la fase delle elezioni presidenziali, la moneta sudamericana potrebbe ripercorrere il cammino positivo che caratterizzò i primi mesi della prima presidenza di Lula, ora riconfermato. Ma è pur vero che un mercato con poco «spessore» in una valuta più rischiosa, non si addice a molti risparmiatori.

Molto più scambiati, seppure a rendimenti teorici pari a un terzo di quello per la moneta brasiliana, sono gli altri titoli collocati sul mercato. Per quello in corone svedesi la durata è di poco inferiore agli otto anni, mentre per le sterline inglesi i tempi si allungano di parecchio, cioè a 33 anni circa e a 48. Va detto che i titoli del Regno Unito non offrono rendimenti rilevanti, soprattutto perchè la curva dei tassi si presenta «invertita». In pratica, le durate lunghe pagano tassi decisamente inferiori a quelle brevi: si va dal 4% circa per il cinquantennale e al 4,25% circa per il trentacinquennale. Al 3,90% circa troviamo, invece, il rendimento lordo del titolo svedese.

ALTRE EMISSIONI. Proseguendo nel cammino vi sono poi altre due emissioni in valute «forti»: in dollari americani un prestito che scadrà fra 7 anni che paga poco meno del 5% lordo, il secondo in euro con durata decennale e rendimento lordo sotto il 4 per cento. Per contro, si vola al 17,50% lordo, se si opta per la nuova lira turca con scadenza quadriennale.

In prospettiva, vi sono fondate ragioni per ipotizzare un miglioramento del valore del dollaro americano e della sterlina inglese: le loro economie, pur considerate in rallentamento, saliranno in misura maggiore rispetto a Eurolandia. Per questo, anche se le strategie monetarie delle Banche centrali saranno divergenti, con l’area euro in salita e le altre due in calo, l’attrazione nei confronti degli investitori dovrebbe premiare i Paesi anglosassoni.

A rischio maggiore si presentano le prospettive per i Paesi emergenti. Abbiamo già detto che per la moneta brasiliana le prospettive nell’immediato potrebbero risultare favorevoli, mentre rimaniamo cauti sulla lira turca. Del resto, la situazione politica risulta difficile da decifrare. Il rendimento è però tale che anche una svalutazione del 5-6% non metterebbe a rischio il rendimento del titolo obbligazionario.

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