Gig economy: rider devono essere assunti. La proposta dell’Ue

7 Dicembre 2021, di Alessandra Caparello

Novità in arrivo per i rider, i lavoratori che consegnano in bici i cibi ordinati al ristorante. La Commissione europea approverà il pacchetto lavoro messo a punto dal Commissario lussemburghese Nicolas Schmit che prevede il riconoscimento a livello normativo della figura dei rider il cui lavoro deve essere considerato subordinato a tutti gli effetti.

In arrivo quindi dall’Ue una direttiva che una volta approvata dal Parlamento e dal Consiglio sarà una vera e propria legge cui gli Stati membri dovranno uniformarsi. Sono 1,5 milioni le persone che oggi lavorano per i colossi quali Glovo, JustEat, Deliveroo e UberEats. In base alla direttiva il rider sarà considerato dipendente in base ad alcune caratteristiche: ad esempio se non corre il rischio d’impresa o se non decide i prezzi dei prodotti.
L’assunzione comporterà una serie di tutele come ad esempio la previdenza ma la direttiva non prevede l’obbligo di un contratto a tempo indeterminato e quindi i limiti temporali saranno stabiliti in base alle norme nazionali. In Italia, per esempio, il tempo determinato non può superare i tre anni.

Tra le novità che saranno introdotte con il pacchetto lavoro, verrà utilizzato un particolare algoritmo per valutare l’efficienza dei rider che dovrà essere reso pubblico dalle piattaforme che lo utilizzano. Il rider sarà consapevole dei punti sul quale verrà valutato. Sarà proprio questo algoritmo a determinare che quella del rider non è un’attività autonoma ma un attività da dipendente.

Come riporta HuffPost, l’eurodeputata Elisabetta Gualmini – relatrice per i Socialisti e democratici della relazione approvata a luglio che ha fatto da base all’imminente decisione della Commissione ha così spiegato.

“Il primo punto è la presunzione di lavoro subordinato: i rider e gli altri lavoratori legati a piattaforme digitali sono subordinati a meno che non ci sia chiarezza e oggettività sul fatto che il lavoro è autonomo, con mezzi e decisioni proprie”. Non c’è una terza categoria, una sorta di ibrido. Il secondo punto è l’inversione dell’onere della prova: sarà il datore di lavoro, se lo riterrà opportuno, a dover dimostrare davanti a un tribunale che il rider fa un lavoro autonomo. “I costi del procedimento giudiziario saranno tutti a carico del datore di lavoro”.

Rider: il commento del ministro Andrea Orlando

“Nei prossimi giorni la Commissione europea disporrà un pacchetto di interventi” dedicati alla tutela dei rider, i lavoratori delle piattaforme digitali come Uber e Deliveroo, “non possiamo che essere soddisfatti di questa risposta tempestiva” e “integreremo con strumenti nazionali anche il percorso che si va definendo a livello europeo”.

Così  il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al termine della riunione con i suoi omologhi europei a Bruxelles. Nei giorni scorsi l’Italia aveva scritto una lettera a Bruxelles insieme ad altri Paesi Ue per sollecitare un’iniziativa comunitaria per disciplinare queste categorie di lavoratori.

“L’Italia è già intervenuta con un protocollo per contrastare il caporalato, che non riguarda purtroppo solo l’agricoltura ma anche settori tecnologicamente avanzati, ma questo non è sufficiente”.

Il Segretario Generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi commenta la direttiva europea che dovrebbe introdurre la “presunzione di subordinazione” per i lavori tramite piattaforme digitali.

“Il prossimo mercoledì la Commissione Ue dovrebbe varare il pacchetto lavoro in cui verrà affrontato finalmente un tema su cui ci siamo impegnati tanto, quello del riconoscimento dei riders come lavoratori subordinati.” “Dall’Europa arriva un segnale molto importante che accogliamo positivamente. Ci siamo battuti tanto negli ultimi anni per il miglioramento delle condizioni lavorative e il riconoscimento dei diritti dei riders. Siamo riusciti a firmare, a marzo dell’anno scorso, un accordo con una delle maggiori piattaforme di delivery in Italia, per l’applicazione del CCNL della logistica, ma nonostante la crescita esponenziale del settore abbia portato il numero di questi lavoratori a superare il milione e mezzo, manca ancora nel nostro Paese una normativa specifica. La decisione europea va quindi nella giusta direzione, ma il lavoro da fare è ancora molto per assicurare regole chiare e vincolanti per tutti affinchè venga scongiurata ogni forma di sfruttamento, troppo spesso incentivato dall’assenza di regolamenti specifici”.