Giappone: azienda privata va “contro” l’industria del tabacco

12 Novembre 2017, di Francesco Puppato

Dopo la recente decisione della Corte distrettuale di Fukushima che ha previsto un pagamento record di 500 milioni di yen (più o meno 3,7 milioni di euro) verso i 3.800 cittadini coinvolti nell’incidente avvenuto nel marzo del 2011 da parte del governo giapponese e della Tepco (Tokyo Electric Power), gestore della centrale nucleare di Fukushima, è ancora il Giappone a far parlare di sé. Questa volta, a spiccare all’occhio, è l’iniziativa contro corrente di un’azienda privata.

Le statistiche ci dicono che negli anni Sessanta un giapponese su due fumava e che, nonostante negli ultimi decenni la percentuale si sia considerevolmente abbassata, il Giappone resta uno dei Paesi con il più alto numero di fumatori al mondo.

Uno dei motivi è legato alla presenza della multinazionale nipponica del tabacco, ovvero la Japan Tobacco, che vanta marchi come Camel e Winston; un tempo la stessa multinazionale era monopolio di Stato ed ora è controllata per un terzo dal governo.

Tra le varie iniziative promosse nel Paese contro il fumo, c’è appunto quella di un’azienda che ha recentemente deciso di premiare i propri dipendenti non fumatori concedendo loro sei giorni di ferie all’anno in più rispetto ai colleghi fumatori.

Resta però da capire come la medesima azienda pensi di verificare l’attendibilità dei propri dipendenti che si dichiarino non fumatori e se sarà considerata una misura discriminatoria oppure un’iniziativa lodevole.