Germania: Stato non c’entra con surplus, “scenderà presto”

23 Marzo 2017, di Mariangela Tessa

L’ampio avanzo delle partite correnti della Germania è il risultato dell’eccezionale competitività dell’economia tedesca e il governo non ne ha alcuna responsabilità. E’ quanto ha affermato il Ministero delle finanze tedesco, in un rapporto mensile pubblicato oggi, in cui viene specificato che il surplus si ridurrà nei prossimi anni.

Il 2016 si è chiuso con un attivo da quasi 253 miliardi di euro per Berlino. Performance che non contribuiscono a sopire le polemiche sull’enorme eccedente commerciale teutonico che si sono riaccese dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump. Questi, tramite il suo entourage, ha infatti lanciato accuse perfino di manipolazioni dei cambi a Berlino, che ha seccamente replicato con dure smentite. La nuova amministrazione Usa ha inoltre chiesto un incontro bilaterale per ridurre il deficit commerciale di $ 65 miliardi con la Germania.

Guardando avanti, il ministero delle Finanze ha inoltre specificato, a questo riguardo, che l’aumento dei consumi privati, insieme ad un normalizzazione della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea e a fattori demografici spingeranno in basso il surplus.

“L’avanzo delle partite correnti tedesca è il risultato di molti fattori. Primo fra i quali, l’eccezionale competitività dell’economia tedesca”, ha detto il ministero, aggiungendo che “il conto delle partite correnti in Germania non è controllato dallo Stato, e in ogni caso, le possibili azioni economiche e politiche per influenzarlo sono molto limitate”.

Intanto, il 2017 si è aperto con un nuovo incremento del surplus commerciale, che a gennaio ha realizzato un avanzo da 14,8 miliardi di euro sugli scambi di beni, dai 13,2 miliardi dello stesso mese di un anno prima.  Le esportazioni, a 98,9 miliardi hanno registrato una crescita su base annua dell’11,8 per cento, secondo i dati diffusi da Destatis, l’agenzia federale di statistica tedesca. Una dinamica lievemente superiore alla crescita delle importazioni, più 11,7 per cento a 84 miliardi.