Germania mette il turbo, ma deve ringraziare la Bce

13 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

BRUXELLES (WSI) – Continua ad ampliarsi la divergenza tra le maggiori economie dell’area euro. Mentre Berlino ha guadagnato slancio a fine anno, Parigi fatica a registrare livelli di crescita decenti. Unico fattore in comune: il trend positivo del business delle esportazioni, su cui influisce l’euro debole.

Il Pil tedesco è cresciuto dello 0,7%, più del previsto, nell’ultimo trimestre del 2014 rispetto al terzo. Ora per l’intero 2014 la crescita della prima economia dell’area euro è stata rivista al rialzo da +1,5% a +1,6%.

L’economia dell’Eurozona è cresciuta +0,3% nello stesso periodo e del +0,9% nel 2014. In entrambi i casi il risultato è di un decimo di percentuale migliore delle anticipazioni.

Gli economisti puntavano su una crescita trimestrale pari a +0,3% ed annuale pari a +1,1%. “Contributi positivi dalla domanda aggregata con aumenti della spesa per consumi, in particolare di quella delle famiglie, e della spesa per investimenti, bene anche le esportazioni nette”, scrive l’istituto federale di statistica tedesco.

Gli economisti di Unicredit lodano il fatto che la crescita venga dalla domanda interna e Andreas Rees si spinge fino a dire a Reuters che “i dati sono un fulmine”. La crescita tedesca dovrebbe aiutare tutta l’area euro, secondo l’economista. “Dopo il finale positivo del 2014 ci sono maggiori possibilità di crescita nell’anno in corso”.

Da parte sua la Francia ha invece registrato un aumento del prodotto interno lordo molto più modesto, del +0,1%. Le società rimangono riluttanti a investire. La produzione in tutti i settori industriali è rimasta invariata, mentre il comparto manifatturiero ha subito una contrazione dello 0,2%.
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Le uniche buone notizie vengono dalla bilancia commerciale. Le esportazioni hanno visto un’accelerazione marcata (+2,3% dopo il +0,7% del trimestre precedente), mentre le importazioni continuano a salire (+1,7% a fronte del +1,3% antecedente).

In particolare l’incremento delle esportazioni tedesche indica che la locomotiva d’Europa sta beneficiando dell’euro debole. È paradossale, considerando che la Bundesbank ha cercato a opporsi in tutti i modi al piano di allentamento monetario straordinario della Bce, che ha certamente indebolito la moneta unica.

Le esportazioni di beni e servizi sono salite in maniera considerevole ancora una volta, sebbene le importazioni non siano state da meno.

Altro fattore trascinante: le spese dei consumatori, sintomo di domanda interna in salute. I nuclei familiari hanno consumato più del trimestre precedente. Bene anche le costruzioni di macchinari e altre attrezzature.
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Visti i dati dell’ultimo trimestre delle due principali economia dell’area euro, il blocco a 19 è cresciuto a un ritmo più sostenuto del +0,2% stimato dagli economisti. Nei pronostici si parlava anche della possibilità che venisse registrato un +0,4%, ma poi l’ennesima crescita zero dell’Italia ha limitato i rialzi a +0,3%.

In Olanda il Pil è cresciuto dello 0,5%, con le componenti relative a investimenti, consumi ed esportazioni che sono tutte in miglioramento. L’Ungheria è cresciuta del +3,4% su base annuale anziché del +2,9% previsto.

(DaC)