Germania è rischio sistemico numero uno

23 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – È difficile credere che se l’area euro viene travolta da perdite enormi e svalutazioni degli asset, le banche tedesche rimarranno illese. Gli analisti sono concordi nel ritenere invece che se una banca in Germania fa crac, scatterà un effetto a catena dell’intero settore finanziario in Eurozona.

Il problema non riguarda solo i famigerati CoCo di Deutsche Bank. Anche i covered bond emessi dalle banche commerciali, che la Bce ha iniziato a comprare nel 2014, conosciuti anche sotto il nome di “Pfandbriefe” in Germania, rappresentano un fattore di rischio.

Nell’ambito del suo programma straordinario di allentamento monetario la Bce ha comprato questi titoli per un valore pari a 158 miliardi di euro. Questi acquisti hanno spinto in territorio negativo i rendimenti di questi asset, nonostante non siano da ritenere affatto sicuri e certamente non altrettanto sicuri quanto i bond governativi della locomotiva economica d’Europa.

Ormai il 97% dei covered bond tedeschi con una scadenza di cinque anni o meno ha un tasso negativo. Stiamo parlando della quasi tutte le obbligazioni emesse. Si tratta di bond che sono garantiti dal bilancio dell’istituto di credito e da un pool di asset, quali mutui e prestiti del settore pubblico. Ma se la banca non è a prova di choc, non lo è certamente nemmeno il bond da essa collocato.

Il caso preoccupante di Berlin Hyp

Alla luce di questi numeri, vale la pena prendere in esame il caso di Berlin Hyp, che guarda caso ha emesso covered bond zero-coupon denominati in euro per un valore complessivo di 500 milioni proprio pochi giorni prima che la Bce varasse il suo nuovo piano di acquisto di titoli, che allargherà il Quantitative Easing anche ai bond societari. Un esempio di obbligazioni zero-coupon sono i Bot italiani. il cui rendimento è determinato dalla differenza tra il valore incassato al momento della riscossione e il valore versato al momento dell’acquisto.

Forse si tratta di una coincidenza, fatto sta che a marzo di quest’anno i rendimenti di questi titoli sono per la prima volta scivolati in territorio negativo (-0,162%). E per la prima volta un cittadino o entità tedesco ha dovuto sborsare soldi per avere il privilegio di detenere un bond non governativo.

In realtà i covered bond di Berlin Hyp, pur rendendo solamente circa 40 punti base in più del Bund tedesco equivalente con scadenza tre anni, comportano rischi decisamente maggiori. Dal punto di vista di un investitore, non ha senso investire su titoli del genere, quando si possono avere, con un sacrificio leggermente maggiore, bond governativi tedeschi.

In particolare se si tiene conto, come mostrano i dati di globalpropertyguide.com, di quanto i manager dell’istituto tedesco abbiano investito nel settore immobilare della Germania. Come dargli torno: i prezzi delle case stanno salendo nel paese e il mercato si sta surriscaldando. Forse troppo, questo è il problema. Rischia di rimanere scottata e con lei i suoi obbligazionisti. Sapendo che la banca e altre come Berlin Hyp, hanno scommesso all-in in quella che potrebbe rivelarsi una bolla immobiliare dei mercati nazionali, vale veramente la pena comprare bond che rendono letteralmente meno di zero?

Dopo l’annuncio del 10 marzo di Mario Draghi, gli indici principali dei covered bond europei hanno iniziato a salire di prezzo, dopo che gli investitori hanno accolto con una certa euforia le nuove manovre di stimolo monetario della Bce. L’indice di Markit iTraxx Europe dei credit-default swaps sulle società con rating investment-grade ha registrato perdite record – compreso il calo giornaliero più accentuato degli ultimi tre anni.