Germania: accordo Merkel SPD cambierà qualcosa?

27 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Il Presidente francese Francois Hollande, come anche molti Primi Ministri europei, non sono sembrati molto entusiasti alla notizia della conferma di Angela Merkel in Germania. Molti di loro infatti, speravano in una vittoria dei Social Democratici, l’SPD, per cercare di porre fine alle politiche intransigenti di austerità introdotte dalla Cancelliera tedesca.

Lo Spiegel ha provato ad analizzare i risultati tedeschi in un’altra ottica e in maniera più approfondita.

Il magazine nota che nonostante la schiacciante vittoria della Merkel, la più forte dal 1990, non bisogna dimenticare che in queste elezioni ha perso il suo partner di coalizione, i liberal democratici, che non hanno raggiunto la soglia minima per entrare nel Parlamento, ovvero il 5%. Chi li potrebbe sostituire, l’SPD, è proprio quel partito che in molti, in Europa, speravano potesse prendere le redini del Paese.

Al momento è difficile fare previsione su quello che accadrà. È difficile intuire che strada prenderà la Merkel e inoltre l’SPD continua a fare scudo. Il leader Sigmar Gabriel ha dichiarato che “c’è una grande differenza tra il nostro partito e quello della Merkel. È una decisione che va presa con molta calma”, con riferimento a un’eventuale alleanza di governo. Anche perché l’ultima esperienza del suo partito di questo tipo si è rivelata disastrosa in termini di consensi.

Insomma, il dibattito è cominciato e non avendo ottenuto la maggioranza assoluta, Merkel deve dare il via a negoziati per formare il nuovo governo. Ha bisogno dei seggi dei Verdi oppure dei Social Democratici.

Rimane un fatto negativo per il futuro di tutta l’area euro: anche se dovesse esserci una coalizione con l’SPD, difficilmente le politiche di austerità della Germania cambieranno, come invece sperano i governi del Sud d’Europa. L’SPD non ha abbastanza leva negoziale.

Il trionfo della Cancelliera alle elezioni del 22 settembre ha rappresentato senz’altro una buona notizia per la stabilità della moneta unica come la si intende ora, ma meno buona per gli Stati membri del Sud Europa.