Germania a corto di manodopera. Più immigrati o in pensione più tardi

7 Maggio 2018, di Mariangela Tessa

Prime nubi si addensano sull’economia tedesca. Che, nonostante contonui a andare a gonfie vele, inizia a mostrare segni di cedimento. Per i principali istituti economici del paese- Ifo, Diw, Ifw, Rwi e Iwg – che hanno presentato nei giorni scorsi il rapporto di primavera, l’aria “si sta facendo sottile”. E questo per due ragioni principali: la mancanza di forza lavoro qualificata e le incertezze sul sistema previdenziale.

Questioni che hanno a che fare con l’emergenza demografica da tempo messa a fuoco da tutti gli analisti. Per aggirare il problema ci sono due soluzioni possibili: alzare l’età pensionabile dei tedeschi a 70 anni, oppure prevedere l’ingresso nel Paese di 500 mila migranti all’anno, in modo da aumentare il numero dei contribuenti.

Il governo vorrebbe mantenere la quota pensionistica almeno al 48% dello stipendio netto medio, lasciando lievitare i contributi previdenziali non oltre il 20% nei prossimi decenni. Ma a causa dell’invecchiamento della popolazione, stando agli esperti, alle regole attuali questo calerà invece entro il 2050 al 43%.

Come se non bastassem l’agenzia federale per la vigilanza finanziaria Bafin ha lanciato un allarme sul fatto che le casse previdenziali aziendali sarebbero in emergenza. “Una su tre è in difficoltà», si legge nel tabloid Bild. La situazione nelle circa 130 casse tedesche è “più seria di due anni fa”, secondo l’organismo di sorveglianza. “Senza risorse aggiuntive alcune di queste non potranno più assicurare pienamente le loro prestazioni», l’aggiunta.