GEORGE SOROS:
IL PETROLIO
SALIRA’ ANCORA

29 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «La filosofia di Davos è di vedere le cose in positivo e quindi di certe cose non si parla. Allora lo faccio io». Detto fatto. George Soros, camicia a quadri e pantaloni sportivi, convoca una conferenza stampa, si siede davanti al microfono ed entra subito nel merito: «Ci troviamo davanti a rischi politici gravi, dovuti soprattutto all´inaspettato declino della credibilità degli Stati Uniti nel mondo a sua volta causata da errori e accentuata dalla tensione enorme che si è creata nel settore dell´energia, che offre un´occasione d´oro a chiunque voglia creare problemi. Quando vedo l´Iran che approfitta della situazione per spingere il suo programma nucleare, o la Russia che usa il gas come un´arma contro i governi dell´Ucraina e della Georgia, la mia considerazione è che siamo solo all´inizio e i problemi sono destinati ad aumentare».
Questa è stata la premessa, poi sono arrivate le domande.

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Quali sono le sue previsioni sui prezzi del petrolio?
«E´ più probabile che salgano piuttosto che scendano, perché la Cina non ha riserve sufficienti e perché ci sono molti che hanno interesse a tenere alta la tensione».
E sul dollaro qual è la sua scommessa?
«Non sono propenso a scommettere, e se lo faccio non lo dico – sorriso da vecchio maestro della speculazione sui mercati valutari – quello che posso aggiungere è che a mio parere ha raggiunto il massimo e nel medio periodo ci sarà un aggiustamento, ma nel breve vale il fatto che il differenziale dei tassi a suo favore è ancora robusto».
Come vede l´economia americana?
«La crescita declinerà nel 2007 con significativi effetti sui mercati. I consumatori americani hanno ridotto i loro risparmi sentendosi rassicurati dall´aumento dei prezzi delle case, con la fine della bolla immobiliare riprenderanno a risparmiare e consumeranno di meno, il che comporterà una riduzione della domanda globale. E non so chi li sostituirà».

Cosa farà Ben Bernanke, dalla prossima settimana presidente della Fed?
«Penso che la Fed abbia esagerato con gli aumenti del tasso d´interesse, ma penso anche che con la situazione economica interna ed i crescenti prezzi del petrolio non potesse evitarlo. A questo punto mi aspetto un altro aumento di un quarto di punto. L´ultimo».
Quale dovrebbe essere la politica di Washington di fronte alle esigenze energetiche della Cina?
«La Cina ha la legittima esigenza di avere accesso alle risorse necessarie per il suo sviluppo e farà tutto quello che può per assicurarsele. Credo che gli Stati Uniti abbiano fatto un errore a non consentirle di acquistare Unocal, perché questo ha spinto Pechino ad avvicinarsi ai cosiddetti “Stati canaglia”, lo si è visto con l´Angola, il Sudan, l´Uzbekistan. Tutto questo complica la situazione e indebolisce la capacità di pressione della comunità internazionale nei confronti di quegli Stati».

Che effetti avrà la vittoria di Hamas nelle elezioni in Palestina?
«Al contrario di quello che pensano molti, è possibile che la vittoria di Hamas possa determinare una svolta. Ora che Hamas ha il potere ha anche una obbligo nei confronti dei palestinesi e dovrà agire responsabilmente. Il problema principale è che Hamas ha due anime, una più interna e l´altra più legata all´Iran, e l´Iran non ha nessun interesse a stabilizzare la situazione. Il prossimo passaggio che ci dobbiamo aspettare è quindi uno scontro dentro Hamas tra le due fazioni».
E´ opportuno che la Ue vada avanti con l´allargamento a Est?
«Realisticamente ritengo che la Ue non sia pronta ad accettare nuovi membri, tuttavia può fare molto per avvicinare la Georgia e l´Ucraina pur senza offrire l´ingresso nell´Unione ».

La crisi dell´Unione è irreversibile?
«E´ una crisi di identità, ma non è una crisi acuta. Per qualche tempo l´Unione andrà avanti per forza d´inerzia, poi un po´ di dinamismo ricomparirà».
Qual è il suo giudizio sulla situazione dell´Italia?
«Non seguo l´Italia, tutto quello che posso dire è che non sono un fan di Berlusconi, per la semplice ragione che chi ha una tale posizione di monopolio nei media non è la persona adatta a costruire una società più aperta».

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