Gaza-Israele: ok a cessate il fuoco mediato da Egitto

20 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Cario – Una fonte della Jihad islamica ha detto alla France presse che stasera sarà annunciata una tregua dal Cairo: “Ci sarà una conferenza stampa congiunta tra Hamas, Jihad islamica e mediatore egiziano questa sera per annunciare la tregua”.

Anche fonti di Hamas hanno confermato la stessa notizia, secondo quanto annunciato dalla televisione satellitare Al Jazeera.

Durante la giornata tutto faceva pensare a un attacco di terra. L’esercito israeliano ha infatti lanciato dagli aerei volantini sulla città di Gaza, per ordinare agli abitanti di sgomberare “immediatamente” le loro case.

“Per la vostra incolumità, vi viene richiesto di lasciare immediatamente le vostre case e dirigervi verso il centro della città di Gaza”, si legge nei volantini in lingua araba, che indicano quali sono i tragitti e le strade da seguire. (TMNews-Afp)

Il presidente egiziano Mohamed Mursi ha detto che “l’aggressione di Israele” contro Gaza cesserà entro oggi, secondo quanto riportato dall’agenzia statale egiziana Mena. L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare alle 20 ora locale del Cairo.

“Il presidente Mursi ha annunciato che la farsa dell’aggressione di Israele contro Gaza cesserà oggi”, riporta Mena citando dichiarazioni rilasciate dal presidente dopo i funerali di sua sorella.

“Gli sforzi per arrivare a una tregua tra palestinesi e Israele produrranno risultati positivi nelle prossime ore”, avrebbe detto Mursi.

L’Egitto sta tentando di mediare affinché si arrivi a una tregua che porti all’interruzione del conflitto.
(Reuters Italia)

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Roma – L’aviazione e la marina militare di Israele hanno continuato stanotte a colpire obiettivi nella striscia di Gaza, centrando fra l’altro un istituto bancario palestinese e “tunnel terroristici”. Negli attacchi di ieri hanno perso la vita a Gaza 33 persone, fra cui una coppia di genitori e i loro due figli. Complessivamente le vittime palestinesi sono state finora 115. Circa 900 i feriti.

E una strage è stata sfiorata stamane a Beer Sheva (Neghev) quando un razzo palestinese sparato da Gaza ha centrato un autobus. I passeggeri erano fuggiti dall’ automezzo pochi istanti prima, al suono delle sirene di allarme. L’autista è rimasto ferito in modo leggero.
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Hamas ha sparato stamane su Beer Sheva 16 razzi, tre dei quali hanno colpito zone abitate. Anche la città di Ashqelon è sotto attacco.

Attimi di paura a Tel Aviv, dove un uomo ha pugnalato una guardia che all’ambasciata Usa aveva fatto partire spari di avvertimento.

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di Massimo Lomonaco

Timidi spiragli di tregua a Gaza nel sesto giorno di guerra tra Israele e Hamas. Dopo un’altra giornata di raid, razzi e morti, in serata il gabinetto di sicurezza del premier israeliano Benyamin Netanyahu si è riunito per esaminare la proposta di cessate il fuoco recapitata dall’Egitto a coronamento degli sforzi negoziali condotti da ieri al Cairo con gli emissari delle due parti.

Secondo la radio pubblica israeliana, il governo Netanyahu pare intenzionato a chiedere una sospensione delle ostilità di 24-48 ore per permettere di elaborare i termini di un accordo di più lungo periodo. In questo caso, Israele potrebbe pensare ad un alleggerimento di quel blocco sulla Striscia di Gaza di cui Hamas invoca la fine integrale tra le precondizioni di un’intesa.

In mattinata lo Stato ebraico si era confermato pronto per un’operazione di terra contro Gaza, sottolineando tuttavia – anche sotto la spinta di Barack Obama e della comunità internazionale – di preferire una “soluzione diplomatica”. Indicazione che sembra aver agevolato al Cairo la trattativa mediata direttamente dal presidente Moahmed Morsi con il leader di Hamas Khaled Meshaal.

Il braccio di ferro tra Israele (sei le condizioni poste) e Hamas parte comunque dalla richiesta incrociata di un preventivo stop delle azioni militari della controparte, che nelle ultime sono sembrate in effetti rallentare, ma per ora senza fermarsi. Prima della mezza fumata bianca arrivata in serata a livello politico, sul campo le operazioni erano proseguite anche ieri, con i raid su Gaza (di nuovo centrato il Media Center, con 4 persone uccise) e razzi sulla fascia sud di Israele, non a Tel Aviv però.

In serata, poi, due ulteriori incursioni aeree israeliane hanno fatto almeno otto morti nella Striscia, distruggendo in particolare un’altra famiglia (padre, madre e due bambini di 4 e 2 anni) a Beit Lahiya. Obama dalla Birmania ha continuato il suo pressing sui Paesi che hanno influenza nella regione, chiamando sia Morsi sia Netanyahu con l’obiettivo di disinnescare le violenze, a partire dalla fine del lancio di razzi da Gaza verso Israele.

Anche l’Europa (l’inviato del quartetto Tony Blair è in Medio Oriente) ha parlato chiaro: i suoi ministri degli Esteri hanno chiesto l’immediata cessazione delle ostilità. A dar man forte, oggi arriva in Israele e nei Territori (ma non a Gaza) il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon per incontri con il premier di Israele e con il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen.

Subito dopo, al Cairo, Ban vedrà anche i vertici della Lega Araba. Pur in presenza di questa ‘spallata’ diplomatica alla guerra, il bilancio del confronto sul campo resta pesante: le vittime da parte palestinese sono arrivate a 109 secondo fonti di Gaza (oltre a 750 feriti), e una ventina sono i bambini uccisi sulla base delle stime dell’Unicef, che ha ricordato inoltre i piccoli israeliani coinvolti tra i 50 civili feriti dalla caduta dei razzi nello Stato ebraico.

Dall’avvio di ‘Colona di Nuvola’ l’aviazione israeliana ha detto di aver colpito 1350 “siti terroristici”. Nelle incursioni di ieri, non è stato colpito solo il Media Center – usato secondo Israele come “nascondiglio” dalla Jihad – ma anche il campo di calcio di Gaza da dove, hanno ripetuto i portavoce militari israeliani, erano stati sparati razzi verso Israele.

La guerra ha avuto i suoi riflessi anche sul versante comunicativo e psicologico: se Israele ha cercato di interferire nelle trasmissioni di al-Aqsa Tv, un’emittente di Hamas (così come ieri si era impadronito della frequenza di una radio a loro vicina), le Brigate Ezzedin al-Qassam in un video in ebraico diffuso su Youtube hanno ammonito sul ritorno degli attacchi suicidi: “Aspettateci presto… Nelle vostre fermate dell’autobus, nei vostri caffé”.

Del resto, lo stesso Meshaal in una conferenza stampa al Cairo aveva avvertito che un’invasione di terra non sarebbe stata “un pic-nic, ma un disastro politico” per Israele e il suo primo ministro. Netanyahu e il ministro della Difesa Ehud Barak, tuttavia, possono d’altra parte contare su un forte appoggio degli israeliani ai raid: secondo un sondaggio di Haaretz, l’84% è schierato con loro.

Ma il governo avrebbe solo il 30% del consenso interno nell’ipotesi di un’invasione. Operazione contro cui mettono in guardia sia l’autorevole analista militare Amos Harel sia vari intellettuali: che, a cominciare dallo scrittore Amos Oz, hanno rivolto un appello al premier per una tregua. La palla, ora, è nel campo israeliano. Ma la situazione resta comunque appesa a un filo. (ANSA)