G20, Ocse: “crescita lenta, mancano riforme strutturali”

26 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

PARIGI (WSI) – Non si mette bene per l’economia mondiale con prospettive di crescita offuscate nel breve termine con un grave rallentamento nel ritmo delle riforme strutturali. Così sottolinea l’Ocse nel rapporto “Going for Growth 2016” pubblicato oggi in occasione dell’inizio del G20 finanziario di Shangai in cui emerge un rallentamento nel processo di riforme nelle economie avanzate nel corso del 2015 ma anche in quelle emergenti.

“Le prospettive di crescita globale rimangono offuscate nel breve termine, con le economie emergenti che stanno perdendo vigore, il commercio mondiale sta rallentando e la ripresa nelle economie avanzate è frenata dal persistere di un clima di investimenti deboli. Tali preoccupazioni di breve termine emergono in una congiuntura di diffusa decelerazione dei guadagni di produttività, con una tendenza decrescente, perlomeno nelle economie avanzate, che risale agli inizi del 21° secolo e con pochi segnali di ripresa”.

Da qui l’appello dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – tramite il segretario generale Angel Gurria durante la presentazione del rapporto a Shangai assieme al ministro delle finanze cinesi, Lou Jiwei – ai leader mondiali di attuare riforme strutturali che sostengano la crescita, rilancino la produttività e creino nuovi posti di lavoro.

“Il preoccupante rallentamento nell’economia globale chiede un’urgente e complessiva risposta, ricorrendo a tutte le leve monetarie, fiscali e strutturali a disposizione dei governi (…) servono riforme strutturali, combinate con politiche di sostegno alla domanda, per aumentare in modo durevole la produttività e la creazione di posti di lavoro”.

Il rallentamento del processo di riforma delle economie dell’area Ocse ha proseguito nel 2015, ma il ritmo dell’attività riformatrice “continua a essere generalmente più alto nei paesi dell’Europa meridionale, in particolare l’Italia e la Spagna, che tra i paesi nordeuropei”.

Proprio l’Italia – secondo quanto definisce l’ente parigino – “deve migliorare l’efficienza delle strutture fiscali riducendo le distorsioni e gli incentivi ad evadere, gli elevati tassi nominali di imposizioni e abolendo diverse spese fiscali”.

“L’Italia deve mobilitare un ampio spettro di politiche per migliorare le opportunità di lavoro per i disoccupati e facilitare il loro ritorno al lavoro resta una priorità per le riforme, visto che la disoccupazione rimane molto alta, soprattutto per i giovani e per chi è senza lavoro da lungo tempo (…) dopo essere stata duramente colpita dalla crisi, l’economia italiana ha assistito a una ripresa della produzione e a un miglioramento del mercato del lavoro ma proprio la lotta alla disoccupazione deve essere una importante priorità”.