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Petrolio sotto $30 deprime Wall Street, indici giu’

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NEW YORK (WSI) -Ancora una seduta all’insegna delle vendite a Wall Street. Nel finale, il Dow Jones lascia sul terreno l’1,10% a 16.027 punti, il Nasdaq perde quasi l’1,81% a 4.284 punti mentre lo S&P 500 scende dell’1,44% a 1.853 punti.

L’ulteriore rallentamento del prezzo del petrolio, sceso ancora sotto i 30 dollari al barile sui timori di un eccesso di offerta a livello globale, alimenta lo scetticismo degli investitori, che si spostano su terreni considerati piu’ sicuri, come i titoli di stato. Non aiuta l’incertezza sulle prossime mosse della Federal Reserve sono tutti elementi che non lasciano tranquilli gli investitori.

L’ottava precedente ha coinciso con il calo più consistente in un mese di tempo per l’azionario Usa. Il paniere dei tecnologici Nasdaq è stato il più colpito con un calo del 3,3% venerdì. E anche oggi i tecnologici e in particolare cosiddetti FANG (Facebook, Amazon, Netflix e Google) non vengono certo risparmiati. Anche LinkedIn e Tableau Software continuano ad essere tartassati dalle vendite.

Gli investitori sono in attesa di conoscere le parole che la numero uno della Federal Reserve pronuncerà mercoledì. Janet Yellen è chiamata a testimoniare davanti al Congresso su materie di economia e politica monetaria in un momento delicato dal punto di vista decisionale per la banca centrale Usa, che secondo alcuni a dicembre ha sbagliato il tempismo del rialzo dei tassi, il primo in quasi dieci anni.

Tenuto conto dei dati macro non esaltanti pubblicati ultimamente in termini di mercato del lavoro, inflazione e produttività, è probabile che la Fed non faccia nulla di affrettato fino ad aprile, rimandando la stretta monetaria prevista a marzo.

In Cina, paese in crisi economica e finanziaria, i mercati sono chiusi tutta la settimana in occasione del Capodanno cinese, ma gli operatori di mercato non si saranno sicuramente persi i dati sulle riserve in valuta estere, che sono scese di circa 100 miliardi di dollari, ai minimi in oltre tre anni.

Per la terza seduta di fila, dopo la pausa del fine settimana, il petrolio ha chiuso in calo al Nymex. Il contratto a marzo ha lasciato sul terreno 1,20 dollari, il 3,9%, a quota 29,69 dollari al barile, ampliando ancora di piu’ le perdite di settimana scorsa quando aveva chiuso con un -8,12% rispetto ai sette giorni precedenti. Quello di oggi e’ il livello piu’ basso dallo scorso 21 gennaio.

A mettere sotto pressione il greggio sono ancora una volta le preoccupazioni per le scorte mondiali in eccesso. Inoltre un altro elemento di instabilita’ e’ dato dall’incontro di domenica tra Arabia saudita e Venezuela che si e’ concluso con un nulla di fatto: i due produttori non sono riusciti a trovare un accordo per far risalire i prezzi del greggio.

Inoltre non ci sono segni di un possibile incontro tra i Paesi Opec e quelli non Opec (come la Russia) per riuscire a trovare una strategia comune. Dalla meta’ del 2014 i prezzi del petrolio sono crollati di oltre il 70%. Il ministro del petrolio del Venezuela, Eulogio Del Pino, dopo l’incontro di ieri a Riad con la controparte saudita, Ali al-Naimi, ha detto che si e’ trattato di una riunione “produttiva”. “Ma produttivo significa minore produzione? Il mercato crede di no, almeno adesso”, ha detto Phil Flynn, analista Price Futures Group di Chicago citato da Cnbc.

Andamento opposto per i futures con scadenza aprile dell’oro, che avanzano di due punti percentuali attestandosi a 1.173,40 dollari l’oncia, vicino ai massimi di quattro mesi. Il metallo prezioso è in rialzo del 13% dai minimi toccati prima della stretta monetaria della Fed di dicembre.

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