Wall Street in calo, ma Dow Jones punta 20 mila

4 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in negativo ma sopra i minimi per gli indici a Wall Street. Nel finale, il Dow Jones segna un calo dello 0,32% a 17.737 punti, il Nasdaq scende dello 0,46% a 4.891 punti mentre lo S&P 500 flette dello 0,32% a 2.066 punti.

A pesare sui listini, che soltanto venerdi’ avevano toccato nuovi massimi del 2016 archiviando la sesta settimana positiva su sette, e’ stato lo scivolone del petrolio: al -3 odierno si aggiunge il -4% della seduta precedente.

Ancora una volta a pesare e’ il timore che un potenziale congelamento della produzione di cui si parla da mesi possa slittare ulteriormente. E’ l’Arabia Saudita ad avere fatto venire meno le speranze quando venerdi’ scorso ha detto che non partecipera’ ad alcun accordo se non ne fara’ parte anche l’Iran (che ha sempre detto no). Inoltre la Russia ha detto di avere raggiunto a marzo livelli record di produzione.

Il petrolio a maggio al Nymex ha finito a 35,7 dollari al barile, minimi del 4 marzo. Sul fronte macroeconomico americano si guarda oggi alle notizie industriali, con gli ordini alle aziende. Comincia inoltre a salire l’attesa sia per la riunione della Federal Reserve di questo mese sia per la stagione delle trimestrali, che iniziera’ in un paio di settimane e dara’ importanti indicazioni sullo stato di salute della Corporate America.

Gli investitori proveranno a mettere da parti i timori sul nuovo calo del petrolio con i rialzisti convinti che le parole accomodanti delle colombe della Federal Reserve siano sufficienti a sostenere i listini da qui fino a fine anno. Aiuta anche il dollaro poco forte (oggi scambia piatto sulle principali valute rivali).

Nonostante i tanti fattori globali di rischio – in primis la Cina, ma anche le trimestrali aziendali deludenti negli Stati Uniti e le incertezze politiche europee – e le recenti turbolenze nei mercati, ci sono almeno quattro ragioni per cui il Dow Jones potrebbe chiudere a 20 mila punti il 2016. È la tesi decisamente contrarian di Joe Fahmy di Zor Capital, secondo cui bisogna prestare maggiore attenzione a come il mercato si sta comportando in realtà, piuttosto che farsi indottrinare da economisti o media e farsi influenzare da quello che “pensiamo” che accadrà.

  1. Fattore psicologico. Nessuno pensa che la Borsa Usa crescerà di prezzo e questo è un elemento molto positivo.
  2. La resistenza del mercato anche in concomitanza con gli attentati di Bruxelles e con gi appelli a un rialzo dei tassi dei membri del comitato di politica monetaria della Fed.
  3.  Il numero di società quotate che scambia sopra la media mobile a 50 giorni, salito da meno del 10% a più del 90% negli ultimi due mesi, un segnale rialzista “molto raro”.
  4. Una Fed colomba. Secondo Fahmy la banca centrale non avrà coraggio, mezzi e giustificazioni per imporre un’altra stretta monetaria quest’anno e finirà per mantenere invariati i tassi nonostante le promesse di altri innalzamenti del costo del denaro nel 2016.