Ft: risposta da applausi al ricatto di Hewlett-Packard

18 Febbraio 2016, di Alberto Battaglia

La prima pagina non è stata quella visibile in foto, ma il Financial Times ha, ancora una volta, dimostrato di che pasta dovrebbe essere fatto il giornalismo nel mondo del business. Facciamo un passo indietro. Lo scorso 31 gennaio era comparso un editoriale, firmato da Lucy Kellaway, sulle citazioni inutili e sbagliate tratte dai discorsi dei vari ceo e boss dell’impresa globale che hanno preso la parola al WEF di Davos. Fra i bersagli della Kellaway, in apertura, compare l’ad di Hewlett-Packard, Meg Whitman, il cui invito alla platea era stato il seguente: “Si può sempre andare più veloce di quanto non si pensi di essere in grado”.

Insomma un’invito all’audacia, neanche particolarmente originale. Nella sua column, la giornalista del Ft aveva commentato: “Ammiro l’aforisma della Whitman per la sua sintassi semplice e le brevi, graziose, parole. L’unico problema è che è senza senso. Spesso nel mondo degli affari non puoi andare veloce quanto pensi, con affetto, di poter fare. Quando ci provi, prendi una facciata”.

Nello stesso editoriale, peraltro, compariva anche la nostra Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria e ora presidente di Business Europe, la frase incriminata: “Serve meno regolamentazione e più innovazione in Europa”. Parole vuote nel momento in cui presuppongono che la prima sia sempre cosa cattiva e la seconda sempre buona.

Al commento del Ft è arrivata la replica dell’ufficio marketing di Hp, il quale ha indirizzato questo messaggio all’autrice dell’articolo: “Il management del Ft dovrebbe considerare l’impatto di tendenze inaccettabili nelle sue relazioni con gli inserzionisti pubblicitari”. Un attacco frontale alla libertà di espressione, quando essa viene esercitata verso soggetti che ti pagano.

La risposta della Kellaway, pubblicata in un editoriale di risposta non necessita di altre aggiunte:

Lei afferma che il management dell’Ft dovrebbe pensare alle tendenze inaccettabili e alle sue relazioni con gli inserzionisti. Il mio pezzo non era tendenzioso e ho paura che lei fraintenda il nostro modello di business. C’è un fermo rifiuto da parte dei miei editori di considerare l’impatto delle storie sugli inserzionisti, il che ci rende il giornale decente che siamo. Questo è il motivo per il quale continuo a lavorare qui. E anche il perché il Ft continua a pagarmi.