Ft: “Berlusconi screditato”. Ma consenso Monti a minimo storico. Italiani euroscettici

7 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – All’indomani della crisi di governo, fioccano i commenti sulla stampa internazionale. Particolarmente duro è quello del Financial Times, che consiglia a Mario Monti di non scendere a compromessi con Silvio Berlusconi, definito “screditato”.

Il quotidiano afferma come “la giornata caotica” di ieri, in cui il Pdl ha staccato la spina, rischia di mettere fine al processo avviato da Monti: un processo “virtuoso”, teso a fare in mondo che l’Italia riacquisti la propria credibilità.

“Non è ancora chiaro” cosa voglia fare il premier, ma “se Berlusconi avesse un minimo di pudore, smetterebbe di giocare con il presente del paese per proteggere il suo futuro politico. Sfortunatamente, come ha dimostrato in passato, il Cavaliere non mostra segni di pentimento. Lo scorso anno portò l’Italia sull’orlo del baratro. E non avrebbe scrupoli a farlo di nuovo”.

“Per questo motivo – continua il quotidiano – la responsabilità di fermarlo spetta ai suoi alleati“. Piuttosto che “legare il loro futuro politico a quello del loro screditato leader, dovrebbero affermare il loro sostegno a Monti fino alla fine della legislatura. Conquisterebbero così la credibilità per dare vita a una nuova e riformata forza di centro-destra”. Perchè “l’Italia ha bisogno di questa forza, piuttosto che di un nuovo partito guidato a Berlusconi”.

Insomma, “Monti non dovrebbe scendere a compromessi con il suo predecessore. La sua proposta di escludere i criminali dal Parlamento è sia giusta che popolare. Dovrebbe andare avanti sfidando Berlusconi a votare contro. E’ vero, questo potrebbe far cadere il suo governo. Ma gli elettori diranno dalle urne a Berlusconi cosa pensano di lui e della sua ultima, velonosa iniziativa”.

Il Financial Times non è l’unico a commentare il caos politico che sta travolgendo l’Italia in queste ore. Tuttavia, gli italiani sembrano persarla diversamente: l’ultimo sondaggio di SWG rende noto come la fiducia nell’operato del premier abbia toccato un minimo di sempre, al 33%. Era al 36% la scorsa settimana, al 37% a ottobre, al 34% a luglio.

Dal sondaggio, risulta che salgono invece i consensi per il Partito democratico (PD), al 30,3%, rispetto al 30% della settimana precedente, contro il 19,7% del Movimento 5 Stelle. Il Pdl assiste a un calo dei consensi al 13,8% dal 14,3% della settimana precdente. Dal sondaggio, condotto su 1.100 persone tra lunedì e mercoledì, risulta che il Pd è il maggior partito in Parlamento, ma dovrebbe allearsi con i piccoli partiti della sinistra o del centro per riuscire a formare un governo. Infine, il nuovo gruppo di centro guidato dal presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo vede la fiducia calare al 2,4% dal precedente 3,8%.

A proposito di sondaggi, il 46esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale dell’Italia mette in evidenza come l’Italia stia diventando sempre più diffidente nei confronti dell’Europa, come dimostra l’aumento degli euroscettici.

“Le difficolta’ incontrate dall’Ue davanti all’aggravarsi della crisi del debito pubblico – spiega il Censis – hanno tolto il “velo” alle istituzioni europee. E’ come se di colpo ci fossimo resi conto della farraginosità dei meccanismi decisionali europei, che da una parte si comportano come una federazione di Stati (con conseguente cessione di sovranità), dall’altra come una confederazione (dove gli Stati mantengono la loro sovranità e per procedere bisogna adottare decisioni all’unanimità), impedendo di reagire con la determinazione e la tempistica necessari alla gravità dei problemi. Insomma, abbiamo scoperto che l’Europa non è il nostro salvatore di ultima istanza e ci siamo scoperti disillusi e un po’ arrabbiati”.

Parla intanto anche Pier Carlo Padoan, responsabile economista dell’Ocse: in una intervista rilasciata al Corriere della Sera afferma che l’Italia deve seguire la linea di Monti. “I mercati stanno imparando a leggere sempre meglio la politica italiana, al netto delle situazioni personali e delle indiscutibili qualità del presidente del Consiglio. E’ proprio per questo che i conflitti vecchio stile, legati a questioni puramente di potere, creano una reazione così negativa. Non dipende solo da ciò che si pensa del futuro personale di Monti, ma dal timore che ritorni un certo modo di fare politica che si sperava superato”, afferma.

“Il recente calo degli spread dipende da due fattori. Il primo è il miglioramento del sistema di governo della zona euro”. Ma l’altro fattore, avvisa Padoan, capo economista dell’Ocse, “era la convizione degli investitori che in Italia, dopo il governo di Mario Monti, con o senza il suo coinvolgimento diretto, si sarebbero continuate le sue politiche. Invece si è visto che non appena c’è un ritorno di instabilità, i mercati ritrovano il nervosismo. La dice lunga sulla fragilità della situazione”.