Forte rialzo a Wall Street, accordo vicino su ‘fiscal cliff’. Nel 2012 Nasdaq cresce +16%

31 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK – Dopo un avvio negativo, Wall Street ha recuperato e ha chiuso l’ultima seduta del 2012 in forte rialzo. Gli investitori scommettono che, in extremis, democratici e repubblicani troveranno un accordo per evitare il fiscal cliff, cosiddetto “baratro fiscale”. Alla chiusura il Nasdaq segna +2,00%, lo S&P500 +1,69%, il Dow Jones +1,29%. Per quanto riguarda il bilancio 2012, il Dow Jones e’ salito +7.26% a 13,104.14, lo S&P500 e’ cresciuto +13.4% a 1,426.19, e il Nasdaq +15,9% a 3,019.51.

Nonostante i piccoli investitori siano fuori dal mercato, istituzionali e hedge fund hanno cercato e trovato sull’azionario Usa quei rendimenti che l’obbligazionario non puo’ piu’ dare, per via dei tassi vicini a zero che dall’inverno 2008 (avvio della Grande Recessione) falcidiano la redditivita’ dei portafogli. Di qui l’ottimo rialzo annuale a Wall Street, alimentato quasi per intero dalle enormi iniezioni di liquidita’ della Federal Reserve (QE infinity).

Un accordo per evitare il ‘fiscal cliff’ sarebbe ormai sulla via della chiusura da parte di democratici e repubblicani, secondo fonti vicine alle parti. Il vicepresidente Joe Biden e il leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell, avrebbero trovato l’intesa per evitare di far cadere gli Stati Uniti nel precipizio fiscale, con aumenti delle tasse e tagli alla spesa per circa 600 miliardi di dollari. Insomma sembrerebbe raggiunto in extremis al Congresso a un compromesso per evitare il “baratro fiscale”, ma la formalizzazione accadra’ nei primi giorni del 2013. Quindi nessun effetto negativo devastante sull’economia.

La classe media non subirà un aumento delle tasse. E’ la rassicurazione fatta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, agli americani, durante il suo discorso dalla Casa Bianca sul ‘fiscal cliff’. L’accordo tra repubblicani e democratici non è stato ancora siglato, ma il presidente ha dichiarato che “prevede l’aumento delle imposte per il 2% dei contribuenti, i più ricchi”. L’intesa servirà a non far scattare l’aumento per la classe media: la quota di reddito da cui scatteranno aliquote più alte dovrebbe essere intorno ai 450.000 dollari.

Intanto si e’ riunito il Senato in seduta straordinaria per tentare di trovare un compromesso per evitare l’aumento delle tasse e il taglio delle spese che, in assenza di accordo, entrerà in vigore il 2 gennaio. Ieri Barack Obama ha lanciato l’ultimo appello al Congresso perché si raggiunga un accordo che eviti un immediato ed indiscriminato aumento delle tasse e dei tagli alla spesa, destinato a colpire duramente l’economia americana.

Parlando nel corso di un’intervista rilasciata alla Nbc, nella popolarissima trasmissione della domenica ‘Meet The Press’, il presidente lancia però soprattutto un duro monito agli avversari politici: ”Senza un’intesa ci sarà una reazione negativa dei mercati”. E la colpa – ha avvertito – sarà tutta dei repubblicani, ”che hanno bloccato ogni compromesso fin da quando sono iniziati i negoziati, all’indomani della mia rielezione”. Parole che evidenziano il nervosismo e la tensione che regna a Washington. Col presidente che prende un azzardo nell’attaccare i repubblicani nel pieno del fragilissimo negoziato.

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La maratona al Congresso dunque continua. Il tentativo in extremis sarebbe quello di una sorta di accordo al ribasso che affronti soprattutto parte della questione fiscale, per impedire dal primo gennaio un aumento delle tasse per la classe media. Intanto nell’ultimo giorno dell’anno, come già annunciato dal segretario di Stato Timothy Geithner, il debito pubblico raggiungerà il tetto invalicabile di 16.400 miliardi di dollari. L’amministrazione Obama varerà dunque ”misure eccezionali” per assicurare che lo Stato continui a funzionare, mettendo sul piatto 200 miliardi di dollari che però – spiegano gli esperti – basteranno per arrivare solo a fine febbraio. Dopo di che, senza un nuovo accordo sul debito pubblico, l’America rischia il default: proprio come avvenne nell’estate 2011, quando Standard&Poor’s tolse la prestigiosa ‘tripla A’ agli Stati Uniti.

Intanto, l’assenza di un accordo sul fiscal cliff spinge in basso i prezzi dei T-bond mentre i rendimenti risalgono dai minimi di due settimane. In crescita dello 0,99% le obbligazioni di stato a 10 anni. Ancora più significativi i rialzi dei rendimenti dei Treasuries a 30 anni (+1,72%).

In ambito valutario, l’euro torna sopra la soglia di 1,32 contro il dollaro; dollaro/yen cresce dello 0,24% a 86,1.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,53% a quota $90,32 al barile, mentre le quotazioni dell’oro salgono dello 0,36% a $1.662.

Gurdando al 2013, oggi , Bill Gross, numero uno di Pimco, ha twittato le previsioni per il 2013: 1) obbligazioni&azioni porteranno guadagni inferiori al 5%; 2) la disoccupazione resterà ferma al 7,5% o salirà oltre questa soglia; 3) oro in rafforzamento.