Food: altro che Nutella Biscuits, qualcosa di inquietante arriva dalla Cina

10 Dicembre 2019, di Alessandra Caparello

Il settore food & beverage riveste un ruolo fondamentale all’interno di un portafoglio azionario. In un’ottica di medio periodo investire su società leader nella produzione di beni alimentari è un ottimo hedging contro le incertezze geopolitiche e macroeconomiche mondiali, afferma Davide Chiantore, Head of Research di Abalone Suisse, wealth manager svizzero che fa parte del gruppo Abalone.

Dalla Crema spalmabile Pan di stelle ai Nutella Biscuits divenuti introvabili, stiamo assistendo negli ultimi tempi ad una vera e propria guerra alimentare in Italia. Ma nel settore alimentare stiamo assistendo a qualcosa di molto più inquietante, afferma Chiantore.

Peste suina: la più vasta epidemia mondiale degli ultimi anni

In questi ultimi 12 mesi in Cina sono stati uccisi più di 100 milioni di suini (sui 450 milioni allevati nel paese) a causa di una violentissima e inarrestabile peste suina che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il sud est asiatico, in Africa e in Europa orientale.
In Italia e Svizzera non se n’è sentito parlare molto, senza dubbio molto meno dei Nutella Biscuits, ma ci troviamo di fronte alla più vasta epidemia che il mondo animale abbia mai conosciuto ed il presidente dell’Oms per la salute animale Mark Schipp sostiene che «la peste suina potrebbe colpire entro il 2021 un quarto di tutti i maiali presenti sul pianeta con ripercussioni drammatiche sulla filiera di approvvigionamento alimentare di centinaia di milioni di persone».

La situazione è talmente seria che in Cina sono stati perfino annullati i festeggiamenti per i 70 anni della fondazione della Repubblica Popolare Cinese e, nonostante il governo abbia deciso di attingere alle riserve strategiche di carne suina congelata immettendone migliaia di tonnellate sul mercato, la disponibilità di carne di allevamento sta iniziato a scarseggiare in tutti i principali centri urbani del paese.
Germania e Spagna, che allevano ogni anno più di 50 milioni di suini ciascuno, fanno fatica a stare dietro alla domanda cinese e l’Italia, nonostante sia il maggiore importatore europeo di carne suina per la preparazione dei prosciutti nazionali, sta esportando verso il paese asiatico ad un livello record con conseguenze drammatiche per tutta la filiera di trasformazione che non trova più la materia prima per le sue lavorazioni.

Questa vicenda dovrebbe farci riflettere su quanto sia fragile il settore alimentare afferma l’analista, ma “qualsiasi sarà l’andamento dell’economia è improbabile che nei prossimi anni la richiesta di cibo possa contrarsi drasticamente e la vicenda della peste suina ci dimostra semmai che potrebbe proprio essere l’offerta a dover affrontare le sfide più grandi.

Settore alimentare fragile: solo le multinazionali sopravviveranno

In questo scenario saranno soltanto le multinazionali ad avere la forza tecnologica e finanziari per adattarsi ed approfittare dei cambiamenti mentre molti piccoli e medi produttori soccomberanno. A tal riguardo i titoli preferiti dagli analisti in questo momento sono Nestlè ed Unilever, che presentano un ottimo posizionamento di mercato, Danone ed Heineken e sono sotto stretta osservazione Mc Donald’s Corporation, Coca Cola e Campari in attesa che i prezzi tornino ad essere attrattivi.