Fondi sovrani e aziende impongono limiti ai salari dei manager

7 Aprile 2017, di Daniele Chicca

I fondi sovrani e le grandi società hanno iniziato a imporre dei plafond alle remunerazioni dei loro top manager. Il fondo sovrano della Norvegia, il più grande al mondo, nel tentativo di migliorare la sua immagine di investitore responsabile, ha seguito le indicazioni della banca centrale del paese scandinavo, che assicura la gestione dei fondi e milita per un limite ai salari dei direttori generali e per la trasparenza fiscale di tutte le aziende nazionali.

In ogni società d’ora in avanti “il consiglio di amministrazione dovrà imporre un limite alla remunerazione totale del direttore generale per l’anno a venire”, comunica la banca centrale norvegese in un nuovo documento ufficiale. In un’era di disuguaglianze crescenti tra i redditi dei manager e quelli dei cittadini più poveri, con i salari delle categorie privilegiate che continuano a salire, la presa di posizione della Norvegia ha una grande valenza e fa eco alle decisioni prese già in Canada, Regno Unito e Germania.

La misura assume un’importanza ancora maggiore se si pensa che il re dei fondi sovrani, ampiamente esposto nel settore petrolifero, è presente nel capitale di circa 9 mila aziende nel mondo e rappresenta l’1,3% della capitalizzazione globale. Vista la sua mole e la sua gestione giudicata esemplare in materia di trasparenza e di etica, il gigante scandinavo gioca spesso il ruolo di apripista per gli altri fondi sovrani e per le grandi imprese.

Anche nel settore privato un cambiamento di rotta lo si sta lentamente vedendo, e non solo in Norvegia. Il direttore generale del gigante petrolifero britannico BP, Bob Dudley, ha visto il suo salario diminuire del 40% l’anno scorso, un anno dopo che un voto non vincolante degli azionisti contro un aumento del suo stipendio.

Sotto la pressione della classe politica e dei sindacati, sei dirigenti di punta del gruppo Bombardier hanno accettato domenica scorsa in Canada di dimezzare l’aumento dei propri salari. Anche Volkswagen – che ha bisogno di ricostruirsi un’immagine dopo lo scandalo dieselgate – ha deciso il mese scorso di imporre un plafond ai salari dei membri del suo CdA, una questione particolarmente sensibile in Germania.