Fondi pensione battono Tfr nel 2021, nonostante volatilità rendimenti positivi

10 Giugno 2022, di Mariangela Tessa

Pur con un’elevata volatilità dei mercati finanziari i fondi pensione in Italia hanno registrato nel 2021 rendimenti positivi e superiori alla rivalutazione del Tfr.
Lo certifica la Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, nella relazione annuale, indicando in particolare che, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali e i fondi aperti hanno avuto in media un rendimento pari, rispettivamente, al 4,9% e al 6,4%; per i Pip ( Piani individuali pensionistici) ‘nuovi’ di ramo III, il rendimento è stato dell’11%.

Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari all’1,3 per cento. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, del 3,6%.

La situazione non cambia prendendo in considerazione un periodo più ampio di 10 anni: il rendimento medio annuo dei fondi pensione negoziali è stato del 4,1%, quello dei fondi aperti il 4,6% e quello dei PIP del 5% mentre la rivalutazione del TFR è stata in media dell’1,9%.

“Nel 2021 il sistema ha complessivamente confermato una sostanziale capacità di tenuta, con un incremento del numero delle adesioni e dei flussi contributivi e richieste di prestazioni in linea con gli anni precedenti” ha detto il Presidente della Covip, Mario Padula, nel suo intervento alla assemblea annuale dell’Autorità sottolineando che “all’avvio dell’anno in corso, lo scenario globale gia’ si presentava tuttavia in preoccupante evoluzione e dal mese di febbraio, con l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, si sono riaccese tensioni economiche, politiche e finanziarie. Anche in ragione della complessità della situazione in essere e dei profili di rischio che essa investe – ha aggiunto Padula – assume particolare rilievo che il sistema della previdenza complementare abbia profuso nell’anno passato attenzione e impegno nel rafforzamento degli assetti strutturali e dei processi di lavoro, a partire dall’implementazione, secondo gli standard individuati dalla Direttiva IORP II, di un articolato e strutturato sistema di gestione dei rischi”.

Fondi pensione: salgono gli iscritti

Per effetto dei rendimenti più alti aumentano gli iscritti alla previdenza complementare, che arrivano ad un totale di 8,8 milioni, in crescita del 3,9% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 34,7% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono 9,7 milioni, inclusive di posizioni doppie o multiple dello stesso iscritto.

Il numero dei i fondi pensione presenti in Italia è pari a 349 (33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 72 piani individuali pensionistici e 204 fondi preesistenti), risultando circa la metà dei 739 esistenti nel 1999.

In dettaglio, i fondi negoziali contano 3,4 milioni di iscritti, i fondi aperti quasi 1,7 milioni ed i PIP circa 3,4 milioni, mentre sono 620 mila gli iscritti ai fondi preesistenti. Si conferma una prevalenza di uomini (il 61,8% degli iscritti) e delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 50,3% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 31,9% ha almeno 55 anni.

Raccolta a 213,3 miliardi a fine 2021

Quanto alla raccolta, a fine 2021, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 213,3 miliardi di euro, in aumento del 7,8% rispetto all’anno precedente. Un ammontare pari al 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati sono circa 17,6 miliardi di euro, mentre i contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.790 euro, con qualche criticità nell’ultimo periodo: 2,4 milioni di iscritti non hanno effettuato contribuzioni nel 2021 ed oltre un milione non versa contributi da almeno cinque anni.